Logo
Ecco il Piano Sanità: Cardarelli all’ex Cattolica, Termoli difende il punto nascita, 3 emodinamiche ‘sperimentali’. Agnone perde l’ospedale

Il 12 settembre i commissari ad acta Bonamico e Di Giacomo porteranno al Ministero il nuovo piano di riorganizzazione della sanità molisana. Il Cardarelli di Campobasso, con 328 posti letto, viene promosso a DEA di II livello e trasferito all’ex Cattolica in integrazione con il Responsible Research Hospital. A Termoli il San Timoteo resta spoke con 152 posti letto, ma il punto nascita sotto soglia viene difeso con una deroga di 18 mesi. Il Veneziale di Isernia mantiene 163 posti letto e l’emodinamica in regime provvisorio, mentre Agnone perde definitivamente l’ospedale e diventa presidio di comunità con 20 posti. Larino e Venafro vengono confermati come poli di riabilitazione e lungodegenza. Sul territorio scatta il taglio della guardia medica, da 43 a 13 postazioni, e dal 2026 è previsto un contenimento del 10% delle prestazioni specialistiche dai privati.

Il prossimo 12 settembre i commissari ad acta alla sanità Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo porteranno a Roma, al Ministero della Salute, la nuova proposta di riorganizzazione ospedaliera del Molise. Un piano che, oltre ad aggiornare schede e numeri, ridisegna l’intera architettura sanitaria regionale, nel tentativo di tenere insieme i vincoli del DM 70/2015 (Balduzzi), i limiti di bilancio e le peculiarità di un territorio oggettivamente fragile e spopolato.
Al centro c’è la scelta di creare un “Ospedale Regionale del Molise”, un unico sistema dipartimentale che unisce i tre presidi pubblici principali – Cardarelli di Campobasso, San Timoteo di Termoli e Veneziale di Isernia – e che si affida a un modello fatto di accorpamenti e deroghe.

Cardarelli, hub regionale “trasferito” all’ex Cattolica

Il Cardarelli di Campobasso, con 328 posti letto, viene promosso a DEA di II livello e designato come hub per tutte le reti tempo-dipendenti: infarto, ictus, trauma. Qui saranno concentrate la Stroke Unit e l’emodinamica di riferimento. Ma la novità più rilevante è la previsione di trasferire le attività nella struttura ex Cattolica, in integrazione con il Responsible Research Hospital. L’operazione viene motivata con il risparmio di oltre 100 milioni di euro di lavori di adeguamento antisismico e antincendio, evitando di intervenire sul vecchio edificio pubblico. Una scelta che, sebbene sia stata anticipata dai vertici della Regione in più occasioni, è comunque destinata a far discutere, perché accentua l’intreccio con il privato in un settore cruciale.

Termoli, la sfida del punto nascita e 152 posti letto

Il San Timoteo di Termoli resta ospedale spoke con 152 posti letto e diventa sede di due dipartimenti (Medicina e Materno-Infantile). Il nodo resta il punto nascita: sotto la soglia dei 500 parti annui fissata dal decreto Balduzzi, viene difeso con una deroga di 18 mesi. La Regione confida nell’aumento delle nascite e nel nuovo primario (Biondelli) per superare i limiti numerici entro il 2025. Anche l’emodinamica resta in attività, ma solo in via provvisoria, e sempre collegata al Cardarelli.

Isernia e il ruolo di spoke

Il Veneziale di Isernia, con 163 posti letto, mantiene la funzione di spoke. L’emodinamica resta operativa in collegamento funzionale con Campobasso, ma anch’essa in deroga e soggetta a verifica entro 18 mesi. Il piano prevede inoltre il trasferimento dei 53 posti letto di lungodegenza da Venafro, accorpati al Veneziale per razionalizzare la rete.

Agnone, Larino e Venafro: la riconversione è definitiva

Il Caracciolo di Agnone perde definitivamente lo status di ospedale di area disagiata e diventa ospedale di comunità con 20 posti letto a bassa intensità, ambulatori polispecialistici, diagnostica refertata a distanza, punto di primo intervento e postazione 118 h24. La relazione ai Ministeri motiva la scelta con i numeri: costi per circa 9 milioni di euro l’anno a fronte di una produttività di 2,4 milioni, ricoveri in calo (388 ordinari nel 2024, appena 80 nel primo quadrimestre 2025).

Gli ex ospedali di Larino e Venafro vedono confermata la riconversione già avviata: Larino come polo unico della riabilitazione ospedaliera, Venafro come centro di lungodegenza con 53 posti letto collegati al Veneziale.

La rete privata integrata

Il piano conferma e rafforza il ruolo delle strutture private accreditate. Il Neuromed di Pozzilli entra formalmente nelle reti tempo-dipendenti come Stroke Unit di II livello per l’ictus emorragico e come riferimento per il trauma cranico e vertebro-midollare. Il Responsible Research Hospital resta titolare di cardiochirurgia e oncologia, Villa Esther viene riconosciuta come centro ortopedico e Villa Maria potrà continuare a erogare medicina generale e chirurgia generale, ma solo in deroga di due anni, in attesa di riconversione.

Tagli e razionalizzazioni sul territorio

Oltre agli ospedali, la relazione annuncia scelte destinate a incidere sul territorio. Il numero delle sedi di Continuità assistenziale (guardia medica) verrà ridotto da 43 a 13 postazioni, integrate nelle Case di Comunità. Verrà creato un sistema centralizzato per monitorare prescrizioni e prestazioni, mentre dal 2026 è previsto un taglio del 10% degli acquisti di specialistica dai privati.

Commissari: “Molise adempiente sui LEA”

Il documento rivendica anche alcuni risultati: per la prima volta il Molise sarebbe adempiente in tutte le aree dei LEA, le performance CREA (cioè l’indice annuale elaborato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, che misura efficienza, appropriatezza, equità ed efficacia dei sistemi regionali, sulla base di dati e valutazioni di esperti, operatori e cittadini) collocano la regione davanti a tutto il Sud, la copertura vaccinale antinfluenzale over 65 ha raggiunto il 70% (seconda in Italia), sono stati firmati contratti con strutture private e medici di base, attivate 3 Case di Comunità e due Ospedali di Comunità, completate le COT, inaugurata la centrale 112.

Tre emodinamiche in deroga per 18 mesi, poi la verifica

Non solo ictus: la riorganizzazione della sanità molisana passa anche dalla rete cardiologica, uno dei nodi più delicati per una regione con alti tassi di mortalità cardiovascolare. La Rete IMA, documento che i commissari hanno già trasmesso al Ministero della Salute in vista dell’incontro del 12 settembre, ridisegna percorsi, hub e spoke per la gestione dell’infarto miocardico acuto.
Secondo il documento, in Molise si stimano circa 1.100 nuovi casi l’anno di sindrome coronarica acuta, di cui almeno 300 STEMI, i più gravi. Oggi i ricoveri per IMA sono circa 400 l’anno, concentrati nella fascia d’età 65-84 anni.
Il piano individua il Cardarelli di Campobasso come hub regionale con UTIC ed emodinamica attiva h24, collegata in modo funzionale al Responsible Research Hospital (ex Cattolica) per la cardiochirurgia e la gestione delle complicanze. Termoli e Isernia vengono definiti spoke: avranno cardiologia e UTIC, con laboratori di emodinamica operativi ma non dotati di posti letto, e saranno articolazioni funzionali del Cardarelli.

La parte più delicata riguarda proprio le emodinamiche. Il DM 70/2015 per una regione delle dimensioni del Molise prevede una sola emodinamica. I commissari, invece, scelgono di mantenerne tre (Campobasso, Termoli e Isernia), ma solo in regime di sperimentazione per 18 mesi. Al termine del periodo si valuteranno produzione e sostenibilità economica: se i numeri non saranno soddisfacenti, l’ipotesi è quella di chiudere il laboratorio del Veneziale di Isernia, già segnalato dal Tavolo nazionale nell’ultima riunione dell’8 maggio.

Nel frattempo, Isernia potrebbe assumere un nuovo ruolo: diventare Centro regionale di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia, così da ridurre la mobilità passiva dei pazienti che oggi vanno fuori regione.

Il piano prevede anche il potenziamento del 118, con ECG a 12 derivazioni e collegamento diretto con il cardiologo reperibile del Cardarelli, in modo da attivare subito la rete e ridurre i tempi di intervento.

Un cronoprogramma fissa la scadenza al 30 novembre 2025: entro quella data dovranno essere completati i PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) integrati ospedale-territorio, gli accordi con il Responsible Research Hospital per la cardiochirurgia, i regolamenti per il trasporto inter-ospedaliero e i sistemi di monitoraggio.

La rete cardiologica del Molise, dunque, sarà a regime non prima del 2026. Nel frattempo resta sospesa tra deroghe e sperimentazioni: tre emodinamiche che resistono per un anno e mezzo, ma con l’incognita del taglio già scritto nei documenti ufficiali.

Cardiologia, ortopedia e nascite: le eccezioni al DM 70

Un altro capitolo riguarda gli scostamenti dagli standard del DM 70/2015, che la stessa struttura commissariale riconosce come “oggettivamente impossibili da applicare” in Molise, a causa della popolazione ridotta, del 27% di over 75, di un territorio in gran parte montuoso e della viabilità difficile. Da qui la richiesta di deroghe su più fronti. La cardiologia di Termoli, ad esempio, non prevista dal decreto, viene mantenuta per il bacino del Basso Molise e per l’afflusso estivo, così come al Responsible Research Hospital, dove c’è la cardiochirurgia. Per l’ostetricia e ginecologia resta il nodo del punto nascita di Termoli, sotto soglia, che la Regione intende difendere chiedendo una deroga e parlando di riorganizzazione. Ancora più critica è la situazione dell’ortopedia, con meno di dieci specialisti in tutti gli ospedali pubblici e una mobilità passiva che vale 11,5 milioni di euro l’anno: per questo si pensa a posti letto sperimentali anche nei privati, a Villa Esther di Bojano e al Neuromed. Ci sono poi le chirurgie generali, cinque in tutto, due in più rispetto agli standard: Villa Maria viene considerata un’“espansione” del Cardarelli per ridurre l’esodo, mentre il Responsible Research Hospital entra nella rete oncologica. In linea, invece, la medicina generale, con quattro unità operative. Sul fronte delle emodinamiche il decreto nazionale ne prevede una sola, ma in Molise restano tre laboratori (Campobasso, Termoli e Isernia), formalmente come articolazioni dell’hub regionale, un artificio che consente di mantenerle operative. Infine le direzioni sanitarie di presidio, che il DM 70 non contempla per ogni spoke, sono state istituite ugualmente su richiesta degli ispettori ministeriali. Un quadro che mostra chiaramente come la sanità molisana si regga su deroghe e adattamenti, indispensabili per garantire servizi minimi ma al prezzo di un equilibrio fragile e continuamente sotto revisione.

La partita del 12 settembre

Numeri, deroghe e riconversioni approdano ora al vaglio del Ministero. Il 12 settembre a Roma i commissari e la direzione regionale della Salute presenteranno il piano e i suoi allegati al Tavolo tecnico e al Comitato LEA. Sarà il momento della verifica: il modello dell’Ospedale Regionale del Molise, costruito su un equilibrio vulnerabile tra pubblico e privato, tra deroghe e accorpamenti, dovrà convincere i tecnici ministeriali.