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Chiude Prezioso, il negozio più antico di Termoli: dal 1906 un secolo di tessuti, corredi e memorie di famiglia

Dal 1906 punto di riferimento per Termoli e il Basso Molise, il negozio della famiglia Prezioso abbasserà la serranda a fine anno. Nato con Emilio, proseguito con Giovannino e portato avanti da Pinella Gravina ed Emilio nipote, ha vestito intere generazioni e fornito i corredi di spose e famiglie. “Non chiudiamo per perdite ma per scelta: non c’è continuità. Ci resterà il ricordo dei clienti e l’affetto che ci hanno dato”.

Quando la serranda del civico 148 di corso Nazionale calerà per l’ultima volta, non si spegnerà solo un’insegna storica: si chiuderà un secolo di vita cittadina, intrecciato alle memorie di tre generazioni. Dopo 119 anni di attività, il negozio Prezioso – il più antico di Termoli – saluta la città che per oltre un secolo ha vestito con tessuti, corredi e biancheria. Una storia familiare che attraversa tre generazioni e accompagna quella di intere famiglie molisane e non solo: dalle nonne che acquistavano i corredi per le figlie, alle nipoti che anni dopo varcavano la stessa soglia, sicure di trovare qualità e fiducia.

È una storia che vale la pena ripercorrere attraverso i ricordi di Emilio Prezioso, nipote del fondatore, e di sua moglie Pinella Gravina, volto e anima dell’attività negli ultimi decenni.
“Tutto comincia nel 1906, quando Emilio Prezioso, classe 1878, originario di Tavenna, decide di trasferirsi a Termoli e aprire bottega” racconta oggi il nipote, che nella vita ha seguito altre strade ma non ha mai perso il legame con la storica attività di famiglia. “La prima sede era in fondo a via Roma, accanto alla gradinata che la separava dall’ex cinema Adriatico. All’inizio si vendeva di tutto: tessuti, biancheria a metraggio, piume, lana e persino il crine per i materassi. Erano altri tempi, in cui un metro di stoffa o una balla di lana potevano costruire la dote di una vita intera”.

Prezioso

Il  fabbricato ripreso di spalle (in basso a sinistra) – La foto è del 1908.

Quella bottega divenne presto un punto di riferimento. Nella prima parte del Novecento il settore dei tessuti a Termoli ha conosciuto una stagione d’oro, visto che gli abiti confezionati e in vendita già pronti all’uso non esistevano. Oltre ai Prezioso c’erano i Cariello – la famiglia dei medici –, Ludovico Renzi e sua moglie detta “la Sammartinese”, e il negozio di Di Battista, che aveva rilevato l’attività di Flaviuccia Sciarretta, madre dell’ultimo podestà fascista Italo. Una concorrenza vivace, che animava il cuore commerciale della città. Ma di quelle insegne, a distanza di decenni, l’unica rimasta accesa con quella tipologia di merce è quella dei Prezioso.

Difficile a distanza di tanto tempo indicare con esattezza l’anno in cui il fabbricato comunale di via Roma, che ospitava la prima sede, fu abbattuto. Certamente nella seconda metà degli anni Sessanta, per aprire la visuale verso il Castello Svevo e liberare lo spazio oggi adibito a giardino. Fu il primo trasloco della lunga storia del negozio.
La seconda sede fu all’inizio della parte bassa di corso Nazionale, dove i Prezioso rimasero per qualche anno. Accanto, proprio lì, si trasferì anche il piccolo negozio di merce varia delle celebri “signorine D’Ettorre”, che avevano avuto bottega pure in via Roma.

Prezioso bruno caserio

La palazzina dove c’era il negozio di Prezioso durante i lavori di abbattimento, un documento raro e prezioso per il quale ringraziamo l’archivio “Bruno Caserio”.

“Dopo Emilio arrivò mio padre, Giovanni, per tutti “Giovannino”, nato nel 1918” continua a raccontare Emilio Prezioso. Tornato dalla guerra, prese in mano l’attività paterna e ne fece un punto di riferimento per tutto il Basso Molise. Negli anni Sessanta e Settanta, quando l’Italia correva veloce e il boom economico cambiava le abitudini, anche Termoli aveva la sua piccola “via della moda”. Giovannino acquistava cinquecento, seicento tagli di seta pura ogni estate e la domenica, lungo corso Nazionale, la passeggiata diventava una sfilata a cielo aperto: soprabiti nuovi, cappotti per la Pasqua, vestiti di seta che facevano brillare l’eleganza di una città in festa. Era un rito collettivo: le famiglie si davano appuntamento per mostrarsi eleganti, i bambini vestiti a nuovo, le donne con gli abiti appena cuciti dalle sarte. Le strade del centro erano un palcoscenico improvvisato, dove ogni abito raccontava il gusto e le aspirazioni di un’epoca che correva veloce verso il benessere.

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Il filo della storia si intreccia poi con quello di Pinella Gravina, che di questa attività è stata l’anima per 43 anni. Prima accanto al suocero Giovannino, poi da sola dietro il bancone, ha incarnato la memoria e la continuità di un negozio che era molto più di un’attività commerciale. “Non erano solo le famiglie di Termoli a rifornirsi da noi: arrivavano da tutto il Basso Molise e perfino dalla Puglia”.
La merce più richiesta? I corredi. Un rito che oggi sembra appartenere a un altro mondo. “Per le spose erano imprescindibili: 24 lenzuola, 24 federe, 24 asciugamani. Un numero che oggi fa sorridere, ma che allora rappresentava la solidità di un matrimonio destinato a durare settant’anni”.
E poi i dettagli che raccontano un’epoca lontana: “Ricordo anche le fasce per i neonati – continua Pinella – perché all’epoca si fasciavano tutti i bambini. Un’altra epoca, davvero. Ogni articolo aveva un significato, ogni acquisto era parte della vita quotidiana delle famiglie, scandiva i momenti importanti e restava a lungo nelle case, spesso tramandato di madre in figlia”.

Nel corso di più di un secolo il negozio ha cambiato sede quattro volte, sempre nel cuore della città. Dalla via Roma originaria, poi sotto palazzo Muricchio (dove oggi c’è Marea), quindi all’inizio di via Cesare Battisti, alle spalle della Madonnina, fino all’attuale corso Nazionale 148, dove si trova dall’inizio degli anni Ottanta. La famiglia, però, è rimasta sempre la stessa. “Mio nonno, mio padre, io – ricorda Emilio Prezioso – anche se il negozio, soprattutto negli ultimi decenni, è stato portato avanti da mia moglie”.

Prezioso Prezioso Prezioso

Pinella è emozionata mentre sistema le ultime cose per la grande svendita, iniziata il 12 settembre e subito presa d’assalto da chi non voleva perdersi l’occasione di acquistare “un pezzo” della memoria cittadina. La decisione di abbassare definitivamente la serranda non nasce da difficoltà economiche, anzi. “Non chiudiamo per perdite – sottolineano Emilio e Pinella – la clientela c’è, il locale è nostro, potremmo continuare. Ma non avrebbe senso”.
Il motivo è un altro, molto più semplice e umano: non c’è ricambio generazionale e la vita è troppo breve per trascinarsi anno dopo anno. Emilio ha 73 anni, Pinella 68. “Vogliamo viaggiare, goderci la famiglia, avere tempo libero – confessano –. In questi giorni i clienti entrano, vedono i cartelli della svendita e restano increduli: “Ma davvero chiudete? Che peccato”. Speriamo che il ricordo che lasciamo sia all’altezza della fiducia che ci è stata data”.

C’è anche una riflessione più ampia, che va oltre la storia familiare e tocca il destino del commercio tradizionale. “I negozi multi-brand indipendenti non hanno più prospettiva – riflette Emilio – la concorrenza dell’online e del franchising è troppo forte. E il franchising, alla fine, lascia guadagnare soprattutto i produttori, mentre chi gestisce si ritrova spesso con poco più di uno stipendio. È un modello che non ci appartiene. Noi abbiamo preferito chiudere con dignità: senza debiti, senza amarezze, con la consapevolezza di aver fatto il nostro percorso”.

Nella memoria della famiglia Prezioso resta soprattutto il rapporto con la clientela, fatto di fiducia e di vicinanza. In un tempo senza carte di credito né piattaforme digitali, bastava un quaderno e una stretta di mano. Si segnava l’acquisto e si pagava a fine mese, o addirittura dopo il raccolto, se i clienti arrivavano dai paesi dell’entroterra. “Era un sistema basato sulla fiducia reciproca – ricorda Emilio – certo, qualcuno non pagava, ma allora semplicemente non gli si faceva più credito. Era un’altra epoca”.

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E a testimoniare quell’epoca restano ancora gli oggetti: i registri delle vendite e i metri di legno timbrati dall’ufficio metrico comunale, che certificava l’esattezza delle misure. “Ho ancora quello di mio nonno, con i timbri degli anni Venti e Trenta – racconta Emilio –. Ogni anno andava al Comune a farselo controllare: un obbligo, sì, ma anche un segno di serietà e di rispetto per i clienti”.

La chiusura avverrà entro il 31 dicembre 2025, quando sarà chiusa anche la partita IVA. Intanto ecco un’ultima occasione per i clienti: la grande svendita cominciata qualche giorno fa.
Biancheria per la casa, pigiameria e vestaglieria uomo-donna, piumoni, coperte per l’inverno, stoffe e tessuti venduti a pezze intere. Gli ultimi articoli che porteranno nelle case dei clienti un frammento della storia di Prezioso.

Prima di chiudere, Emilio e Pinella hanno un pensiero per chi ha condiviso il percorso. “Grazie alle commesse che negli anni ci hanno affiancato, ai collaboratori, a chi ha lavorato con noi nei momenti più intensi e in quelli più difficili. Ma soprattutto grazie ai clienti: tre generazioni di famiglie che ci hanno dato fiducia, che hanno scelto i nostri tessuti, che hanno affidato a noi i corredi delle spose. Senza di loro questa storia non sarebbe stata possibile”.

Questo è forse il lascito più grande: non un semplice negozio che chiude, ma un pezzo di memoria collettiva che rimane cucito nel cuore della città, come un tessuto prezioso che resiste al tempo.

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