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Amendola (Pd): “Il Molise non è condannato a morire. Servizi e lavoro per fermare l’esodo”

Il segretario provinciale dem di Isernia alla vigilia della Festa de L’Unità: “Il Pd deve tornare tra la gente. Senza sanità, scuole e trasporti i giovani continueranno a partire. Non vogliamo passerelle, ma confronto vero su lavoro e aree interne”.

A pochi mesi dalla vittoria al Congresso provinciale, Marco Amendola, segretario della Federazione Pd di Isernia e consigliere comunale del capoluogo, parla delle sfide politiche e sociali del Molise alla vigilia della Festa de L’Unità del 3 e 4 ottobre, che porterà in città Vincenzo De Luca, Susanna Camusso e Nico Stumpo.

Segretario, partiamo da una considerazione di lungo periodo. L’Italia, e in particolare le sue regioni interne come il Molise, sembrano aver smarrito l’idea di sviluppo. Ci si limita a rincorrere emergenze. È d’accordo che questo smarrimento non è soltanto economico ma anche culturale e politico?
“Sì, è così. Il Molise soffre perché non ha un progetto di futuro condiviso. La politica ha rincorso i piccoli favori e dimenticato le grandi strategie. Oggi bisogna ripartire da un disegno complessivo: servizi essenziali, attrazione dei giovani, legami con l’Europa. Senza un’idea di comunità restiamo prigionieri dell’emergenza”.

Lei parla di idee, ma i cittadini vedono ospedali chiusi, strade dissestate, ragazzi che se ne vanno. Non pensa che la politica locale, compreso il suo partito, abbia fallito?
“Capisco la rabbia. È vero, ci sono responsabilità di tutti. Ma non si può dimenticare che il Molise è stato lasciato solo dai governi nazionali. Il Pd ha sbagliato in passato, certo, ma oggi vuole ricostruire un rapporto diretto con le persone, non con i palazzi. E questa è la sfida più dura”.

amendola festa unità

Molti sostengono che l’Italia abbia abbandonato il Mezzogiorno, soprattutto quello interno, preferendo concentrare risorse nelle aree già forti. Lei vede una possibilità di inversione?
“La possibilità esiste, ma serve un salto politico: non assistenza, ma investimenti veri. Penso al turismo lento, all’agricoltura di qualità, alle energie rinnovabili. Se non facciamo del Molise un laboratorio di innovazione, resterà un margine del Paese”.

Turismo lento, agricoltura, energia verde… belle parole. Ma i giovani molisani se ne vanno a Bologna, a Milano, all’estero. Qui restano pensionati e pochi resistenti. Come pensa di fermare l’esodo?
“Bisogna garantire servizi minimi: scuole moderne, sanità funzionante, trasporti degni di questo nome. Senza questi presupposti i giovani non restano. Poi serve favorire start-up e piccole imprese, che sono l’ossatura di un territorio. Ma se un ragazzo deve fare due ore di treno per andare a Roma, non investe qui”.

Il Partito Democratico a Isernia e Provincia vive, come altrove, una stagione complessa: spesso percepito distante dalla vita reale delle persone, altre volte travolto da divisioni interne. Qual è oggi lo stato di salute del Pd locale e quale missione politica si dà la federazione che lei guida?
“È vero, il Pd ha attraversato difficoltà e talvolta ha perso il contatto con i cittadini. Ma in questo momento stiamo ricostruendo una presenza viva sul territorio. Abbiamo ripreso il dialogo con associazioni, sindacati, comitati civici. Il partito non può più essere un luogo chiuso, deve essere la casa del confronto. La mia priorità è restituire al Pd isernino la credibilità che si conquista solo stando tra la gente, non dentro le stanze”.

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In questo quadro, qual è il compito del Pd a Isernia? Essere amministratori o diventare un luogo di pensiero e proposta?
“Deve essere entrambe le cose. Senza radicamento locale non si governa nulla, ma senza idee non si costruisce il futuro. Io credo che il Pd debba tornare a fare politica con la P maiuscola: analisi, progetti, confronto con la società civile”.

Il sindaco Castrataro al governo della città: molti cittadini dicono di non vedere ancora i cambiamenti promessi. A che punto sono davvero i lavori? Cosa è stato fatto fino ad oggi e cosa vi aspettate per il futuro?
“Capisco le critiche, ma bisogna guardare ai fatti. Alcuni progetti sono partiti: manutenzione delle scuole, piani di rigenerazione urbana, interventi sulla viabilità. Certo, Isernia resta una città con problemi strutturali enormi e i risultati non si vedono in pochi mesi. Io credo che l’amministrazione Castrataro stia cercando di invertire la rotta: il futuro dipenderà dalla capacità di attrarre fondi, dal Pnrr alle risorse europee. È lì che si giocherà la partita”.

Una domanda secca. Isernia oggi è una città che sta morendo?
“No, non sta morendo. Sta soffrendo, ma può rinascere. Dipende da noi, dalla politica e dai cittadini insieme”.
Tra pochi giorni, il 3 e 4 ottobre, Isernia ospiterà la Festa provinciale de L’Unità con figure di primo piano come Vincenzo De Luca, Susanna Camusso e Nico Stumpo.

Cosa si aspetta da questo appuntamento e quale segnale vuole lanciare ai cittadini?
“Mi aspetto innanzitutto una grande partecipazione popolare. La Festa de L’Unità non è solo un rito di partito, ma un’occasione per discutere di politica vera: lavoro, sanità, aree interne. Temi che non riguardano soltanto il Molise, ma l’intero Paese. Voglio che da Isernia parta un messaggio chiaro: noi ci siamo, vogliamo confrontarci senza paura con i problemi reali. Non sarà una passerella, ma un momento di ascolto e di proposta”.