Parco del Matese, la cava di Campochiaro non si ferma: sospesi i vincoli ambientali. Ma sulla caccia nessun passo indietro
Il Tar Lazio ha sospeso le misure di salvaguardia limitatamente alla cava di Campochiaro in attesa di una decisione definitiva nel 2026: la società che estrae inerti rischiava danni economici e occupazionali perché svolge attività all’interno del perimetro provvisorio del nuovo Parco Nazionale del Matese in cui vigono limiti e vincoli ambientali più severi rispetto al passato.
C’è una cava a Campochiaro che rischiava di doversi fermare perché ricadente nel Parco nazionale del Matese. La società che da lì estrae sabbia, ghiaia e altri materiali inerti da vendere a ditte edili, imprese di costruzione e privati, ha fatto ricorso dopo l’emanazione del decreto che ha definito i confini provvisori del nuovo parco, la cosiddetta perimetrazione, e le relative misure di salvaguardia che ponevano limitazioni per le attività estrattive.
Ma il Tar del Lazio, con ordinanza cautelare, le ha sospese permettendo alla ricorrente Icam, e solo a lei, di poter ancora sfruttare la cava, anche dopo quel 22 aprile del 2025, giorno in cui, con decreto, è nato il Parco nazionale del Matese.
Il ricorso è stato presentato dalla società (difesa dall’avvocato Salvatore Di Pardo) nei confronti del Ministero dell’Ambiente, di Ispra e anche di chi non si è costituito in giudizio come la Regione Molise, la Regione Campania e il Parco regionale del Matese. Hanno sostenuto ragioni di Icam anche in Confindustria del Molise e nel Collegio dei costruttori edili del Molise (Acem). Oltre ad altre imprese e attività economiche della zona che ora potrebbero proporre un ricorso simile.
La sospensione della misure di salvaguardia vale solo per Icam, in attesa che si possa entrare nel merito del giudizio il 4 marzo 2026. E’ questo il giorno in cui ci sarà l’udienza che dovrà affrontare nel dettaglio la questione da valutare con un giudizio più approfondito. La sospensione accordata, infatti, ha riconosciuto il rischio concreto per la società di non poter più proseguire l’attività con inevitabili danni economici e occupazionali.
Il Tar, decidendo di sospendere l’efficacia delle misure di salvaguardia limitatamente alla posizione della ricorrente ha dato temporaneamente ragione alla Icam bloccando i vincoli imposti dal Parco sulla cava in attesa di una decisione definitiva nel 2026.
Il decreto, sia chiaro, non è stato annullato (come invece richiedeva Icam), ma ha sospeso gli effetti limitatamente a chi ha fatto ricorso.
Soddisfazione è stata espressa dall’Ance Molise (intervenuta ad adiuvandum nel giudizio pendente): “L’associazione – hanno scritto – ritiene che le limitazioni (oggi sospese in attesa del giudizio di merito) sulle cave e sulle attività produttive dell’edilizia, comporteranno una lievitazione inevitabile dei costi con notevoli conseguenze sull’economia regionale e quindi sotto il profilo occupazionale”.

Oltre a quello di Icam ci sono diversi altri ricorsi pendenti, uno di questi è quello promosso dall’Ambito territoriale di caccia numero tre (Isernia) che ha chiesto, previa sospensiva, l’annullamento del decreto 101/2025 (parliamo ancora di quello del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che individua la perimetrazione, la zonizzazione e le misure di salvaguardia del Parco nazionale del Matese) sempre al Tar del Lazio.
I giudici in questo caso non hanno ritenuto meritevole l’interesse vantato dai cacciatori rispetto ai benefici del Parco respingendo l’istanza di sospensione. I cacciatori sostenevano che fosse necessario sparare alla fauna selvatica per ragioni di pubblica incolumità, il Tar, invece, ha detto che in un’area a forte vocazione naturalistica non è consentito.
Anche in questo secondo caso si entrerà nel merito l’anno prossimo.


