Spiaggia Molise, ombrelloni liberi perfino a Ferragosto. Prezzi invariati, ma le famiglie tagliano il mare: “La vita costa troppo”
Niente “caro ombrellone” in Molise: listini invariati da anni e tariffe tra le più basse d’Italia. Eppure, anche nella settimana clou dell’estate restano posti liberi nei lidi e la spiaggia libera non è presa d’assalto. Il calo stimato tra il 20 e il 30% è l’effetto di un potere d’acquisto eroso da bollette, affitti e spese quotidiane: famiglie costrette a tagliare giornate di mare, pranzi fuori e vacanze. Racconti, testimonianze e dichiarazioni del presidente Sib Molise Domenico Venditti.
In tutta Italia il dibattito di questa estate si è acceso attorno al “caro ombrellone”: stabilimenti con tariffe in crescita che hanno come effetto immediato un sovraffollamento delle spiagge libere, villeggianti che tagliano le spese extra. Assobalneari stima un calo delle presenze tra il 20 e il 30% (escluse le domeniche) a luglio e nel primo periodo di agosto, associazioni come Codacons e Altroconsumo segnalano rincari medi del 5% per ombrelloni e lettini e del 10% per pedalò e canoe. Personaggi noti come Alessandro Gassmann e Mirko Casadei hanno accusato i gestori di tariffe insostenibili. Ma la voce di una parte della categoria, come il presidente nazionale del Sib Confcommercio, Antonio Capacchione, sposta l’attenzione: “Il vero problema non sono i prezzi dei lidi, ma il potere d’acquisto ridotto delle famiglie”.
Ed è proprio questa la fotografia che emerge dalla costa molisana, dove i listini sono invariati da anni ma le file di ombrelloni, sia a Termoli che nelle altre località costiere molisane, non sono piene come un tempo.
Residenti e turisti confermano. Francesco, molisano d’origine che sta trascorrendo qualche settimana a Petacciato Marina, racconta: “L’affluenza è stata scarsa, per quello che ho potuto vedere, escluso le domeniche. E anche i gestori dei lidi me lo hanno detto, ma basta vedere i parcheggi che pure la domenica mattina, come successo il 10 agosto, avevano ancora molti posti liberi. Non si era mai visto”. Elena, che si divide tra Rio Vivo e il litorale nord e frequenta stabilimenti, nota che “gli unici giorni un po’ più pieni sono sabato e domenica. Lo dimostrano i parcheggi: si trovano con più difficoltà, ma solo nel fine settimana”.
Domenico Venditti, presidente del Sindacato italiano balneari Molise, lo dice senza esitazioni: “Per la costa molisana il problema non è il caro ombrellone”. Un’affermazione che, alla luce dei listini, trova conferma nei numeri: i prezzi per una postazione – ombrellone e due lettini – oscillano tra i 15 e i 30 euro al giorno, a seconda della zona e della vicinanza alla riva, e sono sostanzialmente invariati da anni. Nessun rincaro improvviso, nessuna fiammata speculativa come quella denunciata in altre regioni. Eppure, anche qui il calo delle presenze nei giorni feriali si fa sentire, con una contrazione che Venditti stima tra il 20 e il 30% rispetto allo scorso anno.

Le cause, per lui, sono chiare e non hanno nulla a che fare con la gestione dei lidi: “È la condizione economica molto critica in cui versano le famiglie a determinare questa situazione”, spiega. Bollette più care, affitti in aumento, carburante che incide su ogni spostamento, generi alimentari sempre più costosi: un insieme di voci che, sommate, erodono il bilancio domestico mese dopo mese. Il risultato è che anche chi può contare su due stipendi fatica ad arrivare a fine mese, e le prime spese a essere sacrificate sono quelle considerate non indispensabili – svago, divertimento, vacanze.
La conferma arriva da un dato che colpisce: otto famiglie su dieci che hanno affittato una camera a Termoli sul mare quest’anno preferiscono mangiare in camera, raccontano gli operatori. Un comportamento che fotografa bene la prudenza, se non la rinuncia, con cui molti affrontano la stagione estiva: si riducono i pasti fuori, si tagliano le consumazioni al bar dello stabilimento, si rinuncia all’aperitivo al tramonto. E basta vedere com’è la situazione nelle pizzerie e nei ristoranti nei giorni feriali per capire che il pienone non è più quello di un tempo nei giorni più caldi – turisticamente parlando – dell’anno.
La costa molisana vive la contrazione dei consumi e si vede: famiglie, strette tra rincari quotidiani e stipendi fermi, tagliano prima di tutto sulle vacanze. E così, nell’estate 2025, persino Ferragosto non fa il tutto esaurito.
I dati delle prenotazioni online confermano. Su spiagge.it, nella settimana di Ferragosto – un tempo impossibile da prenotare all’ultimo momento – si trovano posti in diversi stabilimenti di Termoli: al Sirena Beach tre giorni a 90 euro (30 euro al giorno), al Delfino Beach Club quattro giorni a 100 euro, alla Stella Marina 30 euro al giorno con disponibilità anche nel weekend di Ferragosto. Sono solo esempi, ma valgono a restituire una fotografia inedita. A Rio Vivo, dove l’ombrellone costa meno e con 15 euro al giorno si può noleggiare spazio all’ombra con due lettini (non in prima fila), il pienone si registra solo nei giorni centrali della settimana clou e nel weekend.
Sul lungomare nord le tariffe si attestano sui 25 euro di media e dopo il 18 agosto metà delle postazioni è ancora libera. Spostandosi a Petacciato, Montenero e Campomarino i prezzi scendono perfino sotto i 20 euro al giorno eppure, finita la settimana centrale di agosto, i posti non mancano.

Roberta, che vive a Termoli e frequenta il lungomare nord, frequentatrice abituale della spiaggia libera per scelta, racconta: “È percezione mia, e condivisa da molti, che non ci sia il pienone di bagnanti. Nei weekend si nota più afflusso, specie la domenica, ma niente di eccessivo per essere agosto inoltrato. Il servizio navetta che prendo quasi ogni giorno non è mai stato sovraffollato”.
Nemmeno la spiaggia libera, che in teoria dovrebbe rappresentare l’alternativa naturale ed economica agli stabilimenti, registra quest’estate un’affluenza sopra la media. L’idea che i molisani e i turisti rinuncino al lido a pagamento per riversarsi in massa sulla sabbia gratuita non trova riscontro nei fatti. Basta fare un giro nei tratti di costa liberi per accorgersene: nei punti centrali di Termoli, come nei lembi più periferici – dal confine con Petacciato verso nord fino alla zona di Campomarino verso sud – non si vedono scene di folla. Non ci sono asciugamani stesi a pochi centimetri l’uno dall’altro, né code per un posto all’ombra di un gazebo improvvisato.
Il fenomeno, se mai, è l’opposto. Anche la spiaggia libera risente del calo generale delle presenze, soprattutto nei giorni feriali. A mancare sono soprattutto le famiglie che, fino a qualche anno fa, arrivavano da Campobasso, Isernia o dalle regioni vicine. Gruppi che organizzavano parecchie giornate al mare, ma quest’anno le hanno drasticamente ridotte. “In altri anni venivo il più possibile da Campobasso con i bambini – racconta una giovane madre del capoluogo – ma ora ci limitiamo alla classica gita domenicale, peraltro sfidando l’odissea del traffico sulla Bifernina. Di più diventa impossibile e la ragione è economica”.
Il pranzo al sacco e la scelta della spiaggia libera non compensano e così quest’anno – raccontano i frequentatori abituali – è stato ridotto il numero delle uscite. Il dato è eloquente. La crisi del potere d’acquisto non spinge semplicemente a sostituire il lido con la spiaggia libera: riduce direttamente il tempo passato in riva al mare. È una rinuncia a monte, che taglia le giornate di sole e di bagno ancora prima di porsi il problema di quale tipo di spiaggia scegliere.
Ed è questo a rendere il quadro ancora più preoccupante: se la spiaggia libera, priva di costi di accesso, non riesce a intercettare chi abbandona il lido, significa che il mare stesso sta scivolando in fondo alla lista delle priorità di spesa.
Federico, economista in vacanza sulla costa molisana, riflette: “Le immagini scattate lungo le spiagge attrezzate del litorale nord mostrano file ordinate di ombrelloni e lettini pressoché deserti. È un segnale della fragilità economica che attraversa il Paese: inflazione ancora alta, salari fermi, propensione al risparmio in aumento. Nelle regioni periferiche come il Molise, l’impatto della crisi dei consumi è più visibile”.

“Se non si rimette in moto il motore dell’economia – conclude Domenico Venditti, in rappresentanza di una fetta importante dei balneatori molisani in una regione dove sono una cinquantina le concessioni demaniali – l’anno prossimo sarà molto peggio”.
Un monito che, più che una previsione, suona come un avvertimento alla politica e alle istituzioni: senza interventi concreti sul potere d’acquisto, anche il turismo di prossimità rischia di non reggere.




