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Il turismo in montagna cresce, ma il Molise resta indietro. Per l’Uncem ci sono margini di crescita ma “attenzione a equilibrio con comunità”

Rapporto Uncem 2025: flussi turistici in aumento nelle montagne italiane, ma in Molise l’incidenza sul PIL resta sotto l’1%, tra le più basse d’Italia.

 In questi giorni a tenere banco in Italia è il tema del turismo e al mare e in montagna. Mentre riguardo al primo in molte località lamentano il calo dei vacanzieri (complice l’aumento dei prezzi che però in Molise pare non ci sia stato se non in minima parte), sul turismo montano si sta sottolineando la crescita. Ma a quanto pare il Molise resta ai margini della corsa. Il Rapporto Montagne Italia 2025 dell’Uncem fotografa una realtà in cui, mentre in molte aree alpine e appenniniche il settore traina l’economia locale, nelle montagne molisane il turismo incide sul PIL per meno dell’1%, una delle percentuali più basse del Paese.

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Il turismo nelle aree di montagna italiane vale in media il 6,7% del PIL locale, con flussi in aumento e potenzialità ancora da sfruttare. È quanto emerge appunto dal Rapporto Montagne Italia 2025 dell’Uncem, che fotografa la situazione di 387 comunità territoriali distribuite tra Alpi e Appennini.

Secondo l’analisi, il Molise si colloca nella fascia bassa per incidenza del valore aggiunto turistico sull’economia locale: l’area del Monte Mauro figura tra le comunità con meno dell’1% di incidenza del turismo sul PIL, insieme a territori della Sardegna e della Calabria.

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Sul fronte dell’offerta ricettiva, nelle montagne italiane si contano in media 19,3 posti letto ogni 100 abitanti; i dati del Molise restano ben al di sotto delle realtà leader come Soraga di Fassa (254 posti letto ogni 100 abitanti) e le aree alpine più sviluppate.

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Per quanto riguarda la domanda turistica, la media nazionale è di circa 1.200 pernottamenti ogni 100 abitanti, con punte oltre le 30mila presenze in alcune località alpine. Le aree montane molisane, secondo il Rapporto, registrano valori molto più contenuti, con permanenze medie che si aggirano attorno ai tre giorni, in linea con la media nazionale ma lontane dai picchi delle destinazioni più strutturate.

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Il presidente Uncem, Marco Bussone (in foto accanto a Candido Paglione, sindaco di Capracotta e presidente Uncem per il Molise), sottolinea che parlare di “overtourism” in montagna è fuorviante: “Ci sono picchi in determinati periodi e luoghi, ma non un fenomeno diffuso. Il vero tema è mantenere l’equilibrio tra turismo, comunità locali e ambiente. Le comunità dei paesi, che non sono semplici borghi turistici, sono il cuore dell’accoglienza”.

Il Rapporto Uncem – edito da Rubbettino e realizzato nell’ambito del Progetto ITALIAE della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Affari regionali e per le Autonomie, https://uncem.it/uncem-presenta-il-rapporto-montagne-italia-2025/ – fa una analisi complessiva dei sistemi montani, nei quali il turismo non sarebbe possibile senza agricoltura e senza gestione dei versanti. “Il turismo c’è perché ci sono paesi e comunità – evidenzia Bussone -. È importante e in crescita. È a nostro giudizio sbagliato parlare di overtourism nella montagna. Possiamo piuttosto parlare di picchi in alcuni periodi dell’anno, di aumento di flussi in alcuni giorni e in poche aree. Ma non di overtourism. Come è invece necessario parlare di limiti, prima di tutto di chi affronta i territori per motivi ludico-sportivi. Uno dei limiti è non capire che nelle aree montane, più che nelle città e nelle coste, si va in sistemi complessi, ecologici e antropici. E che le comunità dei paesi, che non sono borghi turistici, sono fondamentali. Accolgono e sono decisivi per il turismo stesso. Evitarli, pensare non ci siano, è assurdo e inopportuno. Chi sale non porti tutto da casa. Compri in valle, faccia vivere quei negozi e quei bar. Non chiediamo assistenzialismo, ma buonsenso e incontro. Comunione con le comunità dei territori. Che sono la vita delle montagne stesse”.

Per il Molise, il Rapporto suggerisce che esistono ampi margini di crescita, soprattutto puntando sulla valorizzazione delle risorse naturali e culturali, sull’aumento dell’offerta ricettiva e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali.