TERMOLI
|Il dopo Pride: “Ma sto frocio” su Facebook, denunciato e identificato il leone da tastiera. Nasce il movimento “Io sto con Vittoriano”
Dopo l’articolo virale che raccontava il suo orgoglio e la sua amarezza post-Pride per i commenti discriminatori, Vittoriano Perris – che ha scelto di metterci la faccia, anche stavolta – denuncia un commerciante termolese per diffamazione omofoba. Forte il sostegno dell’Arma dei carabinieri e della comunità. “Mai tacere. Colpito uno per educarne cento”
“Ma sto frocio”. È la frase scritta da un utente Facebook sotto una delle tante pagine in cui è stato condiviso l’articolo pubblicato su Primonumero da Vittoriano Perris, giovane manager da qualche tempo residente a Termoli che aveva raccontato con coraggio il suo Pride, compreso il rammarico per l’occasione stigmatizzata da tanti, troppi termolesi.
Quella frase, breve e violenta, è diventata ora un caso giudiziario. Un caso che forse come un grimaldello spalancherà le porte a tanto altro. Vittoriano, che non ha mai nascosto il volto né la voce, ha sporto formale denuncia ai Carabinieri di Termoli contro l’autore del commento: un commerciante locale, che lui non conosce personalmente. “Ho le spalle larghe ma devo ammettere che è stata dura. Sono due giorni che non dormo e ho lo stomaco chiuso ed entrare oggi in una Caserma (non l’avevo mai fatto prima d’ora) mi ha fatto tremare le gambe. Ma non possiamo più far finta di niente, e questo mi ha spinto ad agire. Ho ricevuto tantissimi messaggi di affetto e di solidarietà, ma c’è stato anche un 20% – diciamo – di minacce, offese, commenti di una violenza gratuita e inquietante. Denunciare è stato un passo difficile, ma necessario. Non per me soltanto: per tutte le vittime di odio che non parlano. Il cyberbullismo va combattuto, ho scelto di iniziare a farlo”.

L’Arma dei Carabinieri ha accolto Vittoriano con grande partecipazione, anche perchè è il primo caso del genere e ha stupito anche loro. “Sono stati impeccabili, presenti, umani. Hanno sposato la mia causa, capendo che non si tratta di un caso personale ma di una questione culturale. Mi hanno dato ascolto, rispetto, e anche un primo supporto psicologico”. Vittoriano, che ieri mattina è stato 3 ore in caserma, ci tiene a ringraziarli perchè ha trovato grazie a loro un ambiente davvero accogliente. “Ho dovuto prendere un permesso dal lavoro, armarmi di coraggio. So che pagherò un avvocato per tutto ciò, ma saranno i soldi meglio spesi”.
La denuncia è stata formalizzata. Il caso seguirà il suo iter legale: la persona denunciata dovrà rispondere davanti alla giustizia, e sostenere costi legali, spese processuali, e – se condannata – danni per diffamazione e istigazione all’odio.
“Per tre parole, pagherà caro. Bisogna capire che offendere online non è gratis. C’è un prezzo, e non solo morale. È ora di finirla con l’idea che i social siano una zona franca”.
L’eco che l’articolo ha suscitato ha sorpreso anche Vittoriano, il cui cellulare non smette di squillare da circa 48 ore. “Il mio numero privato è su internet. Mi hanno scritto tante persone per complimentarsi per quell’articolo e le mie parole. Ma purtroppo ho anche ricevuto chiamate anonime di minacce e offese”.
Dal caso personale sta nascendo qualcosa di collettivo. “Io sto con Vittoriano” è diventato un messaggio virale: tra amici, colleghi, palestra, turisti, semplici lettori. “Ho ricevuto tantissime strette di mano, messaggi privati, screenshot di solidarietà. Ho capito che la gente vuole reagire. Per questo è nato spontaneamente uno slogan: Io dico no. Io sto con Vittoriano. È diventato un piccolo movimento”. E si è pensato anche a un simbolo, un gesto che significa pace e amore, che esemplifica questo che potrebbe divenire un movimento anti-odio di genere. Eccolo.

Un movimento che ora trova anche sponda nell’associazione “La Casa dei Diritti”, realtà termolese che si occupa di supporto a vittime di discriminazione e che vorrebbe coinvolgere Vittoriano in un progetto di sportello d’ascolto. Oggi ha ‘bussato’ alla porta del suo ufficio.
Vittoriano sa che la sua ‘crociata’ (ma non vuole che la si chiami così né tantomeno vuole sentirsi un paladino) non è per lui soltanto. “Tante persone non vanno neppure in caserma per paura. E invece io voglio dire: andateci. Non siete soli. Anche un’offesa scritta su un social può ferire, umiliare, creare danni psicologici enormi. È un livido invisibile, ma reale. Anche per me, ma l’ho fatto. E ne è valsa la pena”. Un ‘livido dunque che anche lui si sente addosso. “Non è stato facile leggere quelle parole sotto la mia faccia. Alcune persone che mi conoscono si sono allontanate dopo quell’articolo, ma questo l’avevo messo in conto. Quello che fa male e che non posso tollerare è che sconosciuti si permettano di offendermi”.
Vittoriano sottolinea che il caso che ha scelto di denunciare – l’autore è stato già identificato dai Carabinieri – non è isolato: altri commenti (alcuni post poi cancellati, ma screenshotati) contenevano frasi inquietanti come “l’acido costa 2,50 euro al supermercato”. In molti casi da profili fake. Ma questa volta, il commento incriminato arrivava da un profilo vero, con nome e cognome. “È ancora più grave: un adulto, con attività pubblica (che peraltro organizza iniziative non solo di dubbio gusto ma lesive della dignità delle donne), che insulta senza remore. Se colpisce me, domani può colpire una donna, un ragazzino, una persona fragile. Ognuno di noi ha il dovere di fermarlo”.
Il caso apre anche un fronte nuovo: quello delle regole di accesso ai social network. Vittoriano rilancia una proposta già in discussione in altri Paesi: l’obbligo di associazione tra profilo e documento d’identità per ridurre l’anonimato e la proliferazione di profili d’odio.
“In Italia chiunque può aprire un profilo falso e insultarti senza pagarne le conseguenze. In altri Paesi non è così. Dobbiamo portare questa battaglia all’attenzione delle istituzioni. Perché io non posso vivere con il timore che il mio numero di telefono, che è pubblico, venga usato per minacciarmi”.
Il messaggio di fondo è chiaro. Lo ripete più volte, Vittoriano: “Mai restare in silenzio. Mai più. Se ci fermiamo, vince l’odio. Ma se denunciamo, l’odio comincia a tremare”. E forse i primi risultati già si stanno vedendo. “Il coraggio nasce da un’azione”, ripete Vittoriano. E il coraggio è contagioso, e dà coraggio a chi non ne ha, non ancora almeno…












