Comincia l’abbattimento di 16 pini secolari: il Comune invoca la sicurezza, cittadini in rivolta
Motoseghe in azione nel Parco dell’Unità: per l’amministrazione si tratta di alberi a rischio crollo, ma secondo ambientalisti ed esperti sono sani e tutelabili. Nicola Norante lancia l’allarme: “È un danno ambientale e culturale”. Intanto scatta la raccolta firme: oltre 500 adesioni in poche ore.
Sono cominciati oggi, lunedì 4 agosto, un po’ in sordina, i lavori di abbattimento di 16 pini marittimi nel Parco dell’Unità di Campomarino. In poche ore le motoseghe hanno intaccato tronchi secolari, cresciuti nel tempo a disegnare la fisionomia collinare del borgo, riconoscibili persino dal lido, come una quinta verde a protezione del paese alto.
Una scena che ha fatto venire la pelle d’oca a molti cittadini, tanto che mentre la ruspa è entrata in azione, è esploso la protesta. e in una manciata di ore la raccolta firme è arrivata a quota 500, e sta andando avanti con una richiesta univoca: “fermatevi”. Cittadini e ambientalisti parlano di “scempio”, di “disastro paesaggistico”, di “atto irreversibile contro la storia e la biodiversità”. In prima linea c’è Nicola Norante, ornitologo e consulente ambientale la cui famiglia (una famiglia numerosa a Campomarino da molte generazioni) – racconta – impiantò quei pini attorno al 1800, quando la zona era un ippodromo con tanto di stalle ancora visibili. “È un patrimonio storico e naturale che appartiene a tutta la comunità, non solo a chi amministra”, spiega.

Secondo la versione dell’amministrazione comunale, il taglio è motivato da ragioni di sicurezza. La Determinazione n. 148 del 29 luglio 2025, firmata dal responsabile del Servizio Lavori Pubblici architetto Martino Colucci, affida alla ditta Cantoro SAS i lavori per il “taglio, rimozione e trasporto” dei pini, per un importo complessivo di 5.856 euro IVA inclusa, nell’ambito del progetto di riqualificazione “Parco della Musica” e “Borgo dipinto”.
Alla base della decisione, la relazione tecnico-forestale del dottor Francesco Marsico, che identifica 15 alberi come pericolanti e “a rischio crollo”, più un altro completamente secco. “Si è ritenuto necessario intervenire con urgenza – si legge nel provvedimento – per la salvaguardia della pubblica incolumità”. I lavori sono stati affidati con procedura diretta, ai sensi del D.Lgs. 36/2023, e la somma stanziata nel bilancio comunale 2025.
Ma la ricostruzione contenuta negli atti amministrativi non convince affatto Norante, che alcuni giorni fa ha partecipato a un sopralluogo con lo stesso tecnico autore della relazione preliminare che certifica uno stato di pericolo degli alberi. “Alcuni pini si possono salvare con un’imbracatura tra i rami, o potando la chioma controvento. Lo ha detto lui stesso, a una visita approfondita. Non sono alberi malati, sono pini domestici con un apparato radicale profondo, non sono come quelli d’Aleppo”.
E sottolinea un dettaglio importante: “Quelli più esposti, verso palazzo Norante, sono protetti da un muro. Basta togliere il contrappeso e il rischio sparisce”. La richiesta è chiara: fermare lo scempio.

Tanto più che, secondo diversi residenti, il vero motivo sarebbe quello di realizzare altri posti auto in quello che sarà un parcheggio al servizio dell’area attrezzata. “Ben venga la riqualificazione di uno spazio pubblico, ma abbattere pini secolari per questo è inaccettabile”.
Dietro il provvedimento che prevede il taglio degli alberi secolari, Norante intravede una scelta amministrativa poco ponderata, più orientata al risparmio che alla tutela. “L’Europa ci darebbe fondi per progetti di tutela, se solo li scrivessimo. Ma si è preferito tagliare e archiviare la pratica invece di trovare soluzioni alternative”.

C’è poi il nodo della biodiversità, su cui l’ornitologo insiste con fermezza: “In questo momento molti uccelli stanno ancora nidificando tra i rami. Intervenire senza una valutazione di impatto ambientale, come prevesto dalle norme di riferimento, può configurare addirittura reati ambientali. Anche tagliare un ramo dove c’è un potenziale nido è punibile penalmente. E qui stanno abbattendo interi alberi”.
Nel frattempo, la reazione della popolazione è stata immediata. In poche ore è partita una raccolta firme che ha superato le 500 adesioni già nella mattinata del 4 agosto. Il testo della petizione – protocollata in Comune – chiede di fermare i lavori, quindi la sospensione immediata dell’intervento.
“Campomarino è un paese agguerrito – racconta una giovane donna tra i promotori della petizione – e lo sta dimostrando. Le persone sentono che quei pini raccontano una storia, formano un paesaggio unico. E non vogliono vederli sparire senza nemmeno provarci, a salvarli”.
La battaglia, intanto, è appena cominciata. Le motoseghe lavorano, ma la mobilitazione cresce. Il destino dei pini secolari di Campomarino è ora uno spartiacque tra due visioni: quella che vede nella manutenzione un onere da evitare, e quella che nella tutela del paesaggio riconosce una responsabilità collettiva. Chi prevarrà, lo diranno i prossimi giorni.







