il caso
|“Vietato l’ingresso agli israeliani”, cartello al bar del Terminal bus di Termoli fatto rimuovere dalla Polizia Il giovane titolare: “Rischio denuncia, ma ci si indignasse per il genocidio”
A Termoli, in uno dei luoghi di passaggio più frequentati, è apparso circa una settimana fa un cartello che sta facendo rumore, in cui si dice vietato l’ingresso agli israeliani. Oggi l’intervento degli agenti della Questura. Il titolare del locale, un ragazzo di 30 anni, ha strappato davanti a loro il foglio di carta e rischia per la sua azione di essere indagato penalmente per i contenuti discriminatori manifestati pubblicamente. “Forse era sbagliata la forma, ma ne farò un altro in cui ci diciamo contrari al genocidio in atto a Gaza”. Si tratta di uno dei primi casi di questo tipo in Italia. Qualche mese fa aveva destato clamore il caso della fornaia di Ascoli Piceno che aveva affisso all’esterno del suo locale un cartello – il contenuto era chiaramente diverso da quello termolese – che recitava ‘Buono come il pane, bello come l’antifascismo’ e anche in quel caso c’era stata la immediata identificazione da parte della Polizia.
Il cartello “In questo locale è vietato l’ingresso agli israeliani”, affisso sulla porta all’ingresso del bar del Terminal bus di Termoli alcuni giorni fa, è stato fatto rimuovere dagli agenti della Polizia. La Questura infatti si è presentata stamane nel locale – dopo che la notizia a partire da ieri ha fatto il giro dei social e del web – e ha chiesto di parlare col titolare, l’autore materiale dell’ “avviso”. Il ragazzo, Rodolfo di 30 anni, rischia ora di essere indagato penalmente per discriminazione. Il reato configurabile sarebbe “propaganda e incitamento alla discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi”. La Procura della Repubblica, informata, deciderà se procedere o meno.

“L’ho strappato davanti a loro, forse il contenuto era sbagliato ma allora ne metterò un altro”, spiega il titolare (che chiede di non essere fotografato, “ma tanto già ci ho messo la faccia sui social”) del ristobar-pizzeria in via Martiri della Resistenza, frequentato da tanti viaggiatori e pendolari. “L’ho affisso una settimana fa, ma possibile – chiede provocatoriamente il giovane – che faccia più notizia un foglio di carta e non il genocidio che sta avvenendo a Gaza?”
Gli chiediamo se non ritenga – a posteriori, dopo quanto successo – sbagliato associare il popolo al suo primo ministro, Benjamin Netanyahu. “E chi ce l’ha messo lì a governare? Di certo molti lo hanno votato”.
Il contenuto discriminatorio nei confronti dell’intero popolo israeliano – che rievoca capitoli di storia e di antisemitismo che sembrano riapparire come succede con un fiume carsico – ha indotto le Forze dell’ordine a intervenire prontamente. “Sembra uno Stato di Polizia, davvero fa notizia questo e non il silenzio – quello sì imbarazzante – dell’Italia e dell’Europa?” Solo il premier spagnolo Sanchez – argomenta il padre del ragazzo, che ha condiviso appieno l’iniziativa – ha agito diversamente, riconoscendo lo Stato di Palestina. Decisione – finora un annuncio – seguita poi dal presidente francese Macron.
“Ho chiesto agli agenti – prosegue il ragazzo, visibilmente innervosito per il clamore mediatico e i risvolti con la Polizia – se posso almeno mettere nel mio locale una bandiera palestinese anche se – e lo dice con sarcasmo – in Italia non è riconosciuto come Stato”. Asserisce che lo farà presto, nonostante tutto. Non sembra pentito della sua azione ma, raggiunto da Primonumero nella prima mattinata di oggi 28 luglio, aggiunge che “ok, forse la forma e il contenuto erano sbagliati. Ma ne metterò un altro di cartello in cui dico che in questo locale siamo profondamente contrari e indignati per quanto sta avvenendo a Gaza, dove si sta bombardando e facendo morire di fame un’intera popolazione civile”.

Qualche commento indignato per il suo cartello provocatorio che sta suscitando un acceso dibattito? “Macchè, su facebook su 100 commenti almeno 90 sono a favore” E gli avventori del locale come hanno reagito di fronte a questo cartello? “Nessuno si è indignato, anzi. Un signore addirittura è venuto a dire a me e mio padre che se fossimo state due donne ci avrebbe baciato in bocca”.
Il caso termolese sembra essere uno dei primi di questo tipo in Italia. Qualche mese fa aveva destato clamore l’episodio che ha visto protagonista Lorenza Loiati, la fornaia di Ascoli Piceno finita su tutti i giornali dopo aver affisso all’esterno del suo forno un cartello con su scritto ‘Buono come il pane, bello come l’antifascismo’. Sebbene si tratti di un contenuto e un caso completamente diversi da quello accaduto in queste ore a Termoli, probabile che l’azione della Polizia – che in quel caso ha subito proceduto all’identificazione della donna e in questo l’intervento potrebbe portare anche a una denuncia penale – possa sollevare un dibattito acceso.


