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Stellantis, i dazi USA aggravano una situazione già precaria: la Gigafactory di Termoli sempre più lontana

Sotto la pressione di perdite miliardarie e nuove barriere commerciali, Stellantis rivede le sue ambizioni industriali in Italia. Il gruppo automobilistico chiude il primo semestre 2025 con una perdita netta di 2,7 miliardi di euro, mentre le consegne calano del 25% in Nord America. Pesano i nuovi dazi Usa e la frenata dell’elettrico. In questo contesto, lo stabilimento molisano e la Gigafactory ACC appaiono sempre meno prioritari. Le risorse scarseggiano e il contesto globale costringe a rivedere le strategie.

La situazione economica di Stellantis, già sotto pressione per una flessione della domanda e piani di ristrutturazione onerosi, si aggrava ulteriormente con l’impatto iniziale dei dazi imposti dagli Stati Uniti. I numeri resi noti dal gruppo delineano un primo semestre 2025 in profondo rosso: una perdita netta di 2,7 miliardi di euro, a fronte di un utile di 5,6 miliardi nello stesso periodo del 2024. Il fatturato è sceso da 85 a 74,3 miliardi di euro, mentre le consegne globali sono diminuite di altri 6%; in Nord America la flessione ha raggiunto il 25% nel secondo trimestre.

Secondo Reuters, i dazi del 25% imposti dall’amministrazione Trump hanno inciso per circa 300 milioni di euro nel primo semestre, ma Stellantis prevede un impatto negativo totale compreso tra 1 e 1,5 miliardi entro la fine dell’anno. Il Centro per la Ricerca Automobilistica stima che Stellantis, Ford Motor e General Motors possano, insieme, dover far fronte a un aumento complessivo dei costi di 42 miliardi di dollari sul mercato statunitense, dato che il gruppo Stellantis da solo importa negli USA gran parte della produzione destinata ai marchi Jeep, Fiat e Peugeot, con un incremento di circa 8.600 dollari per veicolo.

Sul fronte interno, Stellantis ha avviato una ristrutturazione da 3,3 miliardi di euro, includendo tagli di personale e lo stop a diversi progetti, tra cui il segmento a idrogeno. La nuova guida del gruppo, con un nuovo CEO subentrato a maggio a Tavares, ha sospeso le previsioni annuali, segnalando un contesto di elevata incertezza.

In questo quadro, l’investimento nella Gigafactory di Termoli – parte della joint venture ACC con TotalEnergies e Mercedes-Benz – appare sempre meno probabile. Non si tratta di una valutazione ideologica, politica o di strategia industriale a lungo termine, ma di una lettura oggettiva dei dati quantitativi: conto economico, cash flow operativo e capacità di investimento mostrano un contesto fortemente compromesso per l’allocazione di nuove risorse in Italia. L’attuale tensione finanziaria costringe Stellantis a rivedere priorità e tempistiche. La strategia di localizzazione della produzione e il rallentamento della transizione elettrica rendono ancora più plausibile un rinvio, se non una sospensione dell’investimento.

Il futuro della transizione industriale nel Sud Italia dipenderà ora anche da eventuali incentivi governativi o dall’intervento diretto di Bruxelles, in un contesto di mercato che si fa sempre più complesso e competitivo.