Tra ricordi di furti antichi e nuove minacce al Biferno, il commento denuncia il silenzio dei più, l’irresponsabilità della politica e l’assurdità tecnica e ambientale dell’ipotesi dragaggio del Liscione. Un appello alla difesa concreta della risorsa più vitale del territorio.
Memore del furto delle preziose sorgenti del Biferno, che comportò una drastica riduzione della sua portata, pensavo che il nostro povero, dignitoso fiume, dopo aver dato preziosi contributi lungo il suo percorso, trovasse finalmente pace nel suo giaciglio finale: la diga del Liscione. Mi sbagliavo ovviamente nel credere che tutti, proprio tutti, i molisani difendessero a spada tratta e pugnale tra i denti la nostra ricchezza, l’acqua.
Provo un profondo senso di disagio al pensiero che certi personaggi raggiungano gli scranni parlamentari. Sto ancora peggio quando avverto la certezza che i miei corregionali (quelli cosiddetti “medi”) non si occuperanno affatto dell’argomento, salvo lamentarsi in seguito, quando, al pari di massa di caproni, faranno finta di fare il “mea culpa” toccando con mano gli effetti delle loro dissennate scelte politiche. Questi “didimi” posti a dirigere la regione, con condiscendenza, con supponenza, ignoranza e falsità, sostengono le loro tossiche affermazioni.
Una favola che può essere concepita solo con la testa fusa dal caldo di questi giorni è quella del dragaggio del fondo dell’invaso.
“Baratto di stato”: noi facciamo il dragaggio, così, portando via gli accumuli, aumentiamo la capienza dell’invaso e, forse, compensiamo parzialmente il furto che, con l’aiuto dei vostri rappresentanti politici locali e nazionali, ci prepariamo a fare.
Il DRAGAGGIOO? Su un fondo che fu lasciato così com’era prima del riempimento (alberi, tronchi, addirittura strutture murarie e chissà quant’altro) che hanno fatto da briglia al deposito di oltre cinquant’anni di accumulo.
Dragaggio: opera immane, di cui si parlerebbe nel mondo e sicuramente rientrerebbe nel Guinness dei primati. Dragaggio significa sospendere la fruizione dell’acqua della diga per almeno 5-6 anni. Nel frattempo chi darebbe l’acqua al basso Molise? La Puglia?
Esiste (ma non ci credo neanche se lo vedo) uno studio di fattibilità del dragaggio? Esiste una stima dello spessore e dell’estensione dei depositi? E poi, dove verrebbero smaltiti i milioni di tonnellate di rifiuti speciali raccolti con il dragaggio? Per non parlare dei resti umani, che potrebbero finalmente essere rinvenuti ed identificati.
Pressapochismo, facce di bronzo, asservimenti noti, sospettati e talvolta neanche sospettati, utilizzano alcuni personaggi per fare gli interessi personali e/o di partito. Dire in quattro/cinque che siamo stanchi di questi abusi nei confronti dei nostri territori, delle nostre risorse, servirà certamente a poco.
Con cattiveria e crudeltà infantile, si arriva a valutare la perdita di acqua nei (purtroppo sempre più rari) momenti di “sfioro” per eccedenza di acqua.
Sarebbe come dire che i molisani sprecano l’acqua e non che salvano la diga e migliaia di anime che verrebbero uccise dal suo cedimento. Se la Puglia vuole l’acqua del “troppo pieno”, che venga raccolta in un bacino a valle (magari senza danneggiare altre ampie aree coltivate): così, quando vuole, può andare a prendersela.


