Termoli
|Rio Vivo, il giorno dopo la paura: sconforto, rabbia e fumo tra le case. “Viviamo col terrore, ma non si fa prevenzione e rischiamo la vita”
Dopo la notte dei roghi che ha tenuto sveglio l’intero quartiere sud di Termoli, lo scenario è spettrale. Il costone a ridosso delle case è bruciato, l’odore acre del fumo è ovunque. Residenti e turisti raccontano la paura, ma anche la frustrazione per un sistema di prevenzione che non funziona. “Ogni anno la stessa storia, ma le ordinanze non vengono fatte rispettare. Prima o poi ci scappa il morto”.
Il giorno dopo la notte della grande paura, a Rio Vivo lo scenario è spettrale. Il costone affacciato sul mare, vicino alla collina di Punta di Pizzo, è completamente annerito. La vegetazione secca è diventata cenere. Le fiamme, alimentate dal vento di libeccio, si sono spinte fino a lambire i binari della linea ferroviaria adriatica, bloccata per ore, e via Corsica, sfiorando capannoni e attività artigianali. Con la luce del sole, in un’altra giornata rovente, si vedono i segni netti lasciati dal fuoco, che si è snodato per centinaia di metri proprio a ridosso delle villette e delle abitazioni del quartiere sud di Termoli.
“La paura è tornata – racconta un uomo che vive in zona – ho dovuto portare fuori mia moglie disabile in piena notte. Le fiamme erano troppo vicine, e il vento faceva paura”. I vigili del fuoco sono arrivati da Termoli, Santa Croce, Campobasso e persino dalle regioni limitrofe. Con loro la protezione civile, le forze dell’ordine e gli amministratori comunali. Hanno lavorato tutta la notte per contenere i roghi che, secondo molti, non sono casuali.

“Qui conviviamo con la paura da anni. Basta un po’ di vento, e se qualcuno accende un fuoco, magari di proposito, succede l’inferno”, dice un residente. Ma oltre alla paura c’è anche la rabbia. Rabbia per l’assenza di prevenzione, per i terreni incolti che diventano trappole di sterpaglie, per le ordinanze che nessuno fa rispettare. “Se il sindaco emette un’ordinanza e poi nessuno controlla se viene rispettata, è come non farla. E le multe non le fanno mai”, sbotta una cittadina.
Sui social si moltiplicano i commenti amari. “Ho visto l’incendio a Rio Vivo. C’erano il sindaco e gli assessori, ma mi chiedo: sono in grado di far rispettare le regole che loro stessi scrivono?” scrive un utente. E un altro rincara: “Per fare multe alle auto in sosta arrivano in cinque minuti. Ma quando si tratta di sicurezza e incendi, tutto tace”.
Il rogo ha lambito anche giardini privati. In alcuni casi, i confini delle proprietà sono anneriti. “Ogni anno è la stessa storia – commenta una residente – e se non ci fossero stati i vigili del fuoco stanotte, sarebbe successa una tragedia. Ma ci vuole la prevenzione. Non serve a nulla intervenire dopo, quando ormai è troppo tardi. Lo dice la parola stessa: la prevenzione si fa prima”.
C’è chi chiede al Comune di intervenire in modo sistematico, di costringere i proprietari dei terreni incolti alla manutenzione, di far rispettare le ordinanze, e di dotarsi di un piano antincendio urbano serio. “Noi viviamo con l’ansia – conclude una signora – ma non possiamo pulire noi i terreni degli altri. Rischiamo pure la multa. Altrove si fa prevenzione, qui no. E prima o poi ci scappa il morto”.





