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Nel ricorso elettorale di De Benedittis contro Forte accuse di inquinamento del voto. La parola al Tar

Il 16 luglio ci sarà l’udienza al Tar Molise sul ricorso elettorale proposto dallo sconfitto Aldo De Benedittis che chiede la correzione del dato elettorale con cui Marialuisa Forte è arrivata al vertice di Palazzo San Giorgio l’anno scorso. Per il centrosinistra va rigettato perché le anomalie evidenziate non sono tante e tali da rendere necessario un ribaltone. E non ci sarebbe alcun riscontro oggettivo sull’ipotizzato fenomeno delle schede ballerine

A un anno dalla vittoria elettorale della sindaca di Campobasso Marialuisa Forte, si va al Tar per il ricorso con cui lo sfidante del centrodestra Aldo De Benedittis prova a ribaltare il risultato elettorale.
L’udienza, già fissata per il 16 luglio, dovrà accogliere o respingere la richiesta di correzione del risultato e di ripetizione del voto in quelle sezioni in cui si sarebbero verificate le presunte irregolarità contestate dall’ex aspirante primo cittadino.
Come da prassi, quindici giorni prima del pronunciamento dei giudici di via San Giovanni, sono state depositate le memorie difensive delle parti interessate.

Memorie da cui emerge che sono in totale 42 le schede dubbie, troppo poche, secondo gli avvocati Piero Neri e Roberto Ruta (che difendono i consiglieri comunali Stefano Ramundo, Luca Praitano e Leo Terzano) per poter ribaltare l’esito elettorale e superare la cosiddetta prova di resistenza.
Al primo turno (8 e 9 giugno 2024) De Benedittis non ha superato il 50%+1 dei voti per 536 schede a suo favore. Significa che anche se gli fossero stati assegnati i 42 voti incerti sarebbe dovuto comunque andare al ballottaggio nelle due settimane successive.

Per le parti controinteressate dell’area progessista, in una tornata elettorale come quella di un capoluogo di regione errori minimi come questi devono essere considerati “fisiologici e tollerabili” perché non avrebbero alterato, in ogni caso, il risultato. Non, almeno, in maniera significativa.
A sostegno della loro tesi il fatto che c’era stata già una prima procedura di verificazione che ha certificato il dato elettorale ufficiale confermato anche in sede istruttoria negli ulteriori controlli disposti dallo stesso Tar. Pur essendoci, per poche decine di voti, una mancata corrispondenza tra votanti e voti conteggiati, De Benedittis non avrebbe vinto al primo colpo.

Di parere ben differente la memoria di Aldo De Benedittis e Matilde Adovasio in cui vengono esposte in maniera articolata le irregolarità nelle operazioni elettorali verificatesi in numerose sezioni del Comune di Campobasso, tali da compromettere – secondo i ricorrenti – la genuinità del risultato elettorale.
Si parla di irregolarità “sistematiche e gravi” e si fa più volte riferimento al fenomeno delle cosiddette schede ballerine e cioè alla possibilità che schede siano state sottratte e fatte circolare tra sezioni diverse per influenzare il voto.

Per avvalorare la tesi nelle 47 pagine di memoria gli avvocati Enrica Verrusio e Stefano De Benedittis citano numerose sentenze del Consiglio di Stato e di altri Tar che in casi simili hanno ritenuto che irregolarità gravi e diffuse possono giustificare l’annullamento del voto anche senza prova di resistenza, cioè anche senza dimostrare che l’esito sarebbe stato diverso.
L’accusa di inquinamento del voto sollevata dallo sconfitto del centrodestra è grave, ma priva di riscontri oggettivi, come fanno notare le parti controinterresate. Le schede scomparse, poi, sarebbero due, ed è lo stesso verbale di sezione ad ammetterlo.

Resta il fatto che le sezioni problematiche ci sono e anche le anomalie sono state riscontrate (dai verbali incompleti alla compilazione a matita di documenti ufficiali). Se poi queste irregolarità sono gravi al punto da rendere necessario il ritorno alle urne dei campobassani, sarà il Tar a deciderlo il 16 luglio.