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L’ultima maratona del ‘Tornado’ indiano
Foto da Global Indian

Fauja Singh… chi era costui? Ascoltando questo nome tutti noi avremmo, probabilmente, la stessa reazione del Don Abbondio dei Promessi Sposi nel momento in cui, leggendo le gesta di San Carlo Borromeo, si imbatte nello sconosciuto, ai più, filosofo greco.
Fauja Singh è morto, presumibilmente, a 114 anni mentre faceva ciò che nell’ultima parte della sua vita aveva amato più di ogni altra cosa: correre; ed è morto non perchè il suo cuore di atleta aveva ceduto allo sforzo, ma molto banalmente perchè investito da un’auto pirata nel suo villaggio natale del Punjab.

Il “Tornado col turbante” era uno dei personaggi più conosciuti dell’India moderna, la sua vera età anagrafica non è stata mai davvero certificata ed è per questo che i suoi numerosi record di atleta non sono mai finiti nel Guinness dei Primati. Fauja nasce, infatti, nel primo ventennio del secolo scorso, in un villaggio del Punjab, in un’India ancora sotto la dominazione britannica.
L’esistenza di Fauja è una linea con poche scosse fino all’inizio degli anni 90, la moglie muore e lui decide di trasferirsi a Londra dal figlio maggiore, scampoli di felicità fino ad un viaggio in India per la visita ad alcuni parenti, viaggio segnato dalla tragica morte in un incidente del figlio minore Kuldeep.
Fauja non regge a tanto dolore, il suo corpo e la sua mente si fermano nel posto in cui il figlio minore è stato cremato, però Fauja non è solo, ha una famiglia che lo sostiene e lo strappa a quello stato di prostrazione facendolo tornare nel Regno Unito.

Ma, come spesso accade, nell’attimo in cui tutto sembra crollare intorno, la vita, con messaggi che spesso appaiono insignificanti, è sempre capace di regalare una svolta, un punto di rottura, un appiglio da cui ripartire: Fauja vede un gruppo di anziani correre, tra loro quello che sarà il suo futuro allenatore, eccolo il punto di rottura, un novello Forrest Gump, magari un po’ attempato, che inizia a correre lasciando dietro di sé depressione e preoccupazioni.

Il soprannome di “Tornado col turbante” perchè, nella sua prima maratona a Londra e nonostante il parere contrario degli organizzatori, si rifiuta di togliere il copricapo, che è anche il simbolo del suo popolo: i Sikh. Sei ore e quaranta di grande sofferenza ma gara portata a termine e dignità e fierezza della sua etnia conservate.
La corsa gli regala forse i momenti più belli della sua lunga esistenza: tredici maratone portate a termine, il suo record personale stabilito a Toronto, 5 ore e 40 minuti per coprire la stessa distanza di 42 km e 167 metri percorsa dal soldato ateniese Filippide per annunciare la vittoria contro i persiani; corre l’ultima maratona completa a Londra nel 2012 in poco più di otto ore, tedoforo nell’Olimpiade della sua città, le onorificenze ricevute dalla Regina Elisabetta ed uno spot girato con David Beckham, fino ai suoi ultimi 10 km della Maratona di Hong Kong disputata a 101 anni, poi solo allenamenti e piccole gare di beneficenza.

Fauja trova il suo riscatto di vita nella corsa, in una disciplina capace di regalarti momenti di assoluta libertà, trova la sua rivincita e la ragione di vita nella sofferenza di quegli attimi in cui sei davvero solo con te stesso e con i tuoi limiti. Solo chi corre in maniera sistematica è capace di comprendere il dolore delle gambe pesanti che implorano lo stop, la difficoltà del respiro che si spezza per la fatica e per i km percorsi e quella “fame d’aria” da massimo sforzo che ti fa vedere il traguardo sempre più lontano.

La corsa è capace di regalarti la consapevolezza che con due gambe e un buon allenamento puoi arrivare ovunque, e ci puoi arrivare ammirando panorami mozzafiato, accompagnato dalla tua più bella colonna sonora nelle orecchie, il ritmo delle gambe si armonizza col brano che ascolti, senza distrarti del tutto dalla lotta col tuo Io e la tua volontà più profonda: il fermarsi prima del tuo traguardo personale la sconfitta più dolorosa; tagliarlo, simbolicamente, infonde un’iniezione di benessere e adrenalina che fa sparire in un amen il dolore alle gambe e la fame d’aria.

Ho conosciuto il mio personale Fauja un po’ di anni fa… in una mattina di primavera con quel blu intenso del cielo che solo il Lago Maggiore sa regalare dopo tante giornate di pioggia, arrancavo sul lungolago di Verbania nella mia prima vera corsa, mi si affianca e mi supera un signore longilineo sui settanta anni, mosso a pietà rallenta e mi lascia il suo insegnamento di vita: “Fumavo tre pacchetti di sigarette al giorno ed ero sovrappeso, quando ho spento la mia ultima sigaretta ho iniziato a correre, all’inizio era poco più di una breve camminata, oggi corro la Maratona in quattro ore, il tuo ritmo ed il tuo respiro sono troppo veloci per la tua forma fisica”… da quel momento non mi sono più fermato nonostante qualche vizio ed una alimentazione non proprio da atleta.

L’atto finale di Fauja Singh ha come scenario, ancora una volta, la sua più grande passione, conta la corsa, la sua dubbia età anagrafica resta un dettaglio, a noi resta il suo messaggio “Mangiare poco, correre di più e restare felici, questo è il segreto della mia longevità ed è il mio messaggio per tutti”.
Buona Corsa Tornado col turbante.