Termoli
|L’obiettivo di Luigi Bertello sul Pride: volti, corpi e colori di una rivoluzione dolce
Luigi Bertello, fotografo professionista tornato a vivere in Molise dopo una lunga carriera in Piemonte, ha documentato con intensità e delicatezza l’edizione 2025 del Molise Pride. Un racconto per immagini che coglie l’anima del corteo: identità, libertà e bellezza fuori dagli stereotipi.
Ha scelto di tornare nella sua terra d’origine dopo anni di lavoro e vita in Piemonte. Da Guglionesi, Luigi Bertello continua oggi la sua attività di fotografo professionista, portando con sé un bagaglio fatto di grandi eventi nazionali – dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006 al Salone del Libro, passando per la collezione Olivetti, il Palio di Asti, reportage aziendali e culturali – e uno sguardo preciso, empatico, narrativo.
Nel suo obiettivo, il Molise è diventato protagonista. E il Molise Pride di Termoli, svoltosi sabato 26 luglio, ha rappresentato per lui un’occasione densa di senso, emotiva e artistica. Il corteo coloratissimo e festoso che ha attraversato il lungomare Colombo – tra musica, parole forti e sorrisi – è stato fotografato con attenzione ai dettagli, ai volti, ai corpi che reclamano diritti e libertà, spesso negati.
Le immagini di Bertello raccontano un’energia viva. C’è la drag queen che sorride con il trucco sontuoso e lo sguardo fiero, c’è la risata spontanea di chi sfoggia occhiali rosa a cuore, ci sono i performer con il corpo dipinto che danzano e si abbracciano. E poi c’è la preparazione, il momento intimo e quasi rituale del trucco, la bandiera inclusiva dipinta sul petto come una seconda pelle.
La forza del reportage sta proprio lì: nel cogliere la trasformazione dei corpi in linguaggio. Nell’esaltare la dignità e la gioia senza spettacolarizzare, mantenendo uno stile diretto ma mai invadente. Le sue foto non cercano l’effetto, ma la verità emotiva di un evento che è insieme politica e festa, memoria e futuro, orgoglio e desiderio.
Il Pride 2025 è stato anche questo: lo sguardo di un fotografo molisano che ha scelto di tornare, di restare, e di raccontare – con il proprio mestiere e la propria sensibilità – una comunità in cammino. E che attraverso l’arte fotografica restituisce dignità e potenza al gesto collettivo del mostrarsi. Alla luce del sole.































