L’acqua che si ritira, il clima che cambia, la forza dello sguardo: Michele Laezza “racconta” il lago – FOTOGRAFIE
Da anni Michele Laezza, fotografo trentenne di Guardialfiera, documenta attraverso immagini potenti e suggestive la trasformazione del lago del Liscione, principale riserva idrica del Molise. I suoi scatti mostrano i segni concreti della siccità e della crisi climatica: l’acqua che si ritira, la terra che si spacca, il ponte di Annibale che affiora. Una testimonianza visiva che è anche un atto d’amore verso il territorio.
C’è un luogo in Molise dove il cambiamento climatico non è una teoria, ma una traccia visibile. Una ferita che si apre ogni estate un po’ di più, e che lascia affiorare la memoria nascosta nel fondo di un lago artificiale. È il Liscione, o più propriamente il lago di Guardialfiera, principale risorsa idrica della regione. Un invaso costruito negli anni Sessanta-Settanta con l’innalzamento della diga sul Biferno, nato per dare acqua a uso civile, agricolo e industriale a decine di comuni molisani.
Oggi, quel lago abbassa sempre più spesso il suo livello fino a far riemergere strutture che un tempo restavano sommerse per anni. Tra queste, il cosiddetto “ponte di Annibale”, antico rudere in pietra che si è trasformato in simbolo del progressivo arretramento dell’acqua. E a documentare questo scenario, con una sensibilità rara e uno sguardo potente, c’è un giovane fotografo molisano: Michele Laezza, classe 1994, originario proprio di Guardialfiera.

Michele Laezza non è un attivista né uno scienziato, ma nelle sue immagini si legge più di quanto direbbero mille dati. “La mia passione per la fotografia della natura – racconta – nasce proprio da questo lago. Da ragazzo mi aggiravo tra le sue rive, i boschi, osservavo i cambiamenti, le stagioni, gli animali. È lì che ho imparato a guardare”.
Con la sua macchina fotografica e con il drone, Michele ha catturato in questi anni un archivio prezioso del paesaggio che cambia. Gli ultimi scatti, realizzati pochi giorni fa, mostrano stormi di gabbiani in volo sul verde slavato dello specchio d’acqua, in contrappunto alla terra già arida.

Altre immagini, che risalgono agli anni scorsi, parlano di un territorio plasmato dalla siccità. Il letto secco e spaccato del lago, i tracciati fangosi disegnati dal ritiro delle acque, il ponte antico che affiora come un monito. “Negli ultimi anni – spiega – il tema della desertificazione è diventato evidente. Ogni estate il livello scende, e il ponte riemerge prima e con più decisione. Una volta era raro vederlo, oggi lo si dà quasi per scontato”.

Laezza ha pubblicato le sue fotografie sui social, dove hanno avuto un impatto immediato. Ha accettato volentieri la proposta di condividerle con i lettori di Primonumero. Sono immagini che incantano e inquietano, che colpiscono per la composizione, il senso dell’equilibrio, la resa cromatica. Ma soprattutto per la narrazione che contengono: quella di un Molise che si svuota non solo di persone, ma anche di acqua, risorsa vitale.

Intanto Michele porta avanti il suo sogno. Lavora come fotografo per diversi studi tra Molise, Puglia e Abruzzo, ma il suo obiettivo è rimanere qui, e aprire un proprio studio. Ed è un sogno sempre più vicino a un obiettivo concreto. “Non è facile – ammette – ma credo in questa terra, nelle sue bellezze e nel valore della testimonianza. Fotografare il lago per me è un modo per restare legato a ciò che conta”.
Tra i progetti più discussi a livello istituzionale c’è oggi anche quello della captazione di parte dell’acqua “in eccesso” da parte della Puglia. Un tema tecnico, che Michele Laezza non tocca direttamente. Ma in un certo senso, lo ha già raccontato. A modo suo, e con un linguaggio che non ha bisogno di parole.





