Nico Balice, un anno da sindaco: “Io felice, stiamo cambiando Termoli. Il turismo? Va ripensato, servono alberghi e non solo B&B”
A un anno dalla sua elezione, il sindaco di Termoli traccia un bilancio positivo: “Ho lo stesso entusiasmo del primo giorno”. Racconta il rapporto rafforzato con i cittadini, la sfida della pianificazione urbanistica e i progetti in corso per Pozzo Dolce e piazza Sant’Antonio. Sui parcheggi annuncia l’intervento su piazza Donatori di Sangue e il confronto con RFI per una possibile copertura parziale della ferrovia. Sulla crisi abitativa ammette i limiti degli affitti brevi: “Servono alberghi veri, non solo B&B e case vacanza”. E sul nodo Stellantis: “Non sarà una catastrofe, ma servono nuove produzioni sostenibili”. E poi periferie, decoro urbano, rapporti con la giunta, l’opposizione e con il presidente Roberti.
Un anno dopo la sua elezione a sindaco di Termoli, Nico Balice traccia un primo bilancio della sua amministrazione. In questa lunga intervista a Primonumero.it racconta lo stato d’animo con cui affronta il ruolo, conferma la linea sulla riduzione del consumo di suolo e rilancia: “Costruire di meno e meglio, la priorità resta il verde”. Dall’urbanistica al porto, dai parcheggi agli affitti brevi, il sindaco parla dei prossimi cantieri e degli obiettivi a lungo termine. Sulla crisi Stellantis: “Non sarà una catastrofe, ma il Comune sarà protagonista del cambiamento”. Sul turismo: “Servono alberghi, non solo B&B”. Su periferie, verde pubblico e coesione urbana: “Il vero errore è stato costruire Termoli a macchia di leopardo. Ora dobbiamo ricucire”.
È passato un anno dalla sua elezione, avvenuta con un ampio consenso. Qual è oggi il suo polso della città? È cambiato qualcosa nel rapporto con i cittadini rispetto alle aspettative iniziali? È più difficile del previsto oppure riesce a tenere il ritmo che si era dato?
“Oggi posso rispondere in maniera perentoria: mi sento come il 12 giugno del 2024. Stesso entusiasmo, stessi stimoli, stessa energia, stesse prospettive, stessa visione della città. E questo mi rinfranca, mi dà ancora più forza per andare avanti.
Per quanto riguarda il rapporto con i cittadini, lo trovo addirittura migliorato. Mi sento molto più vicino anche a persone che pensavo di conoscere bene: ho avuto modo di scoprirle più in profondità, grazie al confronto continuo. Penso sia un effetto positivo della politica, che sotto questo profilo apre la mente e crea nuove relazioni.”
C’è stata qualche sorpresa in questo primo anno da sindaco, rispetto a quando era solo candidato?
“Sicuramente c’è una fortissima limitazione della vita privata. Ma non mi pesa, perché so che questo è un ruolo che si affronta con dedizione e passione. È una missione che richiede di concentrarsi completamente sulla macchina amministrativa e sul raggiungimento degli obiettivi fissati nelle linee programmatiche, che abbiamo presentato fin dal primo Consiglio comunale.”
Ecco, nelle sue linee programmatiche aveva dichiarato che a Termoli si doveva costruire di meno e migliorare spazi verdi e servizi. Dopo un anno, alla luce di alcune nuove edificazioni non sempre gradevoli dal punto di vista estetico, è ancora convinto di quella visione? Ha ricevuto pressioni dai costruttori?
“No, sono sempre più convinto di quella linea. L’urbanistica a Termoli è un tema complesso. La città è in continua espansione, ed è vero che chi viene a viverci ha bisogno di una casa. Ma questo non significa riprendere a costruire in modo selvaggio o sconsiderato, trascurando la tutela del territorio.
Ribadisco che il verde e tutto ciò che porta benessere sociale – parchi giochi, piste ciclabili, attrezzature – restano una priorità. E non lo dico in astratto: sono cose che abbiamo già realizzato quest’anno, grazie ai fondi PINQUA, ad altri finanziamenti pubblici e anche con risorse del nostro bilancio.

Un esempio concreto, il più recente: la riqualificazione di Pozzo Dolce e Piazza Sant’Antonio partirà dal principio della sostenibilità. Piazza Sant’Antonio diventerà un’agorà fruibile da tutti, con verde, spazi pubblici e una nuova apertura verso il mare. Potrà ospitare grandi eventi, con una capienza di circa 12mila persone in piedi.
Pozzo Dolce, invece, sarà trasformata in un’isola sostenibile: verde, attrezzata, con giardini per bambini, chioschi, belvedere. Un luogo che tornerà a splendere”.

Quanti posti auto avete previsto nell’area di Pozzo Dolce? Anche se il progetto esecutivo non è ancora pronto…
“Contiamo di aumentare sensibilmente i posti auto intervenendo su Piazza Sant’Antonio e su Pozzo Dolce. Ritengo che, nel complesso, riusciremo a raddoppiare i posti attualmente disponibili solo su Piazza Sant’Antonio.
Tutto dipenderà da ciò che riusciremo a fare concretamente su Pozzo Dolce. Se riusciamo a riportare la piazza allo stesso livello della chiesa, i parcheggi aumenteranno esponenzialmente. Ma questo potrà essere verificato solo nella fase esecutiva del progetto.”
C’è stata già qualche polemica politica sull’appalto e sull’assegnazione dei lavori alla ditta Cogeco, che fa riferimento a Vincenzo Cotugno, cognato di Aldo Patriciello.
“Non mi appassiona. Davvero, non mi interessa. È stata una gara normalissima: sono state invitate diverse ditte e mi sembra sei, ora non ricordo neanche con precisione, hanno risposto. Per quanto mi riguarda, non sapevo nemmeno chi fosse Cogeco. Ha vinto l’impresa che ha ottenuto il punteggio più alto. Punto.”
Sono previsti incontri con la ditta, considerando che i lavori dovrebbero partire a settembre?
“Sì, gli incontri sono già in programma. Bisogna andare spediti, anche con tutti gli atti propedeutici all’avvio del cantiere. La ditta ha ottenuto un punteggio alto anche per la rapidità dell’intervento proposta, e per noi questa è una priorità assoluta. È chiaro che ci sono procedure amministrative da rispettare: se non si parte a settembre ma a ottobre, sarà per i tempi della conferenza di servizi. Ma resta l’obiettivo: realizzare l’opera in tempi stretti, per avere tutto pronto già per la prossima estate.”
Il problema dei parcheggi a Termoli è atavico. Avete attivato servizi navetta e parcheggi periferici, ma la situazione sembra ancora irrisolta. Serve qualcosa di più strutturale?
“Sì, assolutamente. Oltre agli interventi su Pozzo Dolce e Piazza Sant’Antonio, la vera svolta sarà il progetto su Piazza Donatori di Sangue. Lì prevediamo la realizzazione di un parcheggio multipiano: quattro livelli, circa 450 posti auto.
In parallelo stiamo lavorando con RFI: dopo la firma del protocollo, ci cederanno circa 120 parcheggi in via Duca degli Abruzzi, e hanno manifestato interesse a crearne altri anche su Viale Trieste. Non so ancora con quale progettazione, ma ci stiamo confrontando.”

Ci sarà la copertura dei binari? È un tema discusso da anni, e ricorrente tra i sindaci che l’hanno preceduta.
“Stiamo dialogando con RFI, ma il protocollo d’intesa attuale è generico su questo aspetto. Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo la copertura della ferrovia. Se non sarà possibile realizzarla in senso carrabile, allora puntiamo almeno a una soluzione dal forte impatto estetico. Non accetteremo barriere fonoassorbenti di tipo ordinario, quelle che si vedono in molte città italiane. Termoli non le merita: toglierebbero visuale, respiro, apertura.
Intanto, due passerelle pedonali collegheranno Viale Trieste a Corso Umberto, sia per i pedoni che per le biciclette. Ma tra i desideri dell’amministrazione resta una copertura – anche parziale – della stazione. È un intervento che può davvero ricucire la città, e lo porteremo avanti in ogni modo.”
Una segnalazione che arriva con insistenza è quella delle periferie: verde trascurato, marciapiedi rotti, poca illuminazione. I cittadini lamentano una forte attenzione per il centro e poca per i quartieri più ai margini. Che risponde?
“La risposta ha due livelli. Il primo riguarda un errore strategico del passato: si è costruita Termoli a macchia di leopardo, senza collegare i quartieri al centro. Questo ha spezzato la città e creato una distanza che oggi fatichiamo a colmare. È stato un errore della politica, prima ancora che dei costruttori. Un errore che oggi paghiamo.
Il secondo punto è che sì, rispondo al telefono tutti i giorni, e so bene quanto sia sentito questo tema. Abbiamo già iniziato a intervenire, con la riqualificazione delle aree verdi a Colle Macchiuzzo, Porticone, Contrada Colle della Torre, e con piccole installazioni urbane come l’Albero dell’Equilibrio, che migliorano il decoro.

Sul verde pubblico, però, c’è stato un problema oggettivo: si è passati da 60 a 170 ettari da gestire, ma l’appalto ereditato dalla precedente amministrazione di centrosinistra – della durata di 7 anni – non era più proporzionato alla realtà. Abbiamo appena implementato un nuovo appalto e rafforzato il numero degli operai: sono sicuro che ora funzionerà meglio. E monitoreremo molto di più le ditte sul territorio.
Per quanto riguarda l’illuminazione, ci sono già risultati visibili. Via Corsica, ad esempio, è tornata sicura e frequentabile anche di sera. Stiamo lavorando anche su altre zone, con nuovi impianti, asfalti e attraversamenti pedonali rialzati. Per noi il decoro urbano passa anche da qui: da segni visibili, quotidiani. Anche il Corso Nazionale oggi ha un colpo d’occhio diverso, con gli alberi che lo rendono più umano, meno simile a una pista d’atterraggio.”

Che fine ha fatto il progetto ex Rosary? Si è fermato del tutto o ci sono sviluppi?
“Siamo in attesa del privato. Nonostante diverse sollecitazioni, non abbiamo ancora visto l’avvio dei lavori. Mi hanno assicurato di essere pronti a partire, ma lo avevano detto anche a ottobre. Tutto dipende dalla volontà del soggetto privato. Noi, come amministrazione, siamo pronti e restiamo in attesa.”
C’è un’idea per realizzare uno studentato o alloggi pubblici per fasce vulnerabili, magari attingendo a fondi europei? Termoli potrebbe rilanciare anche il ruolo dell’università.
“Sì, c’è un’interlocuzione in corso, anche recente, sia con la Presidenza della Giunta Regionale sia con l’Università. Abbiamo spazi disponibili all’interno di quel comparto urbano per realizzare un’area destinata a studenti meno abbienti. Tutto, però, deve essere proporzionato all’incremento dell’offerta formativa.
Facoltà come Scienze statistiche, ad esempio, avrebbero un impatto importante, e potrebbero stimolare nuova attività universitaria, anche in collaborazione con atenei più grandi, come Bologna. È chiaro che non c’è ancora nulla di concreto, ma l’interlocuzione esiste e prosegue.
Innovazione, studio e ricerca sono parole chiave per il futuro. Abbiamo già eccellenze nel campo tecnico e umanistico: dobbiamo puntare anche sull’università, mantenendo un confronto stretto e costante.”

Questa è la prima vera estate programmata dalla amministrazione Balice. Si parla molto di destagionalizzazione, ma Termoli sembra ancora legata quasi esclusivamente alla stagione estiva. Avete un target preciso? Come rispondete a chi dice che la città è diventata cara, con pochi hotel e molti B&B dai prezzi non accessibili?
“Inizio dalla cultura, che per noi è centrale. Anche nei colloqui informali con gli imprenditori locali insisto spesso su un punto: bisogna tornare alla cultura dell’albergo. Il B&B è inflazionato, meno attrattivo, e si sta tornando a preferire la struttura con servizi interni. Lo dimostra il fatto che diversi hotel, nell’ultimo periodo, hanno riqualificato la propria offerta.

Sul piano culturale, stiamo definendo un accordo con l’Agenzia del Demanio attraverso il Piano Italia, che prevede la riqualificazione degli immobili pubblici dismessi. Il Nautico, ad esempio, potrebbe diventare un teatro di riferimento per la città. È vicino alla stazione, centrale, accessibile, e perfetto anche in chiave di parcheggi (visto anche il discorso di prima su Piazza Donatori). Con un teatro vero possiamo destagionalizzare gli eventi, offrire contenuti diversi e attrarre un pubblico più ampio, anche con età media più alta rispetto al classico turismo estivo.
La candidatura di Termoli a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea va proprio in questa direzione: è il primo passo per costruire un’offerta culturale che duri 365 giorni l’anno.”

Alcuni commercianti storici di Termoli – boutique, gioiellerie, negozi di fascia alta – lamentano che il turismo non produce ricadute dirette sulle loro attività. Dicono che, pur avendo porto turistico e litorale nord di livello, chi arriva va a fare shopping altrove. È una percezione sbagliata o c’è qualcosa da rivedere nel modello turistico?
“Sicuramente negli ultimi anni la fascia medio-bassa ha dominato. I locali e le serate lo dimostrano: sono frequentati soprattutto da giovanissimi. Allo stesso tempo, però, i prezzi al metro quadro continuano a salire: chi compra casa a Termoli ha certamente capacità di spesa.
È vero: oggi lamentarsi per aver speso 120 euro per una cena di pesce è frequente, ma poi ci si torna, magari anche più volte a settimana. Mentre l’alta gamma commerciale fa più fatica, forse perché il nostro turismo è ancora troppo “di prossimità”: Beneventano, Basso Abruzzo, Alta Puglia. È gente che, magari, le spese importanti preferisce farle a casa propria. È un argomento serio, che merita un’analisi sulle dinamiche reali del mercato locale.”
Termoli potrebbe ambire a diventare una meta turistica di livello più alto? Ha bellezza, identità, un borgo unico. Ma manca la capienza ricettiva.
“La politica deve fare la sua parte per avvicinare un target con maggiore capacità di spesa. Il porto turistico è una delle chiavi: può rendere Termoli più attrattiva per una fascia alta di turisti. E lo sarebbe ancora di più con il dragaggio del porto. Dragando, potremmo accogliere piccole navi da crociera. Anche se si dovessero fermare in rada, e andassimo noi a prendere i passeggeri, sarebbe un’occasione: porterebbe occupazione, nuovi flussi, nuove spese sul territorio. Cambierebbe il livello di consumo.
Oggi dobbiamo guardare oltre il turismo di massa. Serve un turismo sostenibile, equilibrato, con un’identità chiara. Anche alla luce dello sviluppo industriale che stiamo vivendo, dobbiamo immaginare un modello più maturo, che valorizzi la città e le sue risorse.”

A che punto sono gli interventi sul porto? Da anni si parla di dragaggio e rilancio, ma la situazione sembra ferma.
“Oggi c’è una diversa distribuzione delle competenze: Termoli è sotto l’Autorità di Sistema Portuale, quindi la governance non è più comunale né regionale. Il dragaggio, come in tutti i porti italiani, sarà gestito direttamente dall’autorità portuale.
Posso dire che c’è attenzione. L’altro giorno, ad esempio, abbiamo partecipato all’inaugurazione della corporazione dei piloti. È un segnale chiaro: si lavora per rendere il porto sicuro e accessibile anche a navi di medie dimensioni.
Penso spesso a quanto sarebbe stato bello, ad esempio, vedere l’Amerigo Vespucci non solo in rada, ma ormeggiata dentro il bacino portuale. Sarebbe stato un onore per Termoli. È proprio per questo che dobbiamo lavorare per rendere il porto pienamente fruibile.”
Uno dei problemi più sentiti oggi è quello degli affitti brevi: chi vuole trasferirsi a Termoli per vivere tutto l’anno fatica a trovare casa. Questo rischia di allontanare nuovi residenti. Cosa può fare la politica? Cosa intendete fare voi?
“La politica può agire in due modi. Il primo è la sensibilizzazione: far capire, anche informalmente, che gli affitti brevi possono essere un’arma a doppio taglio, soprattutto per chi li pratica. Perché è vero che rendono nell’immediato, ma alla lunga impoveriscono la città.
Il secondo modo è più diretto: adottare provvedimenti normativi, come già fatto in alcune grandi città, per limitare o regolamentare gli affitti brevi. Io spero che basti il primo approccio. Non voglio arrivare a misure che possano logorare i rapporti sociali o penalizzare chi ha investito. Ma Termoli deve crescere, e per farlo serve un senso di comunità. Un equilibrio tra interesse privato e bene collettivo. E credo che la strada del dialogo sia ancora la più efficace.”

Come sono i rapporti all’interno della giunta e con la maggioranza? C’è coesione politica?
“Siamo fortunati: è una bella squadra. Una giunta giovane, piena di entusiasmo, come lo ero (e lo sono ancora) io il primo giorno. Anche il gruppo di maggioranza è coeso, pur nella naturale diversità di vedute.
Troviamo sempre un confronto costruttivo, con soluzioni rapide. È per questo che posso dire con orgoglio che, in questo momento, stiamo correndo. E lo stiamo facendo tutti insieme.”
È soddisfatto dunque delle scelte fatte nella composizione della giunta? Le rifarebbe?
“Sì, sono soddisfatto. Rifarei le stesse scelte anche oggi. Ogni assessore e ogni consigliere ha portato un valore aggiunto. Anche negli incontri individuali trovo sempre spunti interessanti per il bene pubblico.
Se partiamo dal presupposto che vogliamo tutti bene a Termoli – e questo vale anche per l’opposizione – allora sia maggioranza che minoranza possono contribuire in modo importante alla crescita della città.”
E i rapporti con le minoranze come sono?
“Per come sono io caratterialmente, non possono che essere buoni (ride,ndr). Poi certo, quello che avviene in Consiglio è un’altra cosa: il confronto politico può essere acceso, anche con battute piccanti. Ma resta un confronto fisiologico e necessario.
Al di fuori dell’Aula, ho buoni rapporti con tutti. Voglio ringraziare anche i dipendenti comunali: ci aiutano a correre, lavorano con competenza e preparazione, e soprattutto lo fanno con il sorriso. Ed è qualcosa che si sente, ogni giorno.”

Il presidente della Regione, Francesco Roberti, continua a essere per lei un punto di riferimento politico e personale?
“Francesco è prima di tutto un amico, e io sono un amico per lui. Il nostro rapporto è prima affettivo, poi politico. In questo momento la Regione Molise sta cambiando passo, e lui è molto impegnato su questioni cruciali. Sa però che qui a Termoli l’amico corre bene, quindi può stare tranquillo.
Quando ho bisogno di un consiglio, non esito a chiederlo. E quando lui ha bisogno di un confronto o anche solo di sfogarsi, trova in me la stessa disponibilità. È un rapporto saldo, umano prima che istituzionale. E questo aiuta.”
Lei ha ereditato la questione Stellantis in un momento complicato. Termoli ospita il più grande stabilimento industriale del Molise. Se la fabbrica dovesse ridimensionarsi o chiudere, pensa che l’economia locale ne uscirebbe distrutta? O è aperto a un’evoluzione anche produttiva del sito?
“Premetto che il mio umore, in questi mesi, è cambiato spesso. Le notizie che arrivavano da Stellantis, dal Governo e soprattutto dall’Europa ci hanno fatto oscillare tra ottimismo e pessimismo. Non si trovava una direzione chiara.
Oggi auspico che si trovi una soluzione stabile per Stellantis e che questo presidio resti nel nostro territorio, anche se in forma ridimensionata. Se bisogna cambiare produzione, ben venga. Ma dev’essere una produzione sostenibile, che non intacchi l’ambiente.
Il nostro nucleo industriale deve stare al passo coi tempi: deve diventare attrattivo anche per nuove realtà produttive, sostenibili, legate all’innovazione e alle nuove tecnologie. Il Comune sarà protagonista, presente nel COSIB e pronto a fare la sua parte.
Non sarà la fine del mondo, no. Sono convinto che il territorio ha le capacità per reagire. Dobbiamo affrontare questo momento con realismo ma anche con visione: valorizzando il turismo, l’impresa e tutte le leve di sviluppo possibile.”
Roberta Morrone e Monica Vignale








