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Festival del Sarà, svelata anche futura tappa a Bergamo. ‘Avviso’ a Stellantis: “Qui a Termoli capitale identitario su automotive”
Ieri 19 luglio in piazza Duomo la seconda delle tre serate che ha ospitato, tra gli altri, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori, diversi giornalisti Rai tra cui Andrea Vignali che nella sua indagine relativa all’industrializzazione europea ha visitato proprio la principale fabbrica molisana di automobili. E c’è stato il ritorno di un termolese ora di stanza a Londra: il Vehicle Design Engineering Director di McLaren Luciano De Oto
Anche nella seconda serata del Festival del Sarà – come nella prima – è stato dato in chiusura l’importante annuncio di una nuova tappa – inedita – per i Dialoghi sul Futuro, sempre al Nord: oltre a Torino (nel 2026) ci sarà Bergamo (nell’ottobre prossimo) e la notizia è stata svelata da Antonello Barone con Giorgio Gori (ospite di punta a Termoli, oggi europarlamentare ma nei 10 anni precedenti primo cittadino appunto di Bergamo) assieme a Simona Maschi, fondatrice del Ciid – Copenhagen Institute of Interaction Design e quest’anno tra i partner del Festival – ora di stanza a Bergamo, dove si è aperto un nuovo capitolo del design interattivo e dell’innovazione sostenibile, appunto ciò di cui si occupa il Ciid, che sviluppa e poi implementa soluzioni innovative per affrontare le sfide della mobilità urbana sostenibile, creando esperienze che pongono al centro la sostenibilità ambientale, l’accessibilità e l’efficienza dei trasporti.

Ieri, nella serata centrale, con i vari relatori si è discusso di economia (a partire dalla questione dazi e dati, le ‘guerre’ che l’Europa è chiamata ad affrontare) e soprattutto di energia, ricerca, mobilità del presente ma soprattutto del futuro, con un occhio sempre rivolto alla sostenibilità.
A interloquire con Antonello Barone sul palco, oltre a Giorgio Gori (che in seno ad una delle commissioni europee si occupa giustappunto di industria, ricerca ed energia), i giornalisti Rai Monica Giandotti (in videocollegamento e che ha aperto il dibattito), Barbara Carfagna, che ha affrontato diffusamente il tema legato alle intelligenze artificiali, e Andrea Vignali, che arrivò proprio davanti ai cancelli della Stellantis Termoli per via della sua inchiesta sulla industrializzazione europea. E proprio lui provocatoriamente ha detto: “Qui ho trovato un capitale identitario legato a questa fabbrica, un capitale che si è costruito in due generazioni. Chiederei a Stellantis cosa e quanto perde a lasciare Termoli”.

Sul tema Giorgio Gori, da sempre favorevole sì all’elettrico ma sostenitore della necessità di accompagnare questa scelta industriale con gli investimenti giusti, ha prospettato un bivio: “O l’UE adegua gli strumenti agli obiettivi, confermando la scelta netta sulla tecnologia elettrica ma mettendo sul tavolo i soldi necessari, oppure – per lui la scelta più plausibile – si disegni una via europea alla sostenibilità più mediata”, ovvero leggasi auto ibride con la produzione di motori endotermici – certo, a bassa emissione – che può andare avanti in stabilimenti come quello termolese così come in quelli della bergamasca. “Nel mio territorio ci sono le stesse apprensioni che ci sono qui”.

L’Europa è stata in parte ‘accusata’ di aver dormito, e di essere in estremo ritardo ad esempio rispetto alla Cina per quanto riguarda l’automotive e le batterie elettriche. Ma non solo: “Stellantis ha scelto di fare la Gigafactory in Spagna (appunto e non a Termoli, ndr), lì l’energia costa un quarto che da noi. Sono scelte che un’azienda fa”, così il termolese, accolto da un applauso di benvenuto particolare dalla platea, Luciano De Oto, oggi Vehicle Design Engeneering Director alla McLaren, a Londra, che ha sottolineato il mancato investimento nell’innovazione a causa della quale oggi l’Italia ma l’Europa tutta si trovano a fare i conti.
Ad ‘accusare’ la politica, rea di non avere una strategia precisa, anche Fabio Pressi, Ceo di A2A E-Mobility, che si occupa di infrastrutture per la mobilità elettrica. “In Italia – le sue parole – le aziende dell’energia hanno investito un miliardo e mezzo in infrastruttura di ricarica, 65 mila punti di ricarica solo in Italia, dove ci sono 300 mila auto elettriche e le aziende continuano a investire perché sanno che quello è il futuro dal punto di vista industriale, o europeo o necessariamente da Cina e Stati Uniti. Il problema è capire come fare questa transizione, come costruire un’infrastruttura che deve crescere con la stessa velocità, deve ovviamente cambiare il parco auto, ci devono essere politiche di aiuto nell’arrivare a questa transizione in modo lineare”. E infine: “Se noi come industria di vari settori non capiamo questa trasformazione diventiamo vassalli della Cina e dell’America che hanno già capito” ha concluso Pressi.
Sempre sulla mobilità è intervenuto Massimiliano Cardullo per Aeroporti di Roma (partner del Festival così come quello di Bologna, per cui si è videocollegato il direttore Business Non Aviation Stefano Gardini) che ha illustrato i principali progetti per Fiumicino e in particolare la sua sfida sostenibile. “Saremo net zero con 20 anni di anticipo”.
Di sostenibilità ha parlato anche Marie-Charlotte Montaut, francese trapiantata a Bologna dove è Sustainability Officer per Ima Group. “Al contrario della percezione comune – ha affermato – le grandi aziende, multinazionali e non solo, pretendono di impattare meno e di ricevere prodotti sostenibili”.
Stasera, domenica e ultima serata dedicata al sottotema ‘Libertà’, sono attesi: Paolo Boccardelli – Magnifico Rettore Luiss (video); Antonio Perdichizzi – Fondazione Marea; Stefano Cappellini – Vicedirettore La Repubblica; Francesca Sofia – Direttore generale Fondazione Cdp; Selina Zipponi – Avvocata esperta Privacy e Artificial Intelligence compliance e Luce Visco – Presidente Arcigay Molise che parlerà del Molise Pride in arrivo a Termoli. Due momenti speciali per la terza serata: l’intervista – videotrasmessa – alla giornalista Milena Gabanelli e infine il dialogo con Lino Del Cioppo, termolese e Ceo di Key Partner, con cui Antonello Barone ha scritto a quattro mani il libro ‘Molise a due voci. Tra denuncia e speranza’.
Speranza che, come detto da molti, non può non essere legata all’investimento sul futuro e all’innovazione. “Ora è arrivato il momento, abbiamo menti brillanti e la creatività non ci manca”, così Carfagna.









