TERMOLI
|Da due anni a Rio Vivo, ora sulla spiaggia a nord. Anatra muta catturata e trasferita: “Non era il suo habitat”
L’esemplare – appartenente alla famiglia degli Anatidi – è originario delle Americhe ma da circa un paio d’anni è stata avvistata a Termoli. Ma se prima frequentava i canali di Rio Vivo, di recente si era trasferita prima nei lidi sotto il Castello e poi pian piano sempre più a nord. Ma ora i bagnanti che si erano affezionati a lei non la vedranno più scorazzare tra gli ombrelloni e i lettini…
Da oltre due anni si aggirava indisturbata tra i canali e le vasche naturali di Rio Vivo, a Termoli, ma negli ultimi tempi ha attirato l’attenzione di turisti e cittadini mentre passeggiava tra gli ombrelloni in spiaggia sul litorale nord: si tratta di un’esemplare di anatra muta domestica, una specie alloctona (o aliena che dir si voglia) originaria del Centro e Sud America. Nome scientifico Cairina moschata. Viveva insieme ai germani reali selvatici ed altri acquatici che nel periodo della migrazione frequentano i canali di Rio Vivo che sono diventati l’unico ambiente umido presente nella parte meridionale del comune di Termoli.
A spiegare l’insolita presenza è un ornitologo del Gruppo Molisano Studi Ornitologici, il dottor Nicola Norante, che da tempo monitora la zona: «Rio Vivo è diventato uno scrigno di biodiversità, perché rappresenta l’unica zona umida del litorale. Non ci sono laghetti, quindi molti animali acquatici trovano rifugio nei canali, nelle vasche artificiali e persino alla foce del fiume».
L’esemplare è stato a un certo punto notato tra le canne palustri, dove spiccava il suo piumaggio bianco e le tipiche caruncole rosse (simili a quelle del gallo, per intenderci) che ha sul capo. «Quando l’abbiamo vista, ci siamo chiesti che animale fosse: poi, osservandola meglio con il binocolo, abbiamo capito che si trattava di un’anatra muta, probabilmente scappata da un allevamento. Si tratta di una specie domestica, non selvatica, introdotta in Europa probabilmente dai coloni spagnoli nel ‘700 perchè ha carni molto proteiche e viene ancora oggi allevata a scopo ornamentale o alimentare». Quindi stavolta nulla centra il cambiamento climatico.
L’esemplare ha vissuto per lungo tempo in libertà nei pressi di Rio Vivo, ma – precisa l’esperto – non si tratta del suo habitat naturale. «Sulle spiagge non può nutrirsi adeguatamente. In canali e zone umide sì, trova vegetali, girini, alghe, ma in mare aperto o sulla sabbia non sopravviverebbe a lungo».
Inoltre, la sua presenza poteva rappresentare un rischio per la fauna selvatica locale perchè si correva il rischio di quello che scientificamente si chiama inquinamento genetico: «Le anatre domestiche possono ibridarsi con le specie selvatiche e causare inquinamento genetico alla specie pura, un po’ come avviene anche tra lupi e cani. Fortunatamente, il rischio l’anatra muta appartiene a una specie diversa, quindi gli eventuali ibridi sarebbero sterili, riducendo i danni alla biodiversità».
Nei giorni scorsi, l’anatra è stata catturata da personale del GADIT (Guardie Ambientali d’Italia) sempre sul lungomare nord, dove era tornata dopo un primo spostamento sul lungomare sud, e affidata a chi potrà garantirle condizioni più adeguate. «Non verrà rimessa in libertà – chiarisce l’ornitologo – perché non è un animale selvatico e non riuscirebbe a sopravvivere autonomamente».
L’esemplare, oltre a suscitare interesse scientifico, ha anche attirato la curiosità di turisti e bagnanti, trasformandosi in una mascotte estiva improvvisata. «Era diventata una presenza familiare, passeggiava tra gli ombrelloni. Ma è giusto che sia ora in un luogo più adatto».
Una storia che unisce biodiversità, tutela ambientale e curiosità balneare, e che ricorda quanto sia importante osservare – e proteggere – con attenzione ogni forma di vita, anche quelle più insolite.






