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Roccamandolfi, i ‘castellani’ esaltano storia e luoghi. Il sindaco: “Sogniamo di girarci un film”

Incontro organizzato a palazzo Pignatelli dall’Istituto Italiano dei Castelli, sezione Molise. Visitati i monumenti e rievocati la storia e i grandi personaggi che hanno ‘vissuto’ una fortificazione e un borgo sempre piú apprezzati dai turisti.

Risplende nei fasti di una storia nobile e affascinante Roccamandolfi, unico centro molisano a rientrare nelle tre aree previste nella definitiva perimetrazione del nuovo Parco nazionale del Matese.
La sezione Molise dell’Istituto Italiano dei Castelli ha organizzato una giornata di studio che ha previsto un significativo approfondimento delle bellezze, dei monumenti locali e delle vicende storiche, naturalmente.

Cordiale accoglienza da parte del padrone di casa, il sindaco Giacomo Lombardi che ha introdotto la folta rappresentanza di soci ‘castellani’ a palazzo Pignatelli dove si è tenuto il primo momento della giornata.

Castello roccamandolfiCastello roccamandolfiCastello roccamandolfiCastello roccamandolfiCastello roccamandolfiCastello roccamandolfi

Moderatrice la presidente onoraria dell’Istituto Onorina Perrella, sono intervenuti il professor Sebastiano Martelli dell’Università di Salerno, originario del luogo, il presidente della sezione regionale Franco Valente, Antonio Scasserra, anche lui origini roccolane, presidente del Museo delle Vestimenta, Muses, progetto museale aperto tre settimane fa, con una Collezione dichiarata ‘bene culturale di notevole interesse nazionale’ dal Ministero della Cultura, e l’architetto Lucio Giorgione, consigliere dell’IIC.

Tema di studio il feudo di Roccamandolfi, chiamato Rocca Magenula e Rocca Manolfa, che apparteneva nel periodo longobardo alla Contea di Bojano, mentre la sotto la dominazione normanna fu di proprietà della Contea di Molise. Luogo centrale della storia il castello di Rocca le cui origini sono collegate all’esistenza, nel X secolo, del Conte di Bojano, Maginulfo.

Tra conflitti ad ampio spettro geografico e singoli assalti il castello arriva fino alla presa di possesso da parte delle truppe di Federico II. In seguito, tra fughe e catture, l’ufficiale di Carlo d’Angiò Bernardo di Rayano riceve l’ordine di distruggere la fortificazione e far trasferire in un sito ubicato 200 metri più in basso, nella zona detta ‘casale’ forse il luogo dell’odierna Roccamandolfi, gli abitanti che vivevano ai piedi della rocca. Il castello non venne mai più ricostruito.
Tanto interesse per un sito che conserva un fascino misterioso, benché della fortezza non siano rimasti che ruderi, che, alcuni dei presenti ha successivamente visitato al termine di una breve escursione.

Il gruppo dei ‘castellani’ si era nel frattempo già trasferito all’esterno nei pressi di una croce stazionaria ottimamente conservata, che è stata ‘spiegata’ dall’esperto Franco Valente, autore della pubblicazione ‘Croci stazionarie nei luoghi antichi del Molise’ edito da Regia Edizioni nel 2012.

Infine, l’attesa visita al Museo dei briganti, altro simbolo del passato di un borgo, che, attraverso un’esperienza immersiva, accende una luce su una delle epoche storiche e dei fenomeni più controversi della storia dei nostri luoghi.

Roccamandolfi preserva in maniera fiera e un po’ silenziosa il suo fascino antico e rurale, le sue particolarità, offrendo oggi attrazioni, servizi e un paesaggio fantastico, in grado di attirare decine di migliaia di turisti ogni estate.

Intanto il sindaco Giacomo Lombardi è ben contento di aver ospitato gli amanti dei castelli e delle fortezze, del medioevo e della storia dei borghi molisani: “Ringrazio l’Istituto de Castelli, sezione Molise, per aver scelto Rocca e il castello come meta di attenzione. E’ stato dato lustro in particolare al castello che è un simbolo di appartenenza e identità culturale di Roccamandolfi. E’ un monumento al nostro passato e attira non solo turisti ma anche musicisti che piú di una volta lo hanno scelto per girare i loro video clip. Ora il sogno è girarci un film, c’è una sceneggiatura giá pronta, speriamo che ci sia l’investimento giusto e che la cosa possa un giorno andare in porto” conclude Lombardi.   m.cavaliere