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Restare in movimento: l’antropologo Vito Teti rilancia il futuro delle aree interne

Le aree interne del Molise al centro del dibattito sulla rigenerazione territoriale con l’antropologo Vito Teti. Rinascita, restanza, cammino e cambiamento: sono questi i concetti chiave che hanno animato l’incontro con l’esperto Teti, mercoledì 25 giugno a Castel del Giudice, nel cuore del Molise, nell’ambito del progetto “Castel del Giudice Centro di (ri)Generazione – Attrattività Residenziale e Culturale per l’Appennino”, finanziato dal Bando Borghi del PNRR.

In una sala gremita dell’albergo diffuso Borgotufi, cittadini, amministratori e studiosi si sono confrontati sul tema dello spopolamento e sulle strategie per contrastarlo, a partire dal titolo dell’evento: “Restare, in movimento. Paesi, persone, senso dei luoghi”. Un’iniziativa che ha offerto spunti profondi sulla sfida che riguarda tanti borghi italiani: ripensare il rapporto tra partire e restare, fra memoria e futuro.

Introdotto dal sindaco Lino Gentile e intervistato da Letizia Bindi, antropologa dell’Università del Molise, Teti ha ribadito che «l’antropologia non può limitarsi a osservare: deve diventare protagonista del cambiamento». Ha ricordato le difficoltà logistiche delle aree interne, spesso isolate più di quanto si pensi, e ha lanciato un messaggio chiaro: «La cultura popolare, spesso derisa in passato, oggi è linfa per una nuova generazione di artisti e attivisti che ridanno voce ai paesi».

Attraverso memorie familiari e proverbi del Sud, Teti ha sottolineato che «il mondo tradizionale era in movimento»: pastori, contadini, pellegrini attraversavano i territori. «Forse il futuro non è avanti, ma alle spalle», ha affermato, ribadendo l’importanza del camminare come gesto sacro e come chiave per riscoprire senso, memoria e identità.

aree interne Molise Teti

Concetto centrale della riflessione di Teti è quello di restanza, intesa non come staticità o rassegnazione, ma come azione consapevole: restare nei paesi per costruire, innovare, immaginare nuove economie. «Restare solo per contare i morti non ha senso. Bisogna prendere consapevolezza di ciò che si può fare», ha detto.

A sostegno, Letizia Bindi ha evidenziato come spesso sia la percezione di irrilevanza a bloccare le comunità: “qui non si può fare nulla”. Al contrario, è necessario ricostruire fiducia, rimettere in circolo saperi locali e progettare economie nuove, legate alla cultura e alla sostenibilità.

Il caso di Castel del Giudice dimostra che è possibile invertire la rotta: da oltre vent’anni il piccolo borgo dell’Alto Molise investe in rigenerazione territoriale, lavoro e qualità della vita. Il progetto del Centro di (ri)Generazione potenzia ora questi sforzi, guardando alle aree interne non come periferie da salvare, ma come centri di innovazione culturale e sociale.

aree interne Molise Teti

«Il pieno può nascere solo dove c’è il vuoto», ha concluso Teti nel suo intervento sulle aree interne del Molise. «E quel vuoto si può riempire di immaginazione, di comunità, di futuro». L’incontro si è chiuso con una certezza condivisa: restare è ancora una possibilità, se si resta in movimento.