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Femminicidio Romina De Cesare: Cassazione conferma la condanna per Ialongo

L’ex fidanzato della vittima condannato a 24 anni di detenzione. L’avvocato Danilo Leva esprime soddisfazione: “Condanna giusta, tesi solide, confermate dalla perizia. Nessun dubbio sulla lucidità dell’imputato e sulla presenza delle aggravanti, compreso lo stalking”

A volte il destino sa essere preciso, chirurgico. Tagliente, come la lama di quel coltello che per 14 volte ha trafitto Romina.
Avrebbe festeggiato il compleanno, ieri. E oggi la Cassazione ha rigettato il ricorso promosso dalla difesa del suo assassino. Niente da fare per Pietro Ialongo: resterà in carcere, perché era capace di intendere e di volere quando ha ucciso la sua ex fidanzata, perché l’ha perseguitata ingenerando in lei paura, ansia, timori che erano fondati, perché l’ha uccisa quando lei si fidava ancora di lui visto che vivevano nella stessa casa.

Papà Mario è appena rientrato a Cerro al Volturno quando la telefonata dell’avvocato Danilo Leva lo raggiunge. La voce si fa tremante quando lo ringrazia di questo percorso fatto insieme, con dignità e la certezza che la Giustizia avrebbe fatto il proprio corso. Piange. Si chiude oggi la vicenda giudiziaria, il giorno dopo il compleanno che Romina avrebbe festeggiato in famiglia, con il suo sorriso accennato e gli occhi limpidi e gioiosi. Non si chiuderà mai il cammino di un padre che, in una notte di inizio maggio, ha perso la sua unica, amata figlia, per mano di quel ragazzo che aveva accolto in casa, che era parte di quel microcosmo di affetti, che ha tradito anche la sua fiducia.

Ricorso rigettato. “Termina così una vicenda giudiziaria particolare – commenta l’avvocato Danilo Leva –, siamo soddisfatti del lavoro fatto al fianco dell’accusa per sostenerne il costrutto. Siamo soddisfatti perché le nostre tesi hanno retto, erano solide”. Si lascia andare a qualche considerazione in più, l’avvocato Leva, oggi che si chiude definitivamente quel faldone ma non la storia che lo ha colpito come uomo, come padre, come professionista.

Non c’erano gli estremi per riconoscere l’incapacità di intendere e di volere. La perizia ha confermato ulteriormente sul piano scientifico le evidenze istruttorie. Ialongo è stato lucido nell’organizzazione dell’omicidio, nella sua condotta successiva, nello scrivere quei biglietti, nella cancellazione delle tracce ematiche sul coltello. La sua storia clinica non ha mai evidenziato problemi, né prima, né durante e né dopo il delitto.
Sì, sono soddisfatto della discussione di oggi in Cassazione anche perché le aggravanti c’erano e ci sono ancora: la loro non era una mera coabitazione, era il risultato di un rapporto lungo, di coppia. C’era reciproco affidamento, Romina si sentiva protetta in quella abitazione. Lo stalking è evidente: è stata perseguitata nell’ultima settimana, in lei sono cresciute ansie, paure e timori. L’escalation poi è culminata in quelle 14 coltellate”.

La Cassazione ha messo il punto, Ialongo resta in cella. Papà Mario e il fratello Antony (rappresentato dall’avvocato Fiore Di Ciuccio) vivono in una ‘detenzione’ diversa: senza quella ragazza allegra dai capelli biondi e gli occhi sinceri che ieri avrebbe spento le candeline.

Danilo leva