Arte e resistenza
|Cvtà Street Fest compie 10 anni, Alice Pasquini firma un grande murale omaggio alla Palestina
Si è conclusa a Civitacampomarano la decima edizione del festival di street art ideato dall’artista romana. Tra bilancio positivo, opere d’autore e un murale che parla al mondo intero con la forza silenziosa di un simbolo: una fetta d’anguria per la libertà del popolo palestinese.
Civitacampomarano, il borgo molisano di poco più di 300 anime divenuto museo internazionale a cielo aperto, ha celebrato un compleanno che dieci anni fa sembrava impossibile: la decima edizione del Cvtà Street Fest, il festival internazionale di arte urbana nato nel 2016 da un’idea dell’artista Alice Pasquini. Tre giorni – dal 30 maggio al 1° giugno – di colori, voci, relazioni e arte condivisa, che hanno trasformato ancora una volta le ferite del paese in superfici narrative, abitabili e vive.
Un bilancio che va oltre i numeri – circa 25mila visitatori negli anni – per raccontare un’operazione culturale di lungo periodo che ha saputo fare dell’arte non un ornamento, ma uno strumento di rigenerazione sociale, identitaria e politica. Murales, poetry slam, live set internazionali e passeggiate fotografiche: anche quest’anno il festival ha mantenuto la sua doppia anima, popolare e profonda. E ha saputo tenere insieme la dimensione internazionale con il radicamento nel territorio, grazie alla partecipazione attiva della comunità locale, che ha accolto artisti da tutto il mondo.
Tra i nomi di questa edizione: Jaune, Case Maclaim, Lucy McLauchlan, Xenz, Twoone ed Elfo, ognuno con una poetica diversa ma tutti chiamati a confrontarsi con muri lesionati, scorci dimenticati, porte sbilenche. Perché a Civita – come lo chiamano i residenti – l’arte non arriva, ascolta.

E ad ascoltare, quest’anno, è tornata anche lei: Alice Pasquini, ideatrice e direttrice artistica del festival, che dopo anni “dietro le quinte” è tornata a dipingere. Lo ha fatto con un’opera potente e simbolica, che ha subito attirato l’attenzione del pubblico e degli altri artisti: una ragazza incappucciata che tiene tra le mani una fetta d’anguria come fosse un sorriso. Un gesto semplice, che però racchiude un messaggio preciso. E’ un omaggio alla Palestina libera, “un segno visivo di libertà, dignità, resistenza”.
L’anguria – con la sua buccia verde, la polpa rossa e i semi neri – richiama i colori della bandiera palestinese ed è diventata un simbolo visivo alternativo alla bandiera stessa, spesso vietata nei territori occupati. Dove la politica censura, l’arte trova nuove forme di espressione. Il murale di Alice Pasquini, ideatrice del Festival e capace di portare in Molise artisti di fama internazionale che hanno trasformato il comune in un simbolo di resistenza, vuole essere – ed è – un ponte con ciò che accade nel mondo.
Un ponte, appunto. Come quello che in dieci anni il Cvtà Street Fest ha costruito tra un paese che frana e un futuro che resiste. Non ha fermato lo spopolamento, non ha sanato le ferite, ma ha riacceso un senso collettivo di appartenenza e possibilità. È successo con gli artisti, con gli abitanti che mettono a disposizione i muri delle loro case, con le famiglie che sono tornate, con le attività che hanno aperto.
Nel tempo il festival è diventato un caso di studio per la rigenerazione culturale dei borghi, ricevendo riconoscimenti importanti. Lo stesso Alice Pasquini, nel 2024, è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, a conferma del valore sociale della sua visione artistica.
Oggi tra vicoli che odorano di pietra e memoria, otre 90 murales di 50 artisti internazionali raccontano dieci anni di arte come cura. Dieci anni in cui Civitacampomarano ha smesso di essere una nota a margine per diventare un luogo vivo, dove l’arte urbana è cultura, politica, dialogo. E, da quest’anno, anche un grido silenzioso per la libertà della Palestina.



