Stop infezioni da tubercolosi bovina in Alto Molise, Regione ristorerà allevatori. Primiani avverte: “Priorità alle aziende a norma”
29 maggio 2025 | 10:25
Un vasto territorio da pascolo a Montenero Val Cocchiara
Da sei mesi era vietato il pascolo per un focolare di tubercolosi bovina a Montenero Val Cocchiara e Pizzone. L’assessore Micone ha annunciato ristori regionali per 200 mila euro ma il consigliere del M5S dice: “Sarebbe paradossale e controproducente utilizzare fondi pubblici per finanziare il ripristino di quelle stesse aziende che, non essendo a norma, hanno contribuito a creare e aggravare i problemi sanitari del territorio”.
Nella giornata di ieri l’Asrem ha fatto sapere che non ci sono più casi di tubercolosi bovina in alto Molise. La notizia è stata accolta positivamente dall’assessore regionale all’agricoltura Salvatore Micone e dagli allevatori dei territori colpiti sei mesi dall’infezione a Montenero Val Cocchiara e a Pizzone.
Quello appena trascorso, infatti, è stato un periodo molto difficile per il divieto di pascolo imposto per evitare la diffusione del contagio e che ha causato la perdita di capi di bestiame e all’aumento dei costi di produzione agganciati al mancato utilizzo del pascolo, alla difficoltà di stoccaggio delle deiezioni e, non ultimo, all’abbattimento preventivo di animali infetti.

“A tal proposito – scriveva ieri Micone – su mia proposta, seppur nelle ristrettezze di bilancio regionale, la Regione ha individuato risorse pari a 200.000 euro per ristorare e dare sostegno agli allevatori colpiti ed al territorio interessato, assicurando, inoltre, l’impegno a
reperire ulteriori risorse economiche per poter, in una successiva fase, intervenire con provvedimenti puntuali volti al ripristino del capitale zootecnico, favorendo con aiuti in conto capitale il ripopolamento delle mandrie colpite da provvedimenti di abbattimento sanitario.
reperire ulteriori risorse economiche per poter, in una successiva fase, intervenire con provvedimenti puntuali volti al ripristino del capitale zootecnico, favorendo con aiuti in conto capitale il ripopolamento delle mandrie colpite da provvedimenti di abbattimento sanitario.
Invece, mi preme sottolineare e precisare, in merito alla diffida legale presentata dal Comitato Allevatori e Agricoltori del Territorio che, per quanto concerne i ristori da danni causati da cinghiali, come Regione abbiamo stanziato, nel bilancio annualità 2024, 1,5 milioni di euro e per l’annualità corrente 800.000 euro destinati a risarcire gli agricoltori per danni alle colture ed alla zootecnia causati da fauna selvatica. Inoltre, è stato stipulato apposito contratto di assicurazione per coloro che hanno riportato danni da sinistri stradali per la stessa causa, e previsti nel bilancio 2025 oneri per franchigia per incidentistica stradale pari a 1 milione di euro”.

E proprio sulle risorse stanziate è intervenuto oggi il consigliere regionale Angelo Primiani (M5S): ” Oggi si prende finalmente atto della gravità della situazione, ma non basta: ora i fondi stanziati con l’ultima legge di bilancio devono essere usati in modo virtuoso per il rilancio del settore zootecnico.
Mi riferisco nello specifico ai 200mila euro che abbiamo sollecitato attraverso specifica mozione e che assumono un’importanza strategica fondamentale in questo contesto. È imprescindibile che questi fondi vengano utilizzati in maniera responsabile. I contributi devono essere destinati prioritariamente a rilanciare le aziende che hanno subito danni dalla tubercolosi bovina; a sostenere tutti quegli operatori che hanno sempre rispettato le prescrizioni di legge e quindi a premiare la correttezza di chi ha sempre operato nel rispetto delle normative.
Sarebbe paradossale e controproducente utilizzare fondi pubblici per finanziare il ripristino di quelle stesse aziende che, non essendo a norma, hanno contribuito a creare e aggravare i problemi sanitari del territorio. Dopotutto lo dimostrano le recenti ordinanze di ripristino dello stato dei luoghi: è proprio la mancanza di conformità alle norme che ha alimentato le criticità di cui molti allevatori ancora pagano il prezzo più alto.
È una questione di giustizia e di buonsenso: i fondi pubblici devono premiare chi ha operato correttamente e sostenere il rilancio di un settore che rappresenta una risorsa preziosa per il territorio”.


