Pasticcio informativo
|Odio social, il caso del dirigente che lavora a Campobasso non c’entra nulla con il denunciato per vilipendio alla Repubblica
Contrariamente da quanto scritto da Repubblica e ripreso dalla stampa locale, il funzionario pubblico che lavora in una agenzia alle dipendenze di un Ministero non era stato già denunciato dalla Digos, che invece ha cominciato a occuparsene in seguito alla pubblicazione dell’articolo su Primonumero. Al momento il funzionario pubblico che ha pubblicato post offensivi contro Papa Francesco e i migranti non risulta denunciato.
Il dirigente in servizio in una importante agenzia ministeriale di Campobasso che con i suoi commenti d’odio ha gettato discredito sulla Pubblica amministrazione per la quale lavora e che rappresenta non è la stessa persona denunciata nelle scorse settimane.
Il dubbio è lecito ma non si tratta dello stesso uomo, contrariamente a quanto scritto da repubblica e ripreso – senza verifiche – dalla stampa locale. I due casi sono simili nei toni e nei contenuti, ma ben distinti. Il primo risale al 6 maggio, quando la Questura di Campobasso ha comunicato la denuncia di un uomo per vilipendio alla Repubblica, propaganda razziale e istigazione all’odio. Un’inchiesta seguita dagli uomini della Digos che ha riguardato contenuti estremamente gravi, come l’incitamento a delitti a sfondo razziale e gli insulti alle istituzioni e al Capo dello Stato.
Il secondo caso è invece quello del funzionario pubblico che, con post offensivi rivolti a Papa Francesco, ai migranti e ad altre figure pubbliche, ha sollevato indignazione nell’opinione pubblica molisana e non solo. Ma non risulta al momento destinatario di alcun procedimento penale. Si tratta di due episodi separati, che coinvolgono due persone diverse.
Nonostante la somiglianza tra i comportamenti e l’evidente impatto sull’immagine della Pubblica amministrazione, non esiste alcun collegamento tra i due soggetti. Lo precisiamo anche per correttezza verso i lettori: il nostro dubbio su un possibile collegamento tra i due episodi era sorto, come per altri colleghi, visto che anche noi – come tutte le altre testate – avevamo ricevuto il comunicato ufficiale della Questura.
È per questo che l’affermazione contenuta nella rubrica “Pietre” di Paolo Berizzi su Repubblica, ripresa ieri da diversi giornali locali, risulta infondata: non è vero che il dirigente dell’ente ministeriale è stato denunciato per reati d’opinione. A oggi, non risulta a carico dell’uomo alcun procedimento giudiziario.
Una rettifica doverosa, che fa chiarezza e restituisce il giusto perimetro a due vicende diverse, seppur accomunate da un linguaggio d’odio che sempre più spesso dilaga sui social, coinvolgendo anche chi rappresenta le istituzioni.







