Il dovere di una reazione per l’orrore in Palestina: Campobasso ci prova mobilitandosi per la pace
E’ una voce piccola quella di Campobasso, ma potente per il messaggio che vuole lanciare: stop immediato all’orrore della guerra e riconoscimento dello Stato della Palestina.
E’ stato un pomeriggio intenso e appassionato lungo Corso Vittorio Emanuele II dove, col patrocinio del Comune capoluogo, i cittadini e le realtà associative del posto, da Casa del Popolo ai Malatesta, hanno organizzato una serie di iniziative e un flash mob a pochi giorni dalle commemorazioni della Nakba, l’inizio dell’esilio palestinese avvenuto nel 1948.
Live painting, un enorme murale collettivo su pellicola trasparente steso tra due pali, letture e un banchetto per la vendita della Gaza Cola, la bibita prodotta da palestinesi in Polonia per raccogliere fondi per la ricostruzione.
Addosso a ciascun partecipante, anche se non erano moltissimi, la responsabilità, il dovere di denunciare il genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania: dopo un assedio durato oltre settanta giorni la situazione è fuori controllo. Il prezzo più alto lo hanno pagato le vittime, ma anche i sopravvissuti: a Gaza manca tutto in questo momento e non saranno i primi camion con gli aiuti umanitari a ristabilire l’ordine. Non c’è acqua, non ci sono farmaci, non ci sono uova, carne, mancano frutta fresca o verdure, insomma, c’è carenza di tutto. Solo il lutto abbonda: ogni famiglia di palestinesi piange almeno un morto ammazzato e altri se ne aggiungono oltre che per le bombe anche per la malnutrizione che è una piaga.
I bambini stanno letteralmente morendo di fame e porteranno addosso i segni di questa condizione per molto tempo.
Le parole ormai non bastano più, serve il “dovere di una reazione” come ha detto la giornalista Monica Maggioni durante la sua intervista di questa sera a Piazza Pulita. (AD)





