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Dieci anni di arte e resistenza che raccontano il Molise per quello che è: piccolo, fragile, ma ostinatamente vivo

Da ieri e fino a domani 1° giugno a Civitacampomarano si celebra la X edizione del festival di street art ideato da Alice Pasquini. Un compleanno importante per un evento che ha trasformato un paese in declino in una meta internazionale, con oltre 90 opere e una comunità che resiste, crea e rinasce.

In certi luoghi l’arte non si limita a decorare: abita, cura, scava e racconta. Non si appende ai muri, li ascolta. Non si sovrappone al paesaggio, lo attraversa con rispetto. Succede in luoghi lontani dalle rotte consuete, dove l’urgenza non è stupire ma resistere. Civitacampomarano è uno di questi posti: un piccolo borgo molisano aggrappato alla sua collina, con le case che scivolano via a poco a poco, la frana che minaccia ogni equilibrio e spacca in due il cuore del paese, e le strade che si svuotano come le vene di un corpo stremato. Eppure, da dieci anni, in questo scenario apparentemente destinato al silenzio, va in scena un miracolo fatto di colori, relazioni, visioni e tenacia.

Non è turismo di massa, non è consumo culturale mordi e fuggi. È, semmai, un rituale collettivo, che ogni anno si rinnova e si sedimenta. E che dopo dieci anni ha solide fondamenta. Una forma di cittadinanza artistica che ha saputo trasformare porte sbilenche e muri lesionati in superfici narrative, capaci di ospitare opere che parlano non solo agli occhi, ma al cuore e alla storia di chi guarda.

Dal 2016, il Cvtà Street Fest ha riscritto il destino di Civitacampomarano senza illusioni, ma con una costanza ostinata. L’arte non ha fermato la frana, non ha riportato in vita le case, non ha cancellato l’emigrazione o lo spopolamento, certo. Ma ha acceso qualcosa che non si spegne: uno sguardo nuovo, una comunità che si è riscoperta parte di una storia più grande, una possibilità di restare – o almeno di tornare. Perché qui non si viene solo per ammirare murales. Si viene per toccare con mano la prova che anche il vuoto può essere riempito, anche la marginalità può generare senso e fare notizia.

cvtà murales restaurati

Ed è per questo che, nella sua decima edizione, il Cvtà Street Fest va oltre il festival e diventa un racconto lungo dieci anni di resistenza e di bellezza. Un esperimento riuscito di rigenerazione artistica e politica, che ha fatto del Molise non una nota a margine, ma una parola centrale.

Civitacampomarano festeggia oggi un compleanno che nessuno, dieci anni fa, avrebbe potuto prevedere. Dieci anni di street art, di arte urbana fusa con pietra, memoria, ferite e sogni. Dieci anni di Cvtà Street Fest, il festival internazionale di arte urbana ideato dall’artista romana Alice Pasquini, che ha trovato in queste vie silenziose – spesso deserte, spesso ferite – un palcoscenico per dire che l’arte può cambiare le sorti di un paese. E per dimostrare, senza proclami, che anche in Molise, dove i borghi spariscono nel silenzio, si può scrivere un’altra storia.

Dal 30 maggio al 1° giugno 2025, Cvtà Street Fest celebra la sua decima edizione come atto di resistenza culturale. Per celebrare la decima edizione, Alice Pasquini torna a dipingere nel borgo, dopo anni di direzione artistica “dietro le quinte”. Il suo ritorno è un gesto dal forte valore simbolico, che completa il cerchio aperto dieci anni fa. “Gli artisti – racconta – irrompono con la vitalità dell’energia creativa a rianimare il borgo. Portano colori, suoni e storie. Durante il Cvtà street fest avviene uno scambio di culture che rendono identitarie le creazioni artistiche”, e non è retorica: è il racconto di un paese dove il gesto pittorico diventa cura e memoria.

Nel 2024, Pasquini è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: il riconoscimento istituzionale di un lavoro artistico e sociale che ha valicato i confini del Molise per raccontare, ovunque, che l’arte è anche responsabilità e comunità.

murale alice pasquini tavenna

Il programma di quest’anno è all’altezza dell’occasione. Non è un caso se il sottotitolo è “L’Italia che r/esiste offre i suoi muri agli artisti di tutto il mondo”. A Civitacampomarano arrivano Jaune, artista belga celebre per i suoi ironici operatori ecologici in miniatura, che giocano con le proporzioni e il nonsense urbano. Case Maclaim, pioniere del fotorealismo e fondatore della Ma’Claim Crew tedesca, trasforma i muri in superfici tridimensionali. Dall’Inghilterra arriva Lucy McLauchlan, con i suoi motivi fluidi in bianco e nero, tra calligrafia e ambientalismo.

Ci sono anche Xenz, testimone della scena dei graffiti anni ’80 e oggi poeta visivo della natura urbana; Twoone, artista giapponese che fonde Oriente e Occidente in opere oniriche e simboliche; e Elfo, italiano, dissacrante, concettuale, provocatorio. Ogni artista porterà a Civita la sua visione, ma dovrà farla dialogare con porte chiuse, pietre, crepe, scorci dimenticati. Perché qui, l’arte non arriva, ma si adatta. Non invade, ma ascolta.

E poi, tutt’intorno e a fare da corollario all’arte, suoni, voci, corpi. Tra gli eventi in programma, un live set del celebre DJ Andy Smith, storico membro dei Portishead e dei Prodigy, che porterà a Civitacampomarano le sonorità funk, soul, reggae e rhythm & blues.  Oltre a lui, DJ Vadim e MistaP, tra soul, reggae, elettronica e contaminazioni underground.

Torna anche la poetry slam, la sfida poetica a suon di versi, dove la voce è arte e il pubblico è giuria. E prosegue il progetto Urban Photo Hunts in collaborazione con Terza Natura: passeggiate fotografiche per rileggere lo spazio urbano, unendo lentezza, sguardo e creatività.

La storia del Cvtà Street Fest comincia nel 2014 con un gesto semplice e potente: un’email. A scriverla è Ylenia Carelli, allora presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco” di Civitacampomarano. A riceverla, l’artista Alice Pasquini, già affermata nel panorama internazionale della street art. L’invito è chiaro: venire a dipingere nel borgo molisano, un luogo affascinante ma ormai quasi del tutto disabitato. Alice accetta. E quello che doveva essere un singolo intervento artistico diventa, due anni dopo, un festival. Così, nel 2016, nasce ufficialmente il Cvtà Street Fest, sotto la direzione artistica della stessa Pasquini.

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Fin dall’inizio, il festival si fonda sulla partecipazione attiva della comunità. Sono gli abitanti stessi a offrire muri, scorci, cortili, a contendersi il privilegio di ospitare un’opera. Gli artisti lavorano fianco a fianco con le persone del posto, ascoltano storie, respirano il tempo, lasciano che l’ambiente li guidi. Ne nasce un progetto corale, dove ogni murales è il frutto di una relazione, di uno scambio autentico, e dove l’arte si innesta nella memoria collettiva.

Anche il nome del festival è una scelta che parla di radici: “Cvtà” è l’abbreviazione di Civitacampomarano nel dialetto locale. Spostando una lettera, si ottiene “CVTà”, un ponte tra identità e rinascita. Un modo per dire che l’arte, qui, non è solo ornamento: è strategia di resistenza, risposta concreta all’abbandono, strumento di rigenerazione per un’Italia troppo spesso dimenticata.

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Alla crew degli artisti invitati, si unirà in quest’edizione anche Alice Pasquini che dopo molti anni (sempre alla direzione artistica) tornerà a dipingere per celebrare questo secondo lustro del festival, ricordando come l’avventura artistica di Cvtà street fest è cominciata: da un semplice invito a fare tappa nel borgo molisano per dipingere i muri del centro storico ormai quasi completamente disabitato.

“Artisti e professionisti dell’arte provenienti da tutto il mondo si mescolano e si lasciano adottare dalla realtà locale di un borgo circondato dal verde dei boschi e dalla profondità della Cavatella, caratterizzato dall’imponente mole della fortezza angioina, ma anche dalle case disabitate, dall’assenza di giovani, dalle migrazioni. Gli artisti irrompono con la vitalità dell’energia creativa a rianimare il borgo, portano colori, suoni e storie che rendono il festival un momento di arte relazionale e contestuale, in cui centrali sono la scoperta dell’altro e del patrimonio culturale. Durante il Cvtà street fest non si realizzano solo opere di street art, ma avviene uno scambio di culture che rendono identitarie le creazioni artistiche” ha spiegato  Alice Pasquini.

Sì, perché dieci anni fa a Civitacampomarano lo spopolamento – quello vero, quello che svuota le case e spegne le botteghe – aveva già fatto il suo corso. Poi, nel 2016, è arrivata l’arte. Con un piccolo gruppo di artisti, pochi giorni di lavori, e la visione di Alice Pasquini. Da allora, il festival è cresciuto, diventando un faro nel panorama internazionale della street art. Oggi oltre 90 opere di 50 artisti da tutto il mondo abitano i muri di Civita, facendone un museo a cielo aperto gratuito e vivo, che ogni anno attira circa 25mila visitatori.

E non solo turisti. Negli ultimi anni alcune famiglie sono tornate, qualcuno ha aperto un’attività ricettiva, altri hanno deciso di investire qui. È un impatto difficile da quantificare, ma reale: il festival ha riattivato un’identità collettiva, ha restituito orgoglio e appartenenza. In un territorio segnato da frane e isolamento – come quella del 2017, che spezzò in due il paese – Cvtà è diventato il simbolo di una comunità che non si arrende.

Nel cuore del borgo, tra i vicoli che portano al castello angioino, si trova Casa Cuoco, la dimora storica dello storico Vincenzo Cuoco, oggi restaurata grazie a un progetto tra Airbnb, Anci e Ministero della Cultura. Ospita gli artisti durante il festival ed è il quartier generale della manifestazione. Ma è anche un luogo simbolico, che incarna il legame tra memoria e innovazione. Qui, il pensiero illuminista incontra il segno grafico contemporaneo.

Cvtà Street Fest, va ricordato, non è nato grande. È cresciuto nel tempo, tra difficoltà reali – come la frana del 2017, che costrinse a sgomberare il municipio – e scelte coraggiose. Come l’anno del Covid in cui si decise di non annullare l’evento ma trasformarlo in una staffetta lunga due mesi, con gli artisti che si alternavano, uno alla volta, per dipingere su mura lesionate. Un’edizione che fu anche un atto politico: l’arte non arretra, semmai si reinventa.

Poi vennero gli anni della consolidazione. Nel 2022, la settima edizione portò a Civita artisti da sei Paesi diversi, confermando la vocazione internazionale del festival. Ma anche l’identità profondamente molisana: cucina casereccia servita come street food, dai scrippelle al pane nrat, dai ceci al riso con il latte. Un altro modo per dire che qui si fa cultura partendo da ciò che si è, e non da ciò che si vuole sembrare.

Certo, il rischio dello spopolamento resta, la frana continua a minacciare, i problemi strutturali non si risolvono con i colori. Ma quello che in dieci anni è cambiato è lo sguardo, e non è poco. Civitacampomarano oggi è un laboratorio di comunità, un luogo che accoglie e crea. Dove l’arte non è cornice, ma contenuto. E dove, per tre giorni – e da dieci anni – il Molise si mostra per quello che è: piccolo, fragile, ma ostinatamente vivo.

IL FESTIVAL E IL PROGRAMMA 

https://www.cvtastreetfest.it/