Campobasso
|Commenti d’odio con nome e cognome: il caso che imbarazza la pubblica amministrazione e sconcerta la città
A Campobasso un funzionario pubblico è finito nell’occhio del ciclone per i suoi post contro migranti, Papa Francesco e istituzioni. Scrive con il suo vero nome e senza filtri, ma il suo ruolo solleva interrogativi su onorabilità e imparzialità dell’Amministrazione che rappresenta.
Con i suoi commenti ha generato sdegno, ma anche incredulità tra chi lo conosce. Sotto gli articoli di testate come Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, i suoi interventi ricevono spesso risposte stizzite, se non insulti. Rientrerebbe a pieno titolo nella categoria dei cosiddetti leoni da tastiera, con una differenza non trascurabile: lui ci mette nome e faccia. Niente pseudonimi, nessun profilo fake. Una forma, forse inconsapevole, di coraggio. Ed è proprio questo a renderlo riconoscibile: a Campobasso lo conoscono in molti.
Il personaggio in questione è infatti un dirigente di un ente pubblico che dipende da un Ministero. Ogni giorno si reca nel capoluogo molisano, si siede alla scrivania e svolge un ruolo delicato, a stretto contatto con imprenditori, lavoratori, ordini professionali. Eppure, da quello stesso ufficio — almeno così sembrerebbe, considerato lo status di “fan più attivo” — pubblica commenti in cui giudica, pontifica, deride. Senza filtro.

Si è detto “rattristato” perché alcuni migranti sono sopravvissuti all’ennesimo naufragio a Lampedusa, costato la vita anche a bambini piccoli. Ha insultato Papa Francesco persino mentre percorreva il suo ultimo tratto di vita. Il giorno della sua morte, ha esultato.
Personaggi così abbondano, purtroppo, in questa strana epoca dove anche la carità, la solidarietà, la vicinanza agli ultimi vengono distorte da narrazioni tossiche e sempre più lontane dal messaggio cristiano. Ma quando a diffondere queste “eresie” — per usare una parola a lui cara — è un funzionario pubblico, la questione cambia. Perché il danno ricade anche sull’Amministrazione che rappresenta.

C’è un principio, quello dell’onorabilità, che non si misura solo in termini penali. Come può essere garantito da chi non ha rispetto nemmeno per la vita di bambini morti di fame e di sete su un gommone alla deriva? I cittadini, magari stranieri, che si rivolgono a quell’ufficio per una pratica, possono davvero confidare nella sua imparzialità? E tutto questo, alla luce della nostra Costituzione, è accettabile?
Qualche settimana fa, la Questura di Campobasso ha reso noto di aver denunciato un cittadino per vilipendio alla Repubblica, propaganda razziale e istigazione all’odio. L’uomo, seguito dalla Digos, incitava alla commissione di reati a sfondo razziale, insultava il Presidente della Repubblica, le istituzioni, le Forze Armate, e pubblicava post offensivi persino dopo la morte del Pontefice.
Forse le parole del dirigente non arrivano a tanto. Ma resta il fatto che la sua attività sui social, convinta e assidua, non fa certo onore alla Pubblica amministrazione che rappresenta. (AD)







