Sati ordina agli autisti di ricaricarsi i pullman da soli, i sindacati: “Non spetta a loro”. Indetto stato di agitazione
Cgil, Cisl, Uil e Cisal sono a un passo dall’indire lo sciopero se Sati, la concessionaria del trasporto pubblico di Campobasso, non farà marcia indietro sul nuovo ordine do servizio che obbliga gli autisti a ricaricare con le chiavette aziendali i mezzi elettrici e a gasolio. “Serve troppo tempo, non spetta a loro, con la Seac non succedeva” dicono dalle segreterie regionali.
Qualche giorno fa la società di trasporto Sati ha emanato un ordine di servizio per chiedere ai suoi dipendenti di provvedere “con effetto immediato” alle operazioni di rifornimento degli autobus a gasolio o elettrici. La richiesta, con precise indicazioni sulle modalità della ricarica (naturalmente a carico dell’azienda) è accompagnata anche da alcune raccomandazioni per gli operatori che nel fare il pieno con le chiavette in dotazione “devono inserire numero di targa, litri e chilometri percorsi”.
Nello stesso ordine di servizio c’è anche l’invito, forse solo apparentemente superfluo, a “non lasciare inserita la marcia quando all’autista viene assegnato un autobus col cambio automatico o semiautomatico”.
Le richieste portano la firma del capo del personale, nonché presidente della Sati Vincenzo Peca.
La reazione dei sindacati è stata immediata e durissima: le segreterie regionale di Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl Autoferro e Faisa Cisalhanno proclamato lo stato di agitazione, l’anticamera dello sciopero, dopo aver chiesto, inutilmente, la revoca dell’ordine di servizio.
Secondo le sigle sindacali, che ora vorrebbero incontrare l’azienda, quanto chiesto da Sati agli autisti di Campobasso non è stato concordato con loro “in piena violazione dell’art. 3, punto c) ed e), dell’A.N. 12/7/85, modificativo dell’art. 3 del CCNL 1976”, porterebbe via “un notevole lasso di tempo” e non è previsto dal contratto (“il CCNL Autoferrotranvieri, applicabile agli autisti, non contempla, nella declaratoria delle mansioni, il rifornimento agli autobus, tanto meno esistono accordi sindacali di secondo livello che prevedano tale mansione”).
“A riprova di quanto sopra – leggiamo ancora nel loro comunicato stampa – precisiamo che nell’azienda precedente Seac, da dove proviene il personale trasferito alla Sati, gli autisti non hanno mai svolto la mansione di rifornimento, in quanto l’operazione veniva effettuata da personale preposto, addirittura con partita Iva, quindi estraneo al personale in forza all’azienda”.

Ma allora come hanno fatto fino a questo momento i nuovi pullman di Sati (il concessionario subentrato a Seac) a circolare per la città?
La risposta è nella nota sindacale in cui leggiamo che “i lavoratori, in merito al rifornimento, non hanno sottoscritto alcun accordo individuale con la Sati, ma, nell’intento di andare incontro all’azienda, hanno acconsentito su base volontaria, fermo restando la non obbligatorietà”.
A quanto riferiscono le segreterie regionali Sati non avrebbe mai detto che sarebbe diventato obbligatorio. Poiché l’ha fatto, dal 22 aprile scorso, ora gli contestano tutto: mancato esame congiunto dei turni di servizio (art. 3, lettera c), A.N. 12/7/85), instaurazione di nuovi percorsi e ricadute sui turni del personale “sempre senza esame congiunto”; il fatto che il personale debba anche controllare i biglietti “senza un accordo sindacale di secondo livello in merito. Infine, a conferma delle gravi situazioni che vanno delineandosi, si segnala anche che i permessi di cui alla Legge 104/92 non possono essere soggetti a discrezionalità aziendale (come avvenuto), in quanto si aggrava la già pesante situazione di quei lavoratori che hanno problemi con i propri familiari”.
Quanto messo dai sindaci sul piatto della bilancia potrebbe (forse) alleggerirsi, in quell’ottica di mediazione tra le parti, se il tanto discusso ordine di servizio verrà revocato.
“Questo primo incontro si intende quale prima fase di raffreddamento in ossequio alla Legge 146/90”.


