Si è dimesso il presidente di Molise Acque: “Non torno indietro”. Commissariamento o nuova nomina dall’elenco dei disponibili
Il numero uno dell’azienda speciale lascia l’incarico avuto dalla giunta a settembre 2023: ora c’è da rimpiazzarlo e potrebbe esserci o il commissariamento o una nuova nomina pescando nell’elenco di chi aveva dato disponibilità ad agosto di due anni fa. Dietro la decisione ragioni personali, ma già un mese fa Sabatini aveva ventilalto la possibilità di andare via per la crisi finanziaria di Molise Acque
Il presidente di Molise Acque, Stefano Sabatini, ha rassegnato le sue dimissioni “irrevocabili”. Tra due giorni esatti la rinuncia all’incarico avuto dalla Regione Molise a settembre del 2023 sarà ufficiale, anche se resterà al suo posto “almeno per l’ordinario” fino a quando non sarà nominato un sostituto.
“Ragioni personali e familiari” hanno spinto Sabatini a lasciare “senza possibilità di ripensamenti”. La poltrona più importante dell’azienda speciale, il cosiddetto grossista dell’acqua, adesso è da rimpiazzare e le strade potrebbero essere due: commissariare Molise Acque o individuare un nominativo dall’elenco dei disponibili (purché ancora valido) che ad agosto 2023 risposero all’avviso della Regione in cerca del suo presidente.
“Non sono più nelle condizioni di dedicarmi a questo lavoro così impegnativo – ha detto Sabatini – ma resto a disposizione di chi verrà dopo di me visto che le cose fatte dalla mia nomina e, soprattutto, da quella del Consiglio di amministrazione (gennaio 2024), sono state tantissime. Oltre 200 le delibere approvate in poco più di un anno”.
L’ultimo atto su cui Sabatini non ha voluto mettere la sua firma – temendo di finire davanti alla Corte dei Conti – è l’accordo definitivo con Grim, il gestore delle risorse idriche molisane, che a Molise Acque deve svariati milioni di euro per i debiti accumulati anche prima della sua nascita. I due, dopo una interminabile trattativa, erano giunti alla conclusione di rateizzare il debito da quasi 13 milioni di euro in 14 tranche in cambio della rinuncia alle azioni legali e con la promessa di firmare un accordo definitivo che permettesse a Grim di chiedere soldi in prestito in banca in attesa di accumulare risparmi ‘certi’ dalle bollette che sta già inviando (e incassando) in tutti i comuni che hanno aderito alla società consortile nata il 1 luglio 2022.
Grim non ha rispettato la prima scadenza e Sabatini non ha firmato l’accordo. Un mese fa aveva ventilato le dimissioni per la crisi finanziaria dicendo che non c’erano più le condizioni per poter operare. Tribolazioni e problemi personali lo hanno convinto a non tornare più indietro




