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Energia Pulita chiude gli impianti: stop ai rifiuti nell’azienda finita nell’occhio del ciclone

Mezzi caricano i cassoni di rifiuti speciali e indifferenziato nel piazzale di via Marco Biagi, dove c’è il discusso impianto di trattamento rifiuti che lavora in forza di autorizzazioni regionali, l’ultima concessa nel dicembre 2024. Dopo l’inchiesta della DDA di Campobasso, la società Energia Pulita sospende i conferimenti “a data da destinarsi”. Intanto i consiglieri di minoranza di Termoli chiedono un consiglio comunale urgente.

Fino a pochi giorni fa si lavorava a ritmo serrato nella società Energia Pulita, a Termoli in via Marco Biagi. Il piazzale era completamente ricoperto di ecoballe. Rifiuti scaricati da tutti i Comuni, come ci hanno confermato dall’azienda, finita nell’occhio del ciclone per l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso. Ma nelle ultime ore l’aria è cambiata. Nel piazzale si vedono diversi mezzi meccanici fermi, in attesa di prelevare i cassoni di rifiuti speciali pronti per essere portati via. La sensazione è quella che qualcosa stia per cambiare.

E una conferma arriva dalla stessa società, che ha informato i propri clienti che ‘i conferimenti saranno sospesi dal 1° aprile causa chiusura impianti per operazioni di ripristino”. Fino a quando? Non si sa. “Fino a data da destinarsi” aggiunge l’azienda che, tra le altre cose, è accusata – accuse, va detto, ancora tutte da provare in un eventuale processo – di aver trovato un ombrello protettivo nella criminalità organizzata pugliese. E no, non è un pesce d’aprile. Le foto raccontano che c’è aria di smantellamento.

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Proprio mentre i consiglieri comunali di minoranza al Comune di Termoli hanno depositato la richiesta di convocazione urgente del Consiglio comunale per discutere la mozione presentata il 4 marzo scorso, relativa ai rapporti tra l’Amministrazione e la società Energia Pulita.
A Termoli i consiglieri Marcella Stumpo (Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra), Manuela Vigilante e Oscar Scurti (Partito Democratico), Giuseppe Mileti e Mario Orlando (Voglia di Termoli) hanno deciso che la pazienza ha un limite, e quel limite è stato superato. “Il Consiglio non si riunisce da più di due mesi – scrivono i consiglieri – e riteniamo necessario affrontare subito un tema di tale gravità, che tocca anche l’attuale presidente della Regione e solleva interrogativi inquietanti sulla penetrazione della criminalità organizzata nel settore ambientale, fenomeno già verificatosi in passato”.
La mozione chiede la sospensione immediata del rapporto contrattuale con la società per il recupero di alcune frazioni di rifiuti e l’istituzione di una commissione comunale speciale per approfondire la vicenda. “Il Consiglio comunale è il luogo del confronto e del coinvolgimento dei cittadini, non si può mantenere il silenzio su fatti di questa portata”, concludono.

A quanto pare però, e con buona pace dei consiglieri, il rapporto contrattuale per il ritiro degli ingombranti tra Municipio ed Energia Pulita per ora è andato a farsi benedire, e non certo per volontà politica. Quello che accadrà adesso è troppo presto per dirlo. Così come al momento non è ancora chiaro cosa sia successo nella società, che finora ha continuato a lavorare forte di autorizzazioni in apparenza perfettamente regolari.
L’ultima – strano ma vero – risale al dicembre 2024. Proprio mentre la Direzione Distrettuale Antimafia stava tirando le somme sull’inchiesta che intreccia politica, imprese e rifiuti a Termoli e nel cuore produttivo della città adriatica, la Regione Molise approvava una modifica sostanziale all’autorizzazione ambientale concessa a Energia Pulita S.r.l.. Una società ben nota nel settore e ben piazzata, in un’area strategica del nucleo industriale.
La determinazione, la numero 7081 del 13 dicembre, è firmata dalla dirigente del Servizio Tutela e Valutazioni Ambientali, Dina Verrecchia, e conclude un iter avviato nel marzo 2023.
Tutto perfettamente regolare, almeno sulla carta. Ma la tempistica e i nomi in ballo continuano ad accendere un faro su una vicenda che meriterebbe, forse, qualche chiarimento in più. Eppure è firmata da un dirigente del Servizio Tutela Ambientale, struttura alle dirette dipendenze della Regione.
La nuova delibera aggiorna di fatto l’autorizzazione rilasciata nel 2016, ritoccando il layout dell’impianto, spostando un po’ di recinzioni qua e là e riorganizzando le aree di stoccaggio.
Niente di sconvolgente: l’impianto potrà trattare fino a 103.103 tonnellate di rifiuti all’anno, con 958 tonnellate stoccabili in contemporanea. Seguono la consueta sfilza di prescrizioni su scarichi, sicurezza, antincendio e fideiussioni.

Energia Pulita, evidentemente, ha fatto i compiti: la documentazione tecnica presentata ha ottenuto tutti i pareri positivi da ARPA, Comune di Termoli, COSIB, Provincia di Campobasso, Vigili del Fuoco.
Fuori dai faldoni, ovviamente, il contesto racconta un’altra storia. Proprio perché, mentre la Regione firmava la nuova autorizzazione, la DDA stava completando le indagini su un sistema – presunto, per carità – di connivenze e opacità nella gestione dei rifiuti in Molise.

E tra i soggetti coinvolti c’è proprio Energia Pulita, una società alla quale, negli anni, sono state rilasciate diverse autorizzazioni. Quella del 2022, ad esempio, la determinazione n. 4874 del 23 agosto 2022, prevedeva un volume di rifiuti quasi doppio: 218.883 tonnellate all’anno.
Ora il limite è sceso a 103.000 tonnellate, una riduzione del 50%, ma senza modifiche nelle operazioni autorizzate.

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Qui le foto scattate il 24 marzo, una settimana fa

Nel 2022 il progetto era ambizioso: ampliamento, nuove particelle, impianti automatizzati. Un piano che puntava a potenziare la capacità di trattamento e a strutturare l’impianto come un vero hub regionale dei rifiuti non pericolosi.
Nel 2022 alla guida della Regione Molise c’era l’amministrazione Toma, mentre l’attuale presidente Francesco Roberti era già sindaco di Termoli, presidente della Provincia (ente competente in materia di rifiuti) e membro del CdA del COSIB, il consorzio industriale nel cui perimetro si trova proprio l’impianto di Energia Pulita.

Alla guida – senza ruoli formali, ma regista di fatto a tutti gli effetti delle operazioni e delle negoziazioni – c’era l’uomo che gli inquirenti della DDA considerano la figura chiave negli affari rifiuti del basso Molise: Giuseppe Di Geronimo, nessun ruolo dirigenziale e nessuna carica ufficiale, che per mesi è stato considerato il vero motore operativo di Energia Pulita.

Una società con capitale sociale di 360.000 euro, composta da tre soci:
Moli Re S.r.l., socio di maggioranza, società con sede a Campobasso, riconducibile a Luigi Francario e Nicola Ianiro (anche lui indagato), attuale amministratore della società. La società Moli Re S.r.l. è stata costituita con un capitale sociale di 150.000 euro, suddiviso tra tre soci: il principale è Servizio Italia S.p.A., una società fiduciaria che detiene il 50,67% delle quote, mentre i restanti soci sono Luigi Francario (44,3%) e Nicola Ianiro (5%). La presenza di una fiduciaria come socio di maggioranza rende più difficile l’identificazione della catena reale di controllo e alimenta interrogativi sulla struttura proprietaria effettiva dell’impresa.
C’è poi Energy Time S.p.A., con il 49,75% delle quote, riconducibile all’imprenditore Marco Politano, e infine Pietra dei Fiori S.r.l., 16,25%, con sede a Ferrazzano, riconducibile a Maurizio Di Mauro. Che sembra un amico, dunque oltre un semplice conoscente, per Di Geronimo, e che accetta e partecipa consapevolmente alle scelte operate proprio da Di Geronimo, che non risultava in alcun organigramma. Un semplice dipendente, insomma.

Ma, secondo gli inquirenti, gestiva gli affari, incontrava sindaci e presidenti di enti pubblici, si occupava delle pratiche edilizie e ambientali, sceglieva fornitori, fissava appuntamenti strategici e – soprattutto – parlava. Parlava anche con Francesco Roberti, all’epoca sindaco di Termoli, presidente della Provincia e membro del COSIB, indagato per corruzione. Lo chiamava confidenzialmente “Francesco” e, sempre secondo le carte dell’inchiesta, otteneva facilitazioni nei procedimenti autorizzativi.

Tutto da provare, come è da provare in aula di giustizia la rete costruita da Di Geronimo, originario di Sant’Elia a Pianisi, entrato a Termoli dopo anni di affari in Romania, sembra presso una delle più grandi discariche d’Europa, mai meglio precisati. Il suo punto di forza? Le relazioni. A consigliarlo e introdurlo nei “posti giusti”, sempre secondo la ricostruzione dell’Antimafia, era Elvira Gasbarro, moglie del presidente Roberti, assunta in azienda con incarichi definiti fittizi. Al momento nessuno tra questi personaggi lavora in Energia Pulita.

Nel frattempo le domande si sommano: sono passati anni dalla loro uscita di scena, ma qualcuno ha controllato se le prescrizioni precedenti siano state rispettate? Almeno una risposta c’è: no.
La delibera del 2022 imponeva chiaramente:
Dovrà essere realizzata una schermatura visiva dell’impianto attraverso la messa a dimora di siepi e/o barriere vegetali lungo il perimetro delle aree scoperte adibite a stoccaggio rifiuti”.
Prescrizione imposta anche dalla Soprintendenza. Ma basta farsi un giro intorno all’impianto di via Marco Biaggi per vedere che di siepi e barriere non c’è traccia.
Il vasto piazzale, che nel frattempo ha inglobato anche l’area della ex-SAM, è una distesa di ecoballe a cielo aperto, visibili da ogni angolazione. Nessuna schermatura. Altro che mitigazione paesaggistica.

L’impatto visivo è lì. Enorme, quotidiano, sotto gli occhi di tutti. Intanto oggi l’azienda, un po’ a sorpresa, ha chiuso gli impianti “per operazioni di ripristino”. Ma cosa potrebbe innescare questo stop ai conferimenti, e quali sono le ragioni più profonde dietro la questione logistica, resta un mistero.