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Autista sospeso e stipendio tagliato, i sindacati insorgono: “Ha rispettato la legge”. Sati smentisce: “Fermata autorizzata da Regione”

Un autista della SATI è stato sospeso per otto giorni senza stipendio dopo essersi rifiutato di effettuare una fermata che riteneva non autorizzata. I sindacati denunciano un provvedimento intimidatorio contro chi rispetta la legge, mentre l’azienda replica: “Fermata prevista dai programmi di esercizio, turbata la regolarità del servizio”. Lo scontro è aperto, si chiede l’intervento delle istituzioni.

Un autista della SATI S.p.A., azienda di trasporto pubblico in Molise, è stato sospeso per otto giorni senza stipendio per essersi rifiutato di effettuare una fermata a suo dire non prevista, evitando così una palese violazione del Codice della Strada. La decisione dell’azienda, la Sati, ha scatenato la dura reazione dei sindacati FAISA CISAL, FILT-CGIL e UGL Autoferro, che denunciano un clima di pressioni e sanzioni ingiustificate nei confronti dei lavoratori.

Secondo quanto riportato, l’episodio risale a pochi giorni fa, quando l’autista, “attenendosi scrupolosamente alla normativa vigente, ha evitato di effettuare una fermata irregolare. L’azienda, invece di tutelarlo, ha deciso di punirlo con una sospensione disciplinare”, confermando una prassi che, secondo i rappresentanti sindacali, va avanti da tempo. Solo la settimana scorsa, un altro autista è stato multato dalle forze dell’ordine per aver eseguito una fermata al bivio di Larino, anch’essa non prevista e considerata pericolosa.

Molto diversa però la posizione della sati, l’azienda di trasporto che ha comunicato la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per otto giorni in relazione all’episodio accaduto alcuni giorni fa, quando l’autista in questione si è rifiutato di fermarsi al bivio di Ingotte spiegando che nello stesso bivio “non esiste una fermata autorizzata per gli autobus di linea”. Sati infatti ha contestato la decisione sottolineando nel provvedimento disciplinare che la fermata “è situata nel punto previsto nei programmi di esercizio della regione Molise” ed è stata autorizzata proprio dalla regione Molise, pertanto non è una fermata contra legem.

Di conseguenza “l’autista ha posto in essere una condotta idonea a creare concretamente un turbamento nella regolarità del servizio attestato dai numerosi reclami degli utenti e dagli organi di stampa”. Si legge sempre nel provvedimento: “La condotta da lei tenuta potrebbe determinare l’avvio di un procedimento per interruzione di pubblico servizio”.

L’autista insomma avrebbe “violato gli obblighi di diligenza, fedeltà, correttezza e buona fede nell’esecuzione della prestazione lavorativa, recando danno al servizio”. Questa la ragione per la quale la Sati, nel riservarsi azione risarcitoria per i danni patrimoniali e di immagine subiti per la condotta dell’autista sospende dal lavoro e dalla retribuzione lo stesso e preannuncia che l’eventuale ulteriore reiterazione di tali condotte potrebbe integrare una gravissima in subordinazione

I sindacati sono sul piede di guerra. “Non si può accettare che i lavoratori siano messi di fronte a un ricatto: o rispettano la legge e vengono sanzionati dall’azienda, o rischiano multe e provvedimenti dalle autorità per fermate irregolari”, si legge nella nota sindacale firmata da Emilio Santangelo (FAISA CISAL), Aurelio Di Eugenio (FILT-CGIL) e Nicolino Libertone (UGL Autoferro). “SATI continua ad adottare provvedimenti intimidatori invece di garantire la sicurezza del servizio e il rispetto delle norme”.

I rappresentanti dei lavoratori sottolineano come la vicenda non sia un caso isolato, ma il segnale di una gestione aziendale che antepone logiche discutibili al rispetto della legalità e alla sicurezza del trasporto pubblico. Secondo i sindacati, la pressione sugli autisti affinché effettuino fermate non previste mette a rischio non solo loro, ma anche i passeggeri e gli altri utenti della strada.

La richiesta è chiara: “Chiediamo un’azione immediata delle istituzioni competenti per fermare queste pratiche e tutelare il diritto dei lavoratori a svolgere il proprio compito senza pressioni indebite. La legalità non può essere piegata agli interessi aziendali”.