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Sala piena e applausi lunghissimi per il film Pettinicchi. Appello dal palco per una galleria di pittori molisani

La proiezione del docufilm sul pittore molisano Antonio Pettinicchi nel centenario della sua nascita ha riscosso notevole successo: merito di Danilo Sergio, giovane filmaker brindisino che ha raccolto le voci d chi lo ha conosciuto e studiato per raccontare il suo lavoro ma anche la sua vita

Un lungo, lunghissimo applauso è scrosciato ai titoli di coda del film “Pettinicchi” presentato ieri pomeriggio nell’auditorium di Palazzo Gil a Campobasso. Una platea colma per il documentario firmato da Danilo Sergio, 34enne brindisino trapiantato nel capoluogo molisano (leggi l’intervista ) a cui va il merito di aver svelato con questo progetto caratteristiche e aspetti inediti del pittore Antonio Pettinicchi. Specie a chi ne conosceva appena il lato artistico.

C’è un lungo lavoro di ricerca per questo docufilm che è stato portato già a Molise Cinema la scorsa estate e premiato.

“Pettinicchi” è piaciuto tantissimo a chi l’ha visto e oggi, forse, ne capiamo anche la ragione. C’è una vecchia intervista tra i reperti raccolti da Sergio in cui lo scrittore-insegnate e, in quella veste, giornalista, Pierpaolo Giannubilo dialoga con Pettinicchi sulla sua serie pittorica ispirata alla Divina Commedia. Pettinicchi, che oltre al pennello maneggiava con cura anche la parola, racconta perché ha inserito nel Paradiso i contadini. Ci parla della miseria più nera, del sacrificio per il raccolto che può essere vanificato da un inclemente inverno, ricorda chi non aveva neppure le scarpe ai piedi, la fame, la povertà della sua gente, degli ultimi che nelle sue rappresentazioni sono gli ultimi di qualunque parte del mondo. E mentre parla di tutto questo gli spettatori sono in adorazione. Palpabile.

Il suo modo semplice di dire le cose penetrava i cuori un po’ come la sua pittura che invece semplice non era, ma ricca di contrasti come ha evidenziato la critica d’arte Silvia Valente: i colori sono brillanti eppure trasferiscono inquietudine. Lucito è meno di un paese, ma lui gli ha donato una dimensione internazionale, i personaggi, suoi, sono anche l’umanità intera perché la sofferenza è un sentimento universale. E poi ci sono le incisioni, profonde, pesanti, nere “ma con tutte le sfumature del nero” come ha sottolineato il docente Unimol Lorenzo Canova.

Tra le altre voci raccolte da Danilo Sergio ci sono anche l’ex sindaco di Campobasso Augusto Massa, artista a sua volta e insegnante, il critico Tommaso Evangelista e l’aritista Michelangelo Janigro. Compare anche l’attore Aldo Gioia nelle immagini esclusive provenienti dall’archivio personale di Gino Palladino. Ha intervistato sul palco alcuni di loro la giornalista Rai Enrica Cefaratti che ha strappato qualche battuta anche al figlio di Pettinicchi, Paolo, seduto in prima fila.

Il regista del film patrocinato dal Comune di Campobasso era emozionatissimo ieri e ha annunciato le prossime proiezioni a Lucito (dove c’è una resiliente pinacoteca dedicata a Pettinicchi), a Isernia e probabilmente nelle scuole. Bisogna vederlo questo film per capire Pettinicchi e – come ha detto Giuseppe Tabasso nel suo ricordo – per capire qualcosa in più del Molise. Devono vederlo gli studenti dei licei artistici che erano assenti ieri pomeriggio. E dovrebbe esserci un luogo in questa città capoluogo – questo è stato l’appello di Dante Gentile Lorusso – per poter ammirare le sue opere e, perché no, una galleria di pittori molisani.

Pettinicchi il film