Termoli ieri e oggi
|Quando si andava alla scoperta delle Tremiti coi motopescherecci e il trabaccolo
Alcune testimonianze di quei viaggi. I primi traghetti e il contributo decisivo del Touring Club Italiano col “Villaggio” di San Domino. Il boom turistico degli anni Sessanta che ha radicalmente cambiato la vita degli isolani. Il ruolo del porto di Termoli. L’overturismo è il problema dell’oggi.
Le Isole Tremiti, per me che sono nato e cresciuto in una casa affacciata sul porto, sono sempre state una presenza familiare. Le vedevo ogni giorno. Col sole mattutino penetravano in casa anche loro. Ciò che ho ignorato fino a una certa età è quale fosse la vita dei suoi abitanti.
La lacuna l’ho colmata parzialmente ascoltando di tanto in tanto le conversazioni che mia madre scambiava con la signora Maria ved. Pallesca, l’amica tremitese che nel dopoguerra viveva con i suoi tre figli maschi, Ugo, Pasqualino e Cenzino al Terzo Corso, in una abitazione contigua alla mia.
Ho appreso così quanto fosse difficile vivere su uno scoglio in mezzo al mare lontani da tutti. Particolarmente durante le lunghe giornate di cattivo tempo, quando neppure la nave che per obbligo ministeriale assicurava (ancora oggi) il servizio postale, rifornimenti e assistenza, poteva raggiungere l’arcipelago.
Le cose miglioravano con l’arrivo della stagione più clemente e d’estate, ma per il resto la vita scorreva, senza troppi mutamenti, legata alle sole due attività allora praticate: piccola pesca e piccola agricoltura. Del turismo a quel tempo neanche l’ombra.
Un altro indizio che mi riconduceva alle Tremiti e alla vita della sua gente era l’etichetta che un mio zio appiccicava addosso a persone particolarmente trasandate viste in giro: “mesémbre nü retenüte de Trimete”(somiglia a un detenuto delle Tremiti).
Attraverso quell’affermazione, poi approfondita, sono venuto a conoscenza che a San Nicola il Re “Nasone”, Ferdinando IV di Borbone, nel 1792 vi aveva deportato i galeotti di Napoli per popolarla. Di qui il linguaggio simil-napoletano dei tremitesi. Dei confinati dal fascismo alla fine degli anni Venti, fino al 1943: politici, omosessuali e Testimoni di Geova”, avrei appreso più tardi ancora.

Deportati libici alle Tremiti
La vita per Tremiti e i suoi abitanti (concentrati soprattutto sull’isola di San Nicola) comincia gradualmente a cambiare già nella prima metà degli anni Cinquanta, allorché di queste cinque isole al centro dell’Adriatico, se ne scopre l’incomparabile, selvaggia bellezza e arrivano i primi entusiasti visitatori.
Fino al 1955 da Termoli non vi sono mezzi appositamente organizzati che la raggiungano, eccetto qualche motopeschereccio che si offre di trasportare d’estate i gitanti nei giorni festivi. In questo caso solo piccoli gruppi, il cui passaparola, però, si rivelerà importante per la promozione turistica. Per il resto vi sono le motonavi del servizio postale di linea, che non sono giornaliere e a Termoli non fanno scalo.
La crescente domanda spinge nel 1956 un intraprendente armatore a organizzare un servizio di spola da Termoli. La barca a disposizione è un motoveliero a due alberi, più comunemente detto trabaccolo, 19 tonnellate di stazza netta, poco più grande dei motopescherecci operanti a quel tempo a Termoli. Il suo nome è “Saverio Maro”. È lui il primo dei traghetti a portare i turisti da Termoli alle Tremiti. Un dato storico.
In precedenza, ma anche dopo quella data, sono stati alcuni motopescherecci di Termoli a trasportare piccoli gruppi di gitanti alle Diomedee. Corse occasionali, che sfruttavano spesso l’amicizia o la buona conoscenza con gli armatori perché si effettuassero. Un’attività di oggettiva, preziosa supplenza di un servizio-traghetto svolta nel momento in cui si scoprivano le Diomedee.
Di uno di questi viaggi col motopeschereccio racconta a Primonumero la signora Franca Giansante: «Era agosto del 1956, avevo appena 16 anni ed è stata la mia prima gita in barca. Un’avventura, per noi ragazzi. Eravamo una ventina, maschi e femmine, dai 16 ai 28 anni. Io ero la più piccola.
Le Isole Tremiti, allora, sembravano una meta lontana, quasi irraggiungibile. Ma l’idea di andarci ci elettrizzava. Una volta a bordo scoprimmo che non c’era molto spazio, così ci siamo sistemati un po’ dove capitava con le nostre provviste da picnic, tra cui non poteva mancare il sartù di riso. La giornata era splendida, calda, il mare calmo, ma la traversata è stata lunga, quattro ore fino a San Nicola.
- Immagini della gita alle Tremiti a bordo del motopeschereccio
Finalmente, dopo tanto, Tremiti è apparsa all’orizzonte. La prima cosa che abbiamo visto sbarcati è stata San Nicola, perché San Domino, allora, era considerata solo un’isola di boschi e vegetazione fitta. Non c’era il molo, quindi non si poteva attraccare. Il nostro peschereccio ha puntato direttamente su San Nicola.
Per una stradina tutta in salita finalmente siamo arrivati in cima. L’abbazia dominava l’isola, la vista da lì era spettacolare. Siamo rimasti a San Nicola per qualche ora, giusto il tempo di esplorare, scattare foto, mangiare e godere di quel luogo così selvaggio e remoto. Non ricordo se sull’isola ci fossero locali o bar, forse qualcosa c’era, ma molto poco.

19-8-1956. A San Nicola dopo lo sbarco
Il ritorno ci è apparso più lungo, forse per la stanchezza e il mare non più calmo come all’andata. Quello che posso dire oggi è che quella gita è rimasta indelebile nei miei ricordi: il mare, la compagnia, l’avventura di un viaggio che sembrava impossibile e che, invece, ci ha regalato una giornata indimenticabile».
Antonio Censori, 91 anni, ricorda quando lui e un gruppo di amici, una ventina e tutti maschi, nel 1955 raggiungono le Tremiti con il motopeschereccio dell’armatore Fernando Sciarretta, di cui però, non ricorda il nome: «Durante il viaggio d’andata, durato più di tre ore, forse quattro, finimmo col divorare le provviste portate da casa.
All’arrivo, per risparmiare abbiamo raggiunto la riva a nuoto anziché col battellino dei tremitesi, ma sulla spiaggetta ecco le prime difficoltà: una quantità mai vista di ricci di mare nascosti tra la sabbia ci ha martoriato i piedi. Niente escursioni, solo un gran camminare su e giù per San Nicola, qualche tuffo, ma senza potere pranzare perché i prezzi erano per noi insostenibili.
Stanchi e sfiniti, con la pancia vuota nel pomeriggio inoltrato abbiamo ripreso la via del ritorno. A un certo punto il motore smette di funzionare. Passarono alcune ore prima di poter ripartire e così siamo giunti a destino dopo le 22. Un calvario.».
La moglie Carlotta ricorda anche lei una gita col motopeschereccio a Tremiti da ragazza. L’armatore della barca è Ninuccio Cannarsa, alias “Trentacarrini”, il nome della barca “Portorecanati”: «Era il 30 agosto del 1959, una domenica. Avevo 14 anni, ero la più piccola del gruppo, in buona parte amici e parenti dell’armatore, una quindicina in tutto. Siamo partiti presto la mattina.
Durante il viaggio, pur essendovi mare calmo, più di qualcuno ha sofferto mal di mare. Avevamo portato con noi solo poche cose da mangiare (panini con salame o frittata) perché l’armatore aveva previsto di effettuare una pescata durante il viaggio per poi cucinare a bordo il pesce. Cosa che avvenne. Quel giorno ho mangiato il pesce più fresco della vita mia, sia a brodetto che arrostito.
30-8-1959. Carlotta Censori sul motopeschereccio “Portorecanati” (accanto)
Arrivati, non potemmo però scendere a terra e visitare a piedi qualche isola poiché nessuno venne a offrirci il trasbordo. Strano. In alternativa facemmo col motopeschereccio il giro delle isole più vicine e ce le godemmo. Verso le 15 abbiamo ripreso la via del ritorno. Impiegammo circa quattro ore per traversata. Stanchi, ma stracontenti».
Intanto il passaparola sulla magnificenza delle Tremiti si allarga sempre di più e tanta più gente preme per raggiungerle. Termoli si trova in una posizione privilegiata: è il punto d’imbarco più vicino (24 miglia marine, circa 44 chilometri) ed è ottimamente servita da ferrovia e Strada Statale 16 Adriatica.
Sparito il trabaccolo, nel 1957 la Pro Loco di Termoli riesce a ottenere che la M/N Pola (450 tonn. di s. l., capacità 500 passeggeri) della Società Adriatica di navigazione, adibita al servizio postale, merci e passeggeri sulla tratta Manfredonia-Peschici-Rodi G.co-Tremiti, faccia scalo anche a Termoli.
Vista la crescente domanda, nel corso dell’estate dello stesso 1957 entra in servizio a Termoli, a suo sussidio, la M/N Ebe (50 tonn. di s. l.), facente capo a una cordata di piccoli imprenditori locali tra i quali si fanno i nomi di Luigi Cieri e Mario Petti, con il supporto della Pro Loco.

La motonave EBE in partenza da Termoli
Questo piccolo mezzo ha fatto anch’esso la storia dei traghetti da Termoli a Tremiti, essendo rimasto in servizio per diversi anni ancora. Tra l’equipaggio ha annoverato Michele Antonetti, uno dei più esperti marinai di Termoli.
Nel 1958 sull’isola di San Domino si verifica un evento i cui effetti positivi si riveleranno decisivi sull’avvenire delle Tremiti come meta turistica: il Touring Club Italiano organizza il suo primo “Villaggio” alla Cala degli inglesi: 150 posti in tende a due posti o famigliari, servizi igienici, docce. Il tutto da giugno a settembre. In seguito la disponibilità è elevata a 250 posti, servizi igienici, ristorante self-service scogliera.

- Il presidente del TCI Chiodi inaugura il Villaggio vacanze a San Domino
Inoltre, pubblicazioni, articoli di stampa e soprattutto un incessante passaparola convogliano sempre più gente verso l’arcipelago diomedeo. I tour operator arricchiscono e distribuiscono allettanti programmi di visite, soggiorni, ed escursioni verso i posti e gli angoli più suggestivi.
Mezzi di trasporto sempre più capienti e rapidi lo raggiungono d’estate stracolme di turisti. Per i tremitesi è una svolta non solo economica, ma anche esistenziale. “Il turismo e la fine della povertà”, titola ancora nel 2022 un articolo di rievocazione di quei tempi apparso su “Tremitigeniusloci”, e non è sicuramente una forzatura giornalistica.
Il boom economico degli anni Sessanta investe anche Termoli non solo come punto principale dove si convoglia la maggior parte del flusso turistico per le Tremiti, ma anche come località di balneazione. L’azienda di soggiorno, che ha intanto sostituito la Pro Loco, è attivissima in quegli anni nel promuovere la città, ma non trascura il rapporto con le Tremiti.
Quando la M/N “Pola” nel 1965 cessa il servizio da queste parti, è prontamente sostituita dalla M/N Daunia (820 tonn. di s. l.) capace di accogliere a bordo 600 passeggeri. Tempi di trasporto da un’ora e quaranta alle due. Ma l’impulso più forte verso le isole si ha l’anno prima quando entra in servizio, solo d’estate, l’aliscafo Nibbio, sempre della Società Adriatica di navigazione. Tempi di percorrenza: 45 minuti.

- L’aliscafo NIBBIO entra in servizio dal porto di Termoli

La MN. “POLA” in partenza da Termoli

La MN. “DAUNIA” in navigazione
La storia della scoperta delle Isole Tremiti come località turistica tra le più gettonate d’Italia, ha tutta l’aria di essere una favola a lieto fine. Ma anche qui oggi non mancano i problemi e le minacce. Se prima l’imperativo era rompere un secolare isolamento, nel tempo presente è l’opposto: contenere l’overturismo entro una dimensione tale da salvaguardare un ambiente ancora in gran parte incontaminato e che tale deve restare in quanto bene comune.
Fonti consultate:
- De Fanis Giovanni, Termoli in camicia nera, Cosmo Iannone Editore, Isernia, 2014;
- Ragni Antonio, Fuga alle Tremiti, Il pungolo verde, Campobasso, 197a;
- Sorella Sergio, Palma Gabriele, Vitulli Luigi, Termoli: i dintorni, le Tremiti, Leone, Foggia, 1996;
- tremitigeniusloci.it;
- Cortesia di Franca Giansante, Carlotta Censori;
- Testimonianza orale: Francesco Guidotti.






