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Molise-Puglia, affari sporchi e rifiuti illeciti: la mafia foggiana dietro estorsioni e traffico di droga

Dalla maxi-inchiesta della DDA di Campobasso emerge un sistema radicato tra Molise e Puglia, con collegamenti diretti alla Società Foggiana. Traffico di droga, estorsioni e smaltimento illegale di rifiuti sarebbero stati gestiti attraverso imprese compiacenti e funzionari pubblici corrotti. L’indagine coinvolge 47 persone, tra cui imprenditori, esponenti della criminalità organizzata e pubblici ufficiali accusati di falsificazione di certificati ambientali e autorizzazioni illegittime. Minacce e ricatti con la droga sarebbero stati usati per acquisire attività commerciali nel Basso Molise. Gli indagati potranno ora difendersi prima della richiesta di rinvio a giudizio.

La  maxi-inchiesta DDA ha scoperchiato un’organizzazione radicata tra il Molise e la Puglia, con collegamenti diretti alla Società Foggiana, attiva nel traffico di droga, nelle estorsioni e nella gestione illecita dei rifiuti. Il quadro che emerge e che ha portato alla notifica di avvisi di conclusione delle indagini per 47 persone evidenzia, tra le accuse principali, anche un sistema di smaltimento illegale dei rifiuti, gestito attraverso aziende compiacenti che avrebbero falsificato certificazioni e formulari (FIR) per movimentare e trattare rifiuti pericolosi, tra cui amianto, plastica industriale e pneumatici fuori uso. Il tutto con il supporto di funzionari pubblici che, secondo l’accusa, avrebbero agevolato il rilascio delle autorizzazioni ambientali.

L’inchiesta ha coinvolto più di venti persone residenti in Molise e altri indagati pugliesi, tra cui esponenti della Società Foggiana.

Tra gli indagati in Molise figurano Nicola Ianiro, amministratore di fatto della Energia Pulita Srl, accusato di aver orchestrato lo smaltimento illecito, e Giuseppe Di Geronimo, direttore tecnico della stessa azienda, che avrebbe gestito operativamente il traffico di rifiuti. Alessia Bellisario, impiegata della società, è accusata di aver falsificato documenti di trasporto per occultare la reale provenienza e destinazione dei rifiuti. Attilio Ferrazzano, dipendente dell’azienda, avrebbe curato la registrazione fittizia dei materiali. Emerge anche il ruolo dei funzionari pubblici: Domenico Bonifacio, ex funzionario del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della valle del Biferno, e Alessandro Fierro, impiegato nell’Ufficio Tutela e Valutazioni Ambientali della Regione Molise, sono accusati di aver favorito il sistema di autorizzazioni in cambio di favori personali. Fierro, in particolare, avrebbe ottenuto la rimozione gratuita di amianto dall’abitazione del suocero, operazione che gli avrebbe fatto risparmiare 2.250 euro e che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata il prezzo di un trattamento di favore nelle pratiche amministrative.

E ci sono i collegamenti con la mafia foggiana: Michele Lamedica, ritenuto un referente della Società Foggiana, e Vincenzo Macera, accusato di aver partecipato ad estorsioni e pressioni sugli imprenditori molisani. In un’intercettazione, uno degli indagati minaccia una vittima dicendo “Io mi incazzo e faccio venire quelli da Foggia”, a conferma dell’influenza esercitata dalla criminalità organizzata pugliese sul territorio molisano.

Alcuni episodi ricostruiti dalle indagini mostrano come il narcotraffico fosse strumento di pressione per acquisire attività commerciali. Un imprenditore termolese del settore edile è stato costretto a cedere il 20% della sua impresa per ripagare un debito di droga. Un ristoratore del Basso Molise ha dovuto cedere la gestione del proprio locale per coprire 40.000 euro di debiti legati alla cocaina. A Termoli, un’officina meccanica è finita sotto il controllo di un affiliato alla mafia foggiana per un debito di 15.000 euro, mentre a Campomarino un appartamento è stato intestato a un membro dell’organizzazione come garanzia per il pagamento di una partita di stupefacenti.

Tra gli indagati figura anche un professionista del settore legale, accusato di aver fornito supporto strategico nella gestione degli affari illeciti, attraverso consulenze per schermare le operazioni criminali e agevolare passaggi societari sospetti.

L’inchiesta si trova nella fase conclusiva e gli indagati avranno ora la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere interrogatori, prima della richiesta di rinvio a giudizio. Il principale avvocato difensore degli indagati coinvolti da reati associativi ed estorsioni è il penalista-termolese Pino Sciarretta, che ha acquisito la documentazione integrale e si riserva di valutare le istanze sulla base degli elementi a carico, una operazione che richiederà sicuramente qualche giorno considerando che si tratta di un’inchiesta vastissimo, composta di circa 60 fascicoli.