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Atti persecutori tra i banchi di scuola: processo simulato per gli studenti in Corte d’Appello

Gli avvocati-attori dell’associazione SenzAppello hanno simulato un processo per sensibilizzare i più giovani a prevenire e combattere ogni forma di violenza nella Giornata nazionale con il bullismo e il cyberbullismo

Offesa, insultata, umiliata e poi tutto è finito nelle chat: emoticon a ferire ancora di più, condivisioni dei contenuti tra amici convinti che a loro una cosa del genere non potrebbe mai capitare. L’incubo di Daria, nome di fantasia, non è terminato ancora. A due anni dal diploma la ragazza rivive gli anni terribili della scuola nel processo a carico di Kevin e Martina, i suoi persecutori, ritenuti i responsabili delle sofferenze patite dalla loro compagna di scuola.

E’ ispirato a una storia vera il caso affrontato questa mattina in Corte d’Appello a Campobasso. Un processo simulato molto simile alla realtà organizzato nella Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo. Ad ascolta le parti e il giudizio finale c’erano gli studenti dell’Istituto comprensivo Matese (ragazzi delle scuole medie di Vinchiaturo, San Giuliano del Sannio e Mirabello Sannitico) arrivati a Campobasso per partecipare all’iniziativa organizzata dagli avvocati-attori dell’associazione SenzAppello.

“Oggi ribadiamo il nostro impegno a promuovere la cultura del rispetto tra i giovani per tutelare la dignità di ogni persona, la salute psicologica delle studentesse e degli studenti, educando alla responsabilità. Come Ministero – queste sono state le parole di Giuseppe Valditara (Istruzione e Merito) – abbiamo messo in campo una serie di misure, a partire dalle nuove Linee guida sull’Educazione civica, così come le nuove norme sulla condotta, per prevenire e combattere tra i giovani ogni forma di violenza e di discriminazione, con particolare attenzione all’uso della rete e dei social”.