Termoli
|Neonato con bronchiolite grave, la madre racconta l’incubo: “Mio figlio è stato infine salvato a Vasto”
Nella cittadina abruzzese, dice la donna, i medici hanno riconosciuto immediatamente la gravità della bronchiolite, somministrando ossigeno e ricoverando il piccolo d’urgenza. A Termoli, invece, “I segnali sono stati ignorati”. Ma “Fare la spola tra ospedali per ottenere cure adeguate è inaccettabile” ha denunciato la madre.
È la sera di Santo Stefano quando una giovane madre di Termoli (M.V.) vive ore di angoscia con il suo bambino di soli sei mesi. “Respirava affannosamente, era evidente che qualcosa non andava”, racconta. Senza perdere tempo, lo porta al Pronto Soccorso di Termoli, ma secondo quello che racconta quell’avventura sanitaria si è trasformata in un incubo.
“Arrivati al San Timoteo, la nostra attesa dura più di un’ora e neanche nella sala d’aspetto. Quando finalmente arriva il medico, la visita dura, invece, meno di cinque minuti. La diagnosi? Una semplice bronchite. Ho chiesto: ‘Ma è sicuro, dottore? Non potrebbe essere bronchiolite, dato che ha solo sei mesi?’ La risposta è stata un misto di scherno e sufficienza. Mi sono sentita trattata da stupida”.
Seguendo le indicazioni ricevute, la madre torna a casa e somministra al piccolo l’antibiotico e l’aerosol prescritti. Ma la situazione precipita poco dopo: il neonato peggiora, lamentandosi e respirando sempre più affannosamente. “Ho visto che la sua saturazione era bassa, non c’era tempo da perdere”, dice ancora.
“Tornare a Termoli? Inutile dopo il trattamento ricevuto. Abbiamo deciso di andare a Vasto”. Una scelta che, a posteriori, si rivela cruciale. Appena arrivati, i medici del Pronto Soccorso di Vasto riconoscono immediatamente la gravità della situazione: il piccolo presenta una saturazione bassissima. “Lo hanno subito attaccato all’ossigeno e ricoverato. Diagnosi: bronchiolite severa. Non ho dovuto aspettare nemmeno un minuto per avere risposte e cure”.
A Vasto il bambino è stato ricoverato e sottoposto ad una terapia di antibiotici e cortisone, restando sotto ossigeno h24 per diversi giorni. Un trattamento che, secondo la madre, avrebbe potuto e dovuto iniziare ore prima a Termoli.
“A Termoli siamo stati vittime di una negligenza inaccettabile”, denuncia la giovane mamma. “Non si tratta di un intervento complesso, ma di buon senso e attenzione. Parliamo di un bambino di sei mesi, incapace di spiegare i suoi sintomi. Eppure i segnali che evidenziavo non sono stati presi sul serio”.
A peggiorare il quadro, si scopre che il pediatra di turno era un professionista “a gettone”, un esterno chiamato per sopperire alla grave carenza di pediatri in corsia, a Termoli come negli altri ospedali del Molise. “Ma è pur sempre un medico – precisa la donna – e questo non può giustificare la totale assenza di cura e rispetto. A Vasto, invece, abbiamo trovato competenza, empatia e rapidità.”
La mamma non si limita a raccontare, ma lancia un appello accorato: “Non è accettabile che un ospedale, che dovrebbe essere un punto di riferimento, si trasformi in un luogo dove si ha il timore di entrare”. E conclude: “Essere costretti ad andare fuori regione per ricevere cure adeguate è mortificante e deludente. Chi si trova in situazioni simili ma non può spostarsi, cosa deve fare?”.

