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Isernia all’Abruzzo? Consegnate le firme a Saia, che frena: “Non basta una nuova cartina per salvare il territorio”

Il comitato promotore ha consegnato oltre 5.000 firme per il referendum sull’annessione della provincia di Isernia all’Abruzzo, avviando l’iter burocratico. Il Presidente Daniele Saia avverte: “Unire aree con gli stessi problemi non è la soluzione. Servono investimenti concreti contro lo spopolamento, non operazioni simboliche che rischiano di isolare ancora di più il nostro territorio”

Sul tavolo del presidente della provincia di Isernia sono arrivate 5236 firme. Sono quelle frutto della raccolta popolare per iniziare il percorso che porterà al referendum per l’annessione della provincia di Isernia all’Abruzzo.

Il comitato promotore ha consegnato le firme presso la sede della Provincia di via Berta e, il prossimo passo, sarà quello di verificare la validità delle firme presentate attraverso un’istruttoria tecnica.

Successivamente, il Consiglio provinciale sarà chiamato a deliberare sull’avvio della procedura referendaria. Un cammino lungo e complesso, che però non convince del tutto il Presidente della Provincia, Daniele Saia.

Saia, intervenendo sulla questione, ha scelto di non nascondersi dietro giri di parole. “L’iniziativa non nasce dalla politica o dai palazzi, ma dal popolo e dal comitato guidato da Libero Antonio Bucci. Tuttavia, la proposta di annessione rischia di essere un’operazione puramente simbolica”, ha dichiarato.

Le sue parole colpiscono dritto al cuore del dibattito: spopolamento e declino demografico. “Il Molise e l’Abruzzo condividono lo stesso destino: una popolazione sempre più anziana e giovani che emigrano per mancanza di opportunità. Crediamo davvero che una nuova linea sulla cartina geografica possa invertire questa tendenza?”

Saia non nasconde le sue preoccupazioni: “Unire territori con problemi identici non garantisce soluzioni, anzi. Esiste il pericolo che, con l’annessione, i centri decisionali restino concentrati nelle grandi città abruzzesi, lasciando Isernia ancora più isolata, senza servizi e istituzioni vicine ai cittadini. Saremmo margine del margine”.

L’analisi si sposta anche sui tempi tecnici: “I processi di integrazione tra regioni richiedono anni. Nel frattempo, il nostro territorio rischierebbe di affrontare nuove incertezze burocratiche e amministrative, aggravando una situazione già critica”.

Saia alza poi lo sguardo sull’intero Molise: “Se Isernia passasse all’Abruzzo, la provincia di Campobasso resterebbe da sola e, con la sua esigua popolazione e limitate risorse, non avrebbe la forza di sostenersi. A quel punto, l’intero Molise perderebbe ogni ragion d’essere”.

Più che una divisione geografica, Saia invoca un cambio di rotta politico: “Non prendiamoci in giro: per combattere lo spopolamento servono investimenti mirati. Il Governo deve tornare a guardare al Sud, con risorse dedicate a infrastrutture, sanità, scuole e aziende. Serve un piano organico per rilanciare le aree interne e ridare dignità ai nostri territori”.

La proposta referendaria per l’annessione di Isernia all’Abruzzo accende il dibattito tra prospettive di cambiamento e timori di isolamento. Le firme ci sono, il percorso è tracciato, ma il futuro resta incerto.