Campobasso vuole riprogettare lo sviluppo urbanistico “privilegiando esigenze collettive”. Edili contro: “Non ci volete far lavorare”
Nel tentativo di mettere ordine nella programmazione urbanistica di Campobasso c’è una bozza di delibera che ha già messo in allarme gli edili. Per l’Ance, l’associazione dei costruttori, “senza poter ricorrere alla monetizzazione il Comune ci vuole precludere di operare nel centro abitato e questo significa andare contro la rigenerazione urbana”. Ma per l’assessore all’Urbanistica l’impianto della bozza è corretto “perché è nostro compito migliorare la qualità della vita dei cittadini”
Circola una bozza di delibera urbanistica al Comune di Campobasso che ha già messo in agitazione i costruttori edili del Molise. Corrado Di Niro, presidente dell’Ance, ha scritto alla sindaca Marialuisa Forte (e al presidente del Consiglio comunale Giovanni Varra e ai capigruppo) per metterli in guardia sugli effetti negativi che questo documento (nel caso in cui venisse approvato) potrebbe avere sul comparto. In particolar modo per quanto attiene la questione della monetizzazione.
Ora, cominciamo spiegando di cosa si tratta e perché, quello che è solo uno dei 23 punti della delibera nata con l’obiettivo di rimettere ordine nella programmazione urbanistica del capoluogo, ha fatto così arrabbiare l’Ance.
“La monetizzazione – questo ha spiegato lo stesso Di Niro nel comunicato stampa successivo all’invio della lettera – è un istituto che, in ambito urbanistico, consente il pagamento di un corrispettivo di denaro in luogo della cessione diretta delle aree su cui realizzare le dotazioni, le opere di urbanizzazione e gli standard”.
Detto in parole ancora più semplici significa concedere la possibilità al costruttore di monetizzare – cioè dare dei soldi al Comune che ti sta facendo costruire – anziché realizzare, in cambio di quel permesso, servizi, spazi o opere pubbliche a vantaggio della collettività, come potrebbe essere un parco, dei parcheggi o una nuova strada.
Fino a oggi i costruttori potevano permutare la cessione delle aree ancora libere per l’edificazione con una certa somma di denaro. Con quei soldi il Comune può recuperare o acquistare altre aree libere per tenere in equilibrio, come la legge prevede, i cosiddetti standard urbanistici.
Se le aree, però, sono già sature, quell’equilibrio tra nuovo carico urbanistico e lo standard viene meno e il Bilancio comunale si ritrova sì con una somma accantonata, ma di fatto inutilizzabile.
La proposta di delibera vuole scogliere questo nodo non precludendo la monetizzazione, ma limitandone il ricorso lì dove le aree non sono più libere. Sia perché questo istituto non agevola le comunità di cittadini che non possono beneficiarne con la realizzazione di una pista ciclabile, nuovi posti auto, isole ecologiche eccetera, sia perché se i soldi restano accantonati sui bilanci si corre o il rischio di non usarli o, peggio ancora, di utilizzarli in zone diverse da quelle in cui si sta cementificando. Rendendo di fatto nulle le ricadute su quell’area.
Ma tutto questo per l’Ance vuol dire solo una cosa: “Privare le imprese della possibilità di operare nel centro abitato del capoluogo”.
Già perché è proprio il centro di Campobasso ad avere meno aree libere su cui edificare, e questa delibera sembra andare proprio nella direzione di frenare gli appetiti delle imprese edili. Lo conferma anche il vice sindaco Piero Colucci (assessore con delega all’Urbanistica eletto con Costruire Democrazia) che difende questa bozza “perché – dice – il compito di noi amministratori è quello di fare gli interessi del cittadini non delle imprese edili perché vogliamo innalzare prioritariamente la loro qualità della vita”.

Obiettivo che, almeno sulla carta, anche l’Ance persegue tanto che, scrive: “L’approvazione di una simile delibera significherebbe dire no alla rigenerazione urbana costellata di buone pratiche in Italia e darebbe una spinta al consumo di nuovo suolo in contrasto con le indicazioni europee, arrecando una di serie difficoltà operative e finanziarie alle imprese non dotate di aree o di immobili da poter cedere le quali, senza la monetizzazione, si vedrebbero costrette a rinunziare a realizzare determinati interventi o a dover acquistare in proprio le aree da destinare agli standard da cedere all’Ente, con le tante perplessità legate alle reali capacità finanziarie del Comune stesso di realizzarvi poi le dotazioni necessarie. Richiamiamo alla massima prudenza ed attenzione sulla questione – ha dichiarato il presidente Corrado Di Niro – perché di fatto verrebbe precluso di operare nel centro abitato di Campobasso, in evidente contrasto con le politiche comunitarie che spingono alla riqualificazione e al recupero del patrimonio esistente, per questo invitiamo vivamente a non approvare una delibera del genere”.
L’allarme generato da questa bozza “che non è escluso venga rivista in qualche punto e sul quale questa Amministrazione non negherà un confronto col settore edilizio”, come ci tiene a precisare Colucci, si pronuncia su una serie di criteri e prescrizioni per migliorare la gestione urbanistica e infrastrutturale del territorio comunale, basandosi su normative vigenti e strumenti urbanistici, per affrontare problematiche legate a trasformazioni urbane non pianificate, carenze infrastrutturali e saturazione delle aree libere.
Partendo dal vecchio Piano Regolatore (è del 1962 quando Campobasso era una città ben diversa per espansione e necessità da come è oggi) e dal Regolamento Edilizio (altrettanto vecchio, risale al 1972), esaminando le principali normative nazionali, mira a colmare quella carenza di infrastrutture e servizi che in città c’è (strade, verde pubblico, parcheggi, impianti) attraverso la preclusione (o riduzione, dipende dai punti di vista) della monetizzazione per ottenere la cessione di aree private al Comune nei nuovi interventi edilizi, sia in aree già edificate che in zone di espansione. “Aree che devono essere funzionali e facilmente accessibili”.
Si tratta, insomma, di una delibera che mira a una pianificazione più ordinata, salvaguardando le esigenze collettive e ambientali, e assicurando che lo sviluppo urbano risponda a standard di qualità e sostenibilità. Ma gli edili non sembrano vederla affatto allo stesso modo perché sanno che senza monetizzazione diventerà impossibile realizzare edifici e palazzine nelle aree più densamente popolate.
Di seguito la bozza di delibera del Comune. Bozza delibera Comune


