Il giorno dei ricorsi elettorali: il centrosinistra rivendica il premio di maggioranza, il centrodestra punta a nuove elezioni
Si sono svolte questa mattina, davanti al TAR Molise, le udienze di merito sui ricorsi elettorali legati alle elezioni amministrative di Campobasso del giugno 2024. Due le questioni al centro del dibattito: il ricalcolo dei voti richiesto dal centrosinistra per ottenere il premio di maggioranza e l’annullamento delle elezioni invocato dal centrodestra, che denuncia irregolarità nella presentazione delle liste.

Marialuisa Forte, eletta sindaca il 24 giugno 2024 con il 50,97% dei voti al ballottaggio contro il candidato del centrodestra Aldo De Benedittis (49,03%), guida oggi un’amministrazione caratterizzata da equilibri politici complessi. Nonostante la vittoria, la composizione del Consiglio Comunale assegna la maggioranza dei seggi al centrodestra (17 consiglieri su 32), mentre il centrosinistra ne conta 10 e il Cantiere Civico di Pino Ruta, alleato politico della sindaca, 5.
Il centrosinistra, attraverso un ricorso presentato nei mesi scorsi, sostiene che l’ufficio elettorale non abbia applicato correttamente la norma sui voti validi. Secondo questa tesi, il centrodestra non avrebbe superato la soglia del 50% necessaria per ottenere la maggioranza in Consiglio. Di conseguenza, la coalizione progressista ritiene di avere diritto al premio di maggioranza, pari al 60% dei seggi, che porterebbe i consiglieri del centrosinistra a 20, riducendo quelli del centrodestra a 10 e lasciandone 2 al Cantiere Civico.
L’avvocato Piero Neri per il ricorso del centrosinistra
L’eventuale accoglimento del ricorso modificherebbe profondamente gli equilibri politici al Comune, garantendo alla sindaca Forte una maggioranza stabile per portare avanti il programma amministrativo.
Sul fronte opposto, il centrodestra guidato da Aldo De Benedittis ha presentato un ricorso volto a ottenere l’annullamento delle elezioni. Secondo i ricorrenti, vi sarebbero state irregolarità nei documenti presentati per la raccolta firme delle liste del centrosinistra e del Cantiere Civico, che avrebbero invalidato la loro partecipazione alla competizione elettorale.
Lo scenario ipotizzato dal centrodestra prevede due possibili esiti: un ribaltamento dei risultati elettorali o, in caso di riscontri più gravi, la ripetizione delle elezioni. Non è esclusa una terza via: l’apertura di una istruttoria di approfondimento con la quale l’Amministrazione Forte andrebbe avanti in attesa di ulteriori verifiche sulla correttezza elettorale che l’ha portata a guidare Palazzo San Giorgio.
L’avvocato Verrusio per il centrodestra
Il Cantiere Civico, pur senza apparentamento formale, ha giocato un ruolo chiave nell’elezione di Marialuisa Forte, siglando un accordo programmatico con il centrosinistra al termine del primo turno elettorale. L’avvocato Pino Ruta, leader del movimento, ha sottolineato l’importanza di tutelare il risultato elettorale per garantire stabilità amministrativa e rappresentanza politica.
Roberto Ruta, nel suo intervento davanti al collegio giudicante, ha sottolineato la serenità con cui si è svolta la tornata elettorale, respingendo con fermezza le argomentazioni del centrodestra. Secondo Ruta, il ricorso si basa su aspetti che “non possono giustificare l’annullamento del voto”. Ha fatto riferimento, in particolare, alla questione delle schede vidimate e non utilizzate, che per il centrodestra rappresenterebbero un elemento di incertezza sul numero complessivo delle schede.
Quella che è una “incongruità” per i ricorrenti del centrodestra che non darebbero certezza sul numero delle schede complessive, metterebbe in luce, secondo Ruta, “una manifestazione criminale e straordinariamente importante” di circa 500-600 persone che avrebbero letteralmente imbrogliato nelle cabine elettorali. Ipotesi immediatamente rigettata dal legale del centrodestra.
Il verdetto del collegio, presieduto dal giudice Nicola Graviano e composto dai magistrati Luigi Lalla e Sergio Occhionero, è atteso nelle prossime ore. I giudici hanno un massimo di 10 giorni per emettere la sentenza, che potrebbe (almeno in teoria) riscrivere il futuro politico del capoluogo molisano.



