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Cantiere Civico voterà sì al Bilancio se la riorganizzazione delle dirigenze sarà congelata

Anticipazioni della discussione sul Bilancio di previsione che oggi (e domani) va in Consiglio comunale per l’approvazione. I civici presenteranno una pregiudiziale ed una richiesta di emendamento volta a stralciare, o almeno congelare, la questione riorganizzazione della macchina amministrativa che coinvolge anche i servizi sociali nelle mani dal superdirigente Vincenzo De Marco

Sullo sfondo della discussione sul Bilancio di previsione prevista per questa mattina in Consiglio comunale a Campobasso, c’è la vicenda della riorganizzazione degli uffici di palazzo San Giorgio. La delibera di giunta del 20 dicembre scorso che rimette mano ai settori e alle dirigenze è passata con il voto contrario dei due assessori di Costruire Democrazia Angelo Marcheggiani e Adele Fraracci (assente il vicesindaco Piero Colucci). Le acque restano agitate: oggi, in sede di approvazione dell’importante documento contabile, il Cantiere Civico guidato dal consigliere Pino Ruta presenterà una pregiudiziale ed una richiesta di emendamento volta a stralciare, o almeno congelare, la questione riorganizzazione della macchina amministrativa. Il rischio è che il Bilancio non passi. Del resto già il gruppo di Fratelli d’Italia lo ha ‘bocciato’. Tenere ai margini la questione riorganizzazione permetterebbe di aggirare l’ostacolo.

Ma perché i civici stanno spianando la strada a questa crisi politica? La prima, forse davvero così evidente, da quando Marialuisa Forte è sindaca di Campobasso.

Ufficialmente la loro è una posizione contraria non tanto al meccanismo della rotazione (imposta da una legge nazionale ai fini della prevenzione dai rischi corruzione) ma ai modi e ai tempi con cui quella delibera è arrivata sui banchi della squadra di governo.

Anche ieri il consigliere Ruta ha spiegato a Primonuero ciò che già i suoi due assessori avevano eccepito in sede di votazione: la delibera non tiene conto dei sindacati (“che già hanno censurato l’operato dell’ente”), né altre categorie di dipendenti (“soprattutto i Rup”), né il Consiglio (“che sui criteri della riorganizzane deve poter dire la sua”) con la possibile conseguenza che l’atto vada incontro a una serie di contenziosi e pregiudizi anche economici a carico proprio del bilancio dell’ente “che a tal fine non ha previsto nulla poiché licenziato in data anteriore a queste vicende. Per questo abbia invitato la maggioranza a prestare più attenzione e prudenza per evitare di sollevare inutili polveroni e rischi di danno, anche erariale, a carico di tutti”.

Insomma, secondo Ruta la riorganizzazione va fatta ma ragionata meglio, senza fretta, pregiudizi e con l’ascolto degli addetti ai settori, specie quello del sociale.

Ed  proprio questo il nodo della faccenda: i servizi sociali. La sindaca Forte ha idee molto chiare su come andrebbe gestito il settore che si occupa dei bisogni delle categorie più fragili e a rischio marginalizzazione: nessuna privatizzazione, il privato affianchi il pubblico e non provi neppure a sostituirlo. Lo ha detto chiaramente ai 24 sindaci dell’Ats (l’Ambito territoriale sociale) diretto da Vincenzo De Marco, un dirigente storico di Palazzo San Giorgio al quale, il giorno prima all’approvazione della delibera sulla riorganizzazione (il 19 dicembre) diversi tra assistenti sociali, psicologhe,  educatori professionali e operatori sociali dell’Ats hanno espresso solidarietà per aver sempre “salvaguardato il personale tutto”.

Come se la loro sopravvivenza lavorativa all’interno dei servizi sociali dipendesse dal dirigente-direttore dell’Ats. Cosa non del tutto esatta giacché è interesse dell’Amministrazione comunale – la sindaca lo ha ribadito recentemente – “proporre soluzioni che salvaguardino la natura totalmente pubblica di qualunque entità associativa che decideremo insieme di fare nascere. Vogliamo garantire che il patrimonio di know-how sviluppato nel delicatissimo settore del welfare rimanga nella disponibilità delle Amministrazioni comunali, che devono essere strutturate e competitive indipendentemente da chi, a seguito delle aggiudicazioni dei Servizi e/o delle progettazioni o co-progettazioni, verrà chiamato a tradurre in concreto le scelte adottate dai Comuni in forma associata”.

Anche in questo senso approvare il Bilancio di previsione nei tempi giusti è una forma di tutela per i tanti lavoratori che operano nel campo della politiche sociali.   (AD)