Progetto Pizzone II, Enel in affanno: “Risposte inconsistenti alle critiche di enti e cittadini”
La contro-replica lascia più dubbi che certezze. Le risposte, fondate su rinvii e studi incompleti, sembrano eludere le principali preoccupazioni. Su temi cruciali come l’impatto ambientale, la questione idrogeologica e il rischio sismico, l’azienda si limita a promesse di approfondimenti futuri, suscitando un forte malcontento tra le amministrazioni locali. Il progetto continua a sollevare interrogativi, mentre le critiche aumentano e la tutela del territorio resta incerta
Il Progetto Pizzone II, concepito per estendere le attività energetiche di Enel, sta affrontando una pioggia di critiche. Di fronte alle decine di osservazioni inviate da enti, associazioni e cittadini, l’azienda ha inviato al Ministero dell’Ambiente una contro-replica che, anziché chiarire, lascia spazio a una serie di perplessità e rimandi vaghi.
Su temi fondamentali come l’impatto sulla fauna e sulla flora del Parco Nazionale, Enel si limita a rinviare a studi che – a sorpresa – verrebbero svolti solo dopo l’approvazione del progetto. Una decisione che conferma quanto segnalato dagli oppositori: un’analisi sul campo durata appena un mese, ben lontana dal riflettere un ecosistema che si evolve nell’arco di tutto l’anno.
L’azienda giustifica la superficialità delle rilevazioni citando le scadenze ministeriali, sebbene sia noto che il Ministero aveva concesso un’intera annualità per garantire la raccolta di dati completi. La stessa tattica viene applicata anche per la questione idrogeologica: i sondaggi sulle falde sotterranee, rimandati per via della proroga richiesta da Enel, verrebbero conclusi solo a progetto approvato.
Ma è sul rischio sismico, evidenziato da più parti vista la presenza di faglie attive, che la risposta di Enel si fa ancor più surreale. Gli studi relativi sarebbero stati inviati non al Ministero dell’Ambiente, ma al Ministero delle Infrastrutture, lasciando una falla inspiegabile nella procedura di valutazione d’impatto ambientale.
Sconcertante anche la replica di Enel alle osservazioni del Parco d’Abruzzo: l’azienda si appella alla necessità di “pensare al clima”, un richiamo singolare per una società che ancora trae profitto dalle centrali a carbone. Alla Soprintendenza, che aveva espresso dubbi sull’efficacia delle misure di compensazione ambientale, Enel risponde in modo sconcertante: “suggestioni indicative, non vincolanti”, quasi si trattasse di specchietti per le allodole.
Con risposte del genere, il Progetto Pizzone II sembra confermare le peggiori aspettative. Mentre la tutela del paesaggio e della sicurezza ambientale rimane in bilico, l’unico obiettivo evidente appare essere quello economico.




