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Pendolari Sati allo stremo: viaggi scomodi, ritardi e disservizi quotidiani lungo la tratta Campobasso-Termoli

Ogni giorno, la tratta Campobasso-Termoli si trasforma in un’odissea per lavoratori e studenti: autobus sovraffollati, viaggi scomodi e cronici ritardi. Episodi come quello di una donna incinta costretta a viaggiare in piedi o pendolari lasciati a terra per mancanza di spazio raccontano un sistema che non riesce a soddisfare le necessità dei cittadini

Ogni mattina, alle 6:30, l’autobus Sati che parte da Campobasso verso Termoli si trasforma in un viaggio della speranza. Passeggeri stipati come sardine, posti a sedere esauriti già alle prime fermate, e chi sale più avanti lungo la tratta è costretto a rassegnarsi a viaggiare in piedi. Scene che rasentano l’assurdo: con il mezzo già stracolmo fin dalla partenza, i passeggeri costretti a salire lungo la tratta si trovano senza alternative, costretti a viaggiare in piedi, rischiando anche per la propria sicurezza. Una situazione che per esempio nei giorni scorsi ha riguardato una donna incinta che avrebbe affrontato un viaggio scomodo e rischioso, se non fosse stato per la disponibilità di un pendolare che le ha poi ceduto il posto. “Ma di episodi simili ce ne sono a bizzeffe” raccontano i pendolari al rientro dal difficile tragitto. E sono proprio loro a denunciare l’accaduto, aggiungendo che la situazione non migliora al ritorno, con la corsa delle 14:10 che presenta lo stesso identico scenario.

I pendolari, lavoratori e studenti che già devono affrontare lunghe giornate, arrivano a destinazione stanchi ancora prima di iniziare. “Solo il lunedì mattina viene messo a disposizione un pullman a due piani,” lamentano i passeggeri, “ma è una goccia nel mare rispetto al numero di utenti che quotidianamente affollano questa tratta.”

Il trasporto, pensato per servire una comunità di lavoratori e studenti, è tutt’altro che funzionale. Non solo la fatica di viaggiare in condizioni scomode, ma anche la cronica mancanza di puntualità. Le continue fermate e le interruzioni sulla strada, unite alla necessità di emettere biglietti in corsa, trasformano un viaggio di 30 minuti in un calvario che rischia di far arrivare tutti a destinazione stanchi e, spesso, in ritardo. Un problema che non accenna a risolversi, e che si ripercuote sulle persone che dipendono da questi mezzi per garantire servizi essenziali come quelli sanitari e scolastici.

Il disagio si amplifica nei casi di guasti. Recentemente, un autobus Sati diretto alla zona industriale di Termoli è rimasto in avaria, e la corsa Campobasso-Pescara ha dovuto intervenire, portando con sé inevitabili ritardi per entrambe le tratte. In un altro episodio, nei pressi di Ingotte, un insegnante e uno studente hanno dovuto decidere chi dei due potesse salire sull’unico posto rimasto. Alla fine, è stata data priorità all’insegnante, ma lo studente ha dovuto attendere l’autobus successivo delle 7:30, rischiando di perdere ore di lezione.

Il paradosso si palesa chiaramente il sabato, quando il numero di pendolari diminuisce sensibilmente: si viaggia comodi e puntuali. È evidente che il problema non risiede nell’impossibilità di gestire la tratta, ma nella mancanza di un adeguamento alle esigenze di chi ogni giorno si affida al trasporto pubblico per garantire servizi essenziali, come la sanità e l’istruzione.

I pendolari chiedono soluzioni: più corse negli orari di punta, autobus più capienti e un’organizzazione che finalmente metta al centro le necessità di chi viaggia. Perché un trasporto pubblico efficace non è un privilegio, ma un diritto.