Logo
Droga, vecchi nomi e vite spezzate: la base operativa dello spaccio in una casa popolare del quartiere San Giovanni

L’inchiesta dei carabinieri scuote il quartiere San Giovanni a Campobasso. Tra cocaina ed eroina, il traffico si sviluppava in un appartamento popolare, trasformato in un centro operativo per lo smercio. Coinvolti anche acquirenti insospettabili. Ora, si attende l’interrogatorio di garanzia

Nell’operazione “Drug Market 2” , condotta dai carabinieri, al centro della rete di spaccio smantellata dagli investigatori c’è un appartamento di una palazzina popolare nel quartiere San Giovanni a Campobasso. Una base operativa capace di movimentare fino a 2.000 euro al giorno, una cifra che lascia intuire le dimensioni dell’affare. I numeri, infatti, parlano chiaro: in sei mesi, i militari hanno documentato ben 4.300 episodi di spaccio. A gestire il traffico, vecchi nomi, volti affatto sconosciuti. Alcuni che, tuttavia, hanno sorpreso perchè si dicevano pronti ad uscire dal giro. Altri, invece, c’era da aspettarselo: sono lo zoccolo duro di quella fetta di società che di droga e spaccio, purtroppo, vive da sempre. 

Sta di fatto che l’organizzazione funzionava come una vera e propria catena di montaggio. La droga, proveniente principalmente da Lucera, arrivava all’appartamento di zona San Giovanni, dove veniva trattata, confezionata e smistata. Al vertice di questa rete c’era il “capo” – il cui nome è ancora coperto da riserbo – che manteneva un controllo diretto sul territorio, sui flussi di droga e su quelli di denaro.

Insieme a lui sono stati arrestati e trasferiti in carcere, una donna, F.D., due affiliati, N.D.V. e M.M., e il principale fornitore L.B., mentre i due corrieri pugliesi, incensurati e fidati, sono stati posti agli arresti domiciliari.

Questi ultimi due, per sfuggire ai controlli, avevano affinato metodi sofisticati per nasconderla: ogni angolo delle loro auto – dai fari di posizione ai più piccoli vani – era sfruttato per occultare la merce, sempre pronta per essere consegnata alla rete di spacciatori.

Uno dei dettagli emersi dalle indagini riguarda il sistema di comunicazione tra i sodali. Utilizzavano unanuova applicazione di messaggistica criptata, poco nota e difficile da intercettare. Questa strategia garantiva loro un’operatività costante, lontana dalle intercettazioni tradizionali.

Il quartiere di San Giovanni, con le sue strade interne, era il punto di riferimento per gli scambi. La spola avveniva principalmente tra l’appartamento e un bar nelle vicinanze, creando un meccanismo rapido e sicuro per la distribuzione delle dosi. La rete, però, si estendeva anche al centro di Campobasso, attirando un numero crescente di clienti provenienti da altre aree della città.

Se il numero degli acquirenti era elevato e in costante crescita, il profilo di questi lascia sconcertati gli inquirenti. L’operazione ha portato alla luce la trasversalità del fenomeno, che coinvolge persone di tutte le età e estrazioni sociali: dai giovanissimi, con un’età minima di 20 anni, fino ad adulti oltre i 50 anni. Tra loro, anche uomini e donne con famiglie e figli, a dimostrazione di come la dipendenza da droghe abbia ormai abbattuto ogni barriera. E in conferenza stampa, ancora una volta, è tornato a sottolinearlo il Capo della procura, Nicola D’Angelo.

Sul fronte giudiziario, la difesa degli arrestati è già in movimento. Gli avvocati dei cinque fermati e dei due corrieri agli arresti domiciliari si preparano per gli interrogatori di garanzia che si terranno nelle prossime ore davanti al giudice per le indagini preliminari. Questa fase sarà cruciale per delineare i contorni delle accuse mosse dagli inquirenti e tentare di contestare le ricostruzioni fatte dai carabinieri, che descrivono l’organizzazione come un sistema solido, strutturato e capillarmente distribuito su Campobasso.