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Dentro l’incubo: il racconto di Antonietta, campobassana sopravvissuta al disastro di Valencia

Antonietta Mignone, 23 anni, campobassana residente a Paiporta, Valencia, racconta il dramma della “catastrofe del secolo” che ha sconvolto la provincia. Rientrata a casa dopo il lavoro, ha assistito impotente all’avanzare dell’acqua che ha travolto tutto, costringendo lei e il fidanzato a rifugiarsi in mansarda mentre il piano terra si riempiva di fango

Il 29 ottobre segna un giorno tragico per Valencia e per tutti coloro che hanno vissuto, impotenti, la furia distruttiva dell’acqua. Tra i testimoni di questo disastro c’è Antonietta Mignone, una giovane campobassana di 23 anni che vive a Paiporta, uno dei comuni più colpiti della provincia. Assistente di volo, è in Spagna da tempo. Vive in una villetta a schiera con il suo fidanzato e insieme hanno vissuto da vicino il dramma che ha trasformato la loro città in un inferno d’acqua,  fango, morte e disperazione.

antonietta valencia

“Ero appena rientrata a casa, reduce da una giornata di lavoro,” racconta Antonietta, visibilmente segnata dall’esperienza. “Pioveva forte, sì, e c’era vento, ma mai avrei pensato che di lì a poco saremmo stati travolti da un incubo.” Poco dopo il suo rientro, una telefonata del fidanzato, che era al supermercato vicino, l’ha fatta sobbalzare: “Mi ha detto di affacciarmi alla finestra e quello che ho visto era terribile.” Un’ondata d’acqua stava travolgendo strade e quartieri, trasportando macchine come fossero giocattoli, avanzando inarrestabile verso di loro.

“Il mio ragazzo ha fatto giusto in tempo a rientrare ma nel giro di pochi minuti, il piano terra della casa è stato invaso dall’acqua che ha raggiunto pure il primo piano”. Si sono rifugiati in mansarda. E da lì “abbiamo assistito impotenti a una scena che sembrava surreale: strade inondate, auto che galleggiavano, persone disperate.” Antonietta e il fidanzato sono rimasti bloccati, aspettando e sperando che l’incubo passasse.

Paiporta si trova in una zona critica, vicina a un grande bacino idrico le cui paratie, aperte senza il dovuto preavviso, hanno riversato una quantità devastante d’acqua in tutta la provincia. Ma Antonietta, come tanti, si domanda se tutto questo non potesse essere evitato con una gestione più oculata e una comunicazione tempestiva da parte delle autorità.

“Quella sera, l’allarme della protezione civile è arrivato solo alle 20:03,” racconta, ancora incredula. “Ma a quell’ora la tragedia era già successa: l’acqua ci arrivava gà alle ginocchia. La gente era uscita di casa al mattino come fosse un giorno qualunque”. Non c’era un’allerta rossa che ci avvisasse di stare in casa o di prendere precauzioni. Molti sono andati al lavoro, hanno portato i bambini a scuola, si sono recati nei centri commerciali.

“Ci siamo svegliati con un cielo grigio, certo, ma senza alcun avviso che lasciasse presagire il disastro. Se l’allerta fosse stata attiva dalle prime ore del mattino, forse non ci sarebbero stati tutti questi morti” aggiunge Antonietta, con la voce incrinata dall’emozione. In quei minuti drammatici, centinaia di persone sono state colte alla sprovvista dalla piena, rimanendo intrappolate in case, auto, negozi.

antonietta valencia

Ad oggi, si contano oltre duecento morti e più di mille dispersi. “Nel mio quartiere hanno trovato una madre e sua figlia senza vita dentro un bar. Ho visto il recupero di persone anziane, ormai senza vita, che erano intrappolate nelle loro case. Altre bloccate nei supermercati. Una ragazza è stata ritrovata al piano terra allagato della sua abitazione, inizialmente salva, ma è morta poco dopo per i traumi subiti.” Le parole di Antonietta dipingono un quadro agghiacciante, fatto di disperazione e perdita, che rimarrà scolpito nei ricordi di chi è sopravvissuto.

In mezzo a tanto dolore, emerge però una nota di speranza: quella dei volontari, veri eroi di questi giorni, che si sono mossi senza indugio per portare aiuto e conforto ai sopravvissuti. “Sono stati loro a creare un ponte umano di solidarietà, distribuendo beni di prima necessità a chi ha perso tutto. In un momento in cui la macchina dei soccorsi ufficiali sembrava lenta, sono stati i volontari a fare la differenza,” sottolinea Antonietta con gratitudine. Grazie a loro, tutti noi stiamo ricevendo rifornimenti di acqua, cibo e vestiti, in un abbraccio collettivo che rappresenta una luce in questo mare di distruzione.

Oggi Antonietta aspetta con ansia di poter tornare a casa dai suoi genitori, a Campobasso, per cercare un po’ di pace dopo giorni di paura e incertezza. Ma la sua testimonianza è anche un monito: “Non possiamo permettere che tragedie simili accadano per mancanza di comunicazione. Serve informare, avvisare, proteggere le persone in modo tempestivo,” conclude con forza. La sua storia è un richiamo accorato a rivedere i sistemi di allerta, affinché nessuno sia mai più colto di sorpresa da un disastro di questa portata.