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Da Venafro a numero uno dell’Arma: il generale molisano Luongo in pole per la nomina, oggi in Consiglio dei ministri

Il ministro Crosetto punta su di lui per il ‘dopo Luzi’ ma ‘pesa’ il giudizio del sottosegretario Mantovano che ricorda il ‘passato’ del generale molisano quando era a capo dell’ufficio legislativo al ministero della Difesa ai tempi di Roberta Pinotti e Lorenzo Guerini

A meno di clamorosi passi indietro che significherebbero accendere una miccia politica non indifferente, il numero uno dei Carabinieri dovrebbe ‘parlare’ molisano. Oggi, infatti, il Governo Meloni potrebbe nominare il nuovo comandante generale. Salvatore Luongo, molisano di Venafro, vice in carica.

E suo il nome su cui il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha puntato da subito ma al momento la questione non pare filare liscia come l’olio. I motivi di una eventuale decisione diversa da quella sperata da Crosetto sono ovviamente politici, come spiega oggi La Repubblica. Che dettaglia: motivi interni al Governo, anzi interni a Fratelli d’Italia. Che annovera nella pattuglia dei parlamentari ben due molisani. Il senatore Costanzo della Porta e l’onorevole Elisabetta Lancellotta.

Non sembrerebbe essere troppo convinto del profilo del generale venafrano Salvatore Luongo il sottosegretario con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano. Non è questione personale ma di metodo, sembra capire. Sul piatto ci sono anche altri nomi come quello del generale Mario Cinque, attuale capo di stato maggiore dell’Arma “e legato da un rapporto solidissimo con l’attuale comandante generale, Teo Luzi. In astratto non è un nome sgradito a Crosetto – si legge su Repubblica -. Faceva parte della terna che il ministro ha portato al Capo di stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, che per legge deve essere consultato quando si sceglie il comandante dell’Arma. Il terzo è Mario Galletta, al vertice del comando interregionale del Nord e con solidissime relazioni romane”.

Tre nomi, tutti ‘pesanti’ e quello che potrebbe diventare un caso politico nel momento in cui il Consiglio dei ministri non dovesse scegliere il generale molisano. Perché verrebbe sconfessata la linea Crosetto.

Politicamente, quindi, si naviga in un mare dalle acque agitate: Crosetto rimarca che la nomina di Luongo sarebbe l’emblema di un rapporto politico con la premier che veleggia spedito. Ma lo stesso ministro pare abbia dovuto ricordare l’iter della nomina: come previsto dal codice dell’ordinamento militare, arriva con decreto del Presidente della Repubblica ma dopo una deliberazione del Consiglio dei Ministri. La proposta, però, spetta unicamente al ministro, sentito il capo di stato maggiore della Difesa.

“Quella lettera non era solo un passaggio formale – commenta il giornalista di Repubblica – ma una risposta politica a chi, dentro il governo e anche a Chigi, lo aveva accusato di non voler condividere la scelta con i colleghi. «Non se ne voglia Guido, ma è il Cdm che deve deliberare», dicevano proprio da FdI ricordando, con malizia, l’incarico di capo dell’ufficio legislativo al ministero della Difesa che Luongo aveva ricoperto con i ministri del Pd, Roberta Pinotti e Lorenzo Guerini. «Nessuno può mettere in dubbio quel profilo», dicono alcuni parlamentari di maggioranza, ricordando anche che nominare oggi il comandante dei Carabinieri avrebbe un senso ulteriore: sono i 21 anni esatti dalla strage di Nassirya”.

“La nomina – continua La Repubblica – potrebbe non essere inserita nell’ordine del giorno e tutto verrebbe rimandato di qualche giorno nella speranza di trovare un accordo. Non sarebbe però un atto indolore: venerdì, infatti, è in calendario il passaggio di consegne, perché scade il mandato del numero uno uscente, il generale Luzi. E sarebbe clamoroso se non ci fosse ancora il sostituto. C’è un precedente, è vero, sotto questo governo: quando alla Guardia di finanza è scaduto il mandato di Giuseppe Zafarana non era stato ancora scelto il nuovo comandante. Ci fu allora un passaggio “provvisorio” al suo vice, Andrea De Gennaro, che poi, al termine di un braccio di ferro tutto interno alla maggioranza, è diventato comandante. Si disse allora che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non era convinto della scelta di De Gennaro. E a metterla sul tavolo e a difenderla era stato proprio Mantovano. Lo stesso meccanismo che, secondo le ricostruzioni di questi mesi, si starebbe ripetendo con la nomina del comandante dell’Arma”.

Prendere tempo significherebbe comunque mettere Luongo al vertice dei Carabinieri visto che è il numero due di Luzi.