La proposta
|“Disconoscere il disavanzo sanitario”: la exit strategy di Romano per mettere fine a 15 anni di commissariamento
L’esponente di Costruire democrazia propone una deliberazione urgente volta ad annullare il piano di rientro dal disavanzo sanitario “e la consequenziale rimodulazione dei provvedimenti contabili e fiscali regionali, inclusa l’abrogazione della legge sull’aumento delle aliquote fiscali”. Tutto questo per non scaricare sui molisani, che non hanno mai potuto scegliere i loro commissari, le conseguenze di una gestione disastrosa che inghiotte gran parte del bilancio regionale e delle opportunità di rinascita di questa terra.
Uscire dal commissariamento e ridurre le tasse regionali: con una delibera urgente il consigliere regionale Massimo Romano propone ai colleghi della minoranza e della maggioranza (di cui non fa parte) una via di uscita dalla madre di tutti i problemi del Molise: il disavanzo sanitario “che dobbiamo disconoscere”.
Annullare il piano di rientro è possibile secondo l’esponente di Costruire democrazia che nel pomeriggio di oggi, 8 novembre, ha illustrato la proposta di deliberazione (già depositata a Palazzo D’Aimmo) nella centralissima sede del Cantiere Civico (piazza Prefettura) a Campobasso.
La tesi dell’avvocato Romano è, in estrema sintesi, questa: i commissari, che i vari governi nazionali hanno spedito in Molise da quasi 15 anni a questa parte per farci ripagare il debito accumulato, non hanno centrato l’obiettivo. E quindi, se siamo ancora in regime di commissariamento (con tutte le conseguenze del caso), la colpa non è dei molisani che non hanno potuto scegliere da chi farsi aiutare. Ma dello stesso governo che ha indicato soggetti incapaci di raggiungere gli obiettivi del piano di rientro, “con conseguente perdurante determinazione del disavanzo sanitario”.
Ricordiamo che la nomina del primo commissario ad acta risale al 24 luglio 2009: significa che l’intero comparto è di competenza statale da tre lustri in virtù dell’applicazione dei poteri sostitutivi (art. 2, comma 88, della legge n. 191 del 2009) che hanno consento allo Stato di sostituirsi, per l’appunto, alla Regione Molise dando dei ‘superpoteri’ alla struttura commissariale che ha le mani libere e non deve chiedere neppure permesso agli organi regionali (tipo l’assessore o lo stesso governatore) per fare quello che deve. O, ancora meglio, per fare quello che gli detta il Tavolo tecnico che ogni tre mesi verifica sulle attività dei commissari.
La procedura d’urgenza richiesta affinché di possa annullare in autotutela la delibera di Consiglio regionale 36 del 12 voluto dicembre 2023 (quella che ha riconosciuto il disavanzo ancora da ripianare al 31 dicembre 2022 che è pari a euro 562.612.396,20 costituito, in massima parte, da importi riconducibili alla gestione della spesa sanitaria) è agganciata alla scadenza del termine decadenziale annuale previsto per l’esercizio dei poteri di autotutela (ex art. 21 nonies e/o quinquies della L. 241/90). Ciò significa che la delibera di Romano andrebbe approvata dall’aula di via IV Novembre al massimo entro il 12 dicembre prossimo.
“Un altro anno è passato e stiamo sempre peggio: del decreto Molise di cui si è tanto parlato in campagna elettorale non c’è traccia. La Corte dei Conti non ha parificato il Rendiconto 2022, per il quindicesimo anno consecutivo il Mef certifica lo sforamento dei conti e applica le maggiorazioni (a settembre del 2024 è scattato l’incremento di ulteriori 0,30 punti sulle aliquote regionali Irpef, ndr). Non abbiamo idea di come riapprovare il Rendiconto visto che mancano all’appello circa 60 milioni di euro. C’è il divieto di effettuare spese non obbligatorie da parte del bilancio regionale fino al 31 dicembre dell’anno prossimo, il che significa che rischiamo la paralisi dell’attività amministrativa (a causa di questo divieto, tanto per fare un esempio, non si possono assumere i 35 vincitori di concorso pubblico nei Centri per l’Impiego, ndr): vogliamo piangerci addosso o tentare l’unica via che è quella è disconoscere il debito sanitario?”.
Massimo Romano non è un ingenuo e sa bene che la sua operazione difficilmente andrà in porto. Una maggioranza che si piega alla minoranza non è quello a cui ci ha abituato la classe politica regionale. Ma le motivazioni del centrodestra per spiegare l’eventuale diniego alla sua proposta-salvezza saranno altrettanto interessanti quando la delibera arriverà in aula per la discussione. (AD)


