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Valanga di osservazioni contro il progetto Pizzone II: il “no” si rafforza, c’è anche il Partito comunista

Con investimenti da 75 milioni per soli otto posti di lavoro e danni ambientali potenzialmente irreversibili, la battaglia si sposta anche sul fronte legale e sociale, con accuse di speculazione e richieste di una revisione amministrativa

Il progetto Pizzone II, che prevede la costruzione di un impianto energetico in un’area protetta ai confini tra Molise e Abruzzo, continua a incontrare una forte opposizione. Numerose osservazioni contrarie sono state inviate al Ministero dell’Ambiente, a dimostrazione del vasto consenso raccolto dal comitato di lotta in questi mesi di mobilitazione.

Tra le voci contrarie, oltre al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) e l’Ufficio Tecnico della Regione Molise, si annoverano diversi enti locali, tra cui i comuni di Alfedena, Barrea, Rocchetta a Volturno, Castel San Vincenzo, Isernia e persino Campobasso. A queste istituzioni si sono unite numerose associazioni ambientaliste e cittadini, ribadendo il loro fermo No al progetto.

Anche il Partito Comunista dei Lavoratori (Pcl) Molise ha presentato le proprie osservazioni, argomentando che il progetto dovrebbe essere archiviato per la decadenza dei termini di legge. Il Pcl sottolinea che la documentazione è stata depositata oltre i 120 giorni previsti dalla normativa e che la società proponente, essendo solo concessionaria e non proprietaria dell’area, non avrebbe titolo per procedere. Inoltre, viene evidenziata una situazione di morosità della società nei confronti della Regione Molise per oltre 5 milioni di euro, derivante da canoni arretrati non pagati dal 2018, e l’occupazione illegittima di 103.000 metri quadrati di bosco vincolato da uso civico, come contestato dal Comune di Barrea.

Le osservazioni si basano anche su un principio legislativo chiaro: il divieto di realizzare interventi in aree protette, come previsto dalla legge 394/91, un argomento già evidenziato dal Pnalm in un dettagliato parere scientifico che descrive i gravi danni ambientali che il progetto potrebbe provocare. Il rapporto del Parco illustra i rischi per flora, fauna, habitat naturale, nonché gli effetti geologici, sismici e idrici.

Inoltre, il PCL ha analizzato l’alternativa “zero”, ovvero l’ipotesi di non realizzare il progetto, evidenziando come questa opzione sarebbe più vantaggiosa non solo per preservare l’ecosistema, ma anche per garantire uno sviluppo economico sostenibile e rispettoso delle risorse naturalistiche, paesaggistiche e archeologiche dell’area. Il territorio interessato, infatti, include il Parco Nazionale, i laghi di Castel San Vincenzo e Montagna Spaccata, e il sito archeologico di San Vincenzo al Volturno.

Un ulteriore punto critico è rappresentato dalle ricadute occupazionali: secondo le stime, al termine dei lavori sarebbero impiegate solo otto persone, un dato irrilevante rispetto agli oltre 75 milioni di euro previsti per l’investimento. Un progetto, dunque, che sembra poco giustificato, soprattutto se si considera che quei fondi potrebbero essere destinati a iniziative più sostenibili, in grado di creare un impatto occupazionale e sociale ben maggiore, come auspicato anche dagli enti locali.

La domanda resta: perché insistere su Pizzone II? Il Pcl ha chiesto al Ministero di avviare un’indagine amministrativa suppletiva per verificare se il vero obiettivo del progetto sia quello di posizionare la società proponente in una situazione di vantaggio in vista del prossimo rinnovo della concessione, che scadrà nel 2029, ipotesi già avanzata dall’Ufficio dirigenziale della Regione Molise.

Infine, il Pcl sottolinea come questa vicenda rifletta le conseguenze della privatizzazione del settore energetico, in cui l’interesse privato spesso prevale su quello pubblico. La nazionalizzazione del settore, senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto il controllo sociale e democratico, viene proposta come una battaglia necessaria per il futuro.