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Omicidio della vigilia di Natale: la perizia psichiatrica su Irma Forte apre nuovi scenari nel processo

Depositata la perizia psichiatrica su Irma Forte: la sua capacità di intendere e di volere fortemente scemata la notte del delitto. Nella notte della Vigilia di due anni fa, la donna uccise il marito colpendolo con un ciocco di legno da ardere. Una vita di vessazioni, soprusi e rinunce ma i figli le sono rimasti accanto: non si sono costituiti parte civile.

La capacità di intendere e di volere fortemente scemata. Quindi non in grado di comprendere quanto accadeva: è la conclusione alla quale è arrivato il perito nominato dal gup di Isernia e si apre un diverso scenario per Irma Forte, accusata di omicidio volontario aggravato dal coniugio.

Quella notte, era la Vigilia di Natale di due anni fa, uccise il marito Carlo Giancola nella loro camera da letto, dopo ore e ore passate a tentare di convincerlo ad andare a riposare. Lo ha raccontato lei stessa, qualche giorno dopo il delitto di Santa Maria del Molise, tra le lacrime davanti agli inquirenti e ai suoi legali: anni di vessazioni, fisiche e psicologiche, la paura di soccombere quando avrebbe visto il marito avvicinarsi pericolosamente al letto dove lei riposava, brandendo un ciocco di legna da ardere.

La reazione all’ennesima provocazione, la paura. Irma, una donna minuta e riservata, sarebbe riuscita a togliergli quell’arma impropria dalle mani e lo avrebbe colpito. Tante volte. Il corpo di Giancola ai piedi del letto, evidenti le ferite conseguenza di quella reazione inimmaginabile per chi conosce Irma. Nel corso dell’udienza, rinviata di un paio di settimane rispetto alla data stabilita inizialmente, lo psichiatra Teofilo Carmine Golia, nominato dal gup del Tribunale di Isernia, ha depositato la perizia sulla donna.

Come si ricorderà, i legali della donna – gli avvocati campobassani Giuseppe De Rubertis e Demetrio Rivellino – avevano chiesto al gup di disporre una consulenza tecnica per accertare proprio la capacità di intendere e di volere della donna.
E la perizia disposta dal giudice sembrerebbe rendere concrete le parole che Irma pronunciò in sede di interrogatorio quando raccontò di quella notte terribile, chiese scusa ai figli (che non si sono costituiti parte civile) e aprì le porte del suo inferno. Una vita difficile e di un matrimonio mai veramente felice, costruito sul sopruso e sulle vessazioni.