Ministro Piantedosi per l’anno accademico UniMol: “Disertiamo l’evento”. Già 100 firme sull’appello
Il 30 ottobre il ministro dell’Interno torna a Campobasso per la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico universitario. Circola un appello a disertare la manifestazione in segno di protesta contro il Ddl Sicurezza
Il 30 ottobre il ministro dell’interno Matteo Piantedosi sarà a Campobasso per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Molise. Un appello a disertare l’evento è stato appena lanciato dopo una riunione che si è tenuta nelle scorse settimane nella sede campobassana dell’associazione Casa del Popolo dove cittadini preoccupati per le misure adottate, a loro dire repressive, dall’ex prefetto di Roma, si sono mobilitati raccogliendo già un centinaio di adesioni.
Docenti, studenti, personalità politiche, del mondo sindacale, del volontariato e dell’associazionismo hanno inviato una mail all’indirizzo nopiantedosi@gmail.com per dire che non saranno presenti alla manifestazione. Altre firme saranno probabilmente raccolte nei giorni che precedono l’avvio del nuovo anno accademico, cerimonia che vedrà protagonista il Ministro dell’Interno tornare nel capoluogo dopo la sua ultima visita in Molise lo scorso gennaio quando Piantedosi ha presenziato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura.
Al centro della protesta il Ddl Sicurezza approvato il 18 settembre dalla Camera dei deputati (ora è all’esame del Senato) che riguarda, tra le altre cose, il diritto di protestare. Apportando modifiche al Codice penale e formulando nuovi reati (come il reato di rivolta nelle carceri) la legge amplia le pene già previste, introduce sanzioni e aggravanti cercando di scoraggiare – anche con la reclusione se necessaria – i blocchi stradali, chi occupa case, le proteste non violente, quelle nei Centri di permanenza per il rimpatrio e criminalizzando chi si oppone alle grandi opere come il Ponte sullo Stretto o la Tav.
Ecco il testo dell’appello che pubblichiamo nelle sue parti più salienti:
“L’attività del Ministro in questi due anni di Governo è stata tutta incentrata alla repressione e alla criminalizzazione del dissenso, della solidarietà, dei poveri e marginali. La democrazia, così come la cultura, sono fondate sulla possibilità di dissentire. Solo il dissenso permette la diversità delle posizioni e delle idee, solo il dissenso mette al vaglio la verità e la giustizia, solo il dissenso è alla base del pensiero. L’itinerario che il ministro Piantedosi e il governo stanno perseguendo fin dal primo giorno e che culmina con una legge, il Ddl Sicurezza 1660, detto anche legge anti-Gandhi, che proibisce in tutte le sue forme, attiva e passiva, disarmata e non violenta, ogni dissenso, manda oggi al macero la democrazia e la cultura che il dopoguerra ha pazientemente costruito, con il sostegno della Costituzione della Repubblica Italiana.
Noi, cittadine e cittadini molisani e lavoratori e studenti nel Molise ci riconosciamo in questa Costituzione, nei principi e nelle libertà che ci ha fino a oggi garantito, e ci rifiutiamo di rinnegare 77 anni di democrazia e di cultura, compiendo l’orribile salto indietro in una stagione che credevamo sepolta.
Ci riconosciamo nella libertà di pensare e di esprimere il nostro pensiero sotto ogni forma, parlata e scritta, stampata e diffusa con qualsiasi mezzo, di riunirci e associarci, di informare ed essere informati, di insegnare ed essere istruiti, di scegliere liberamente la nostra occupazione, il nostro domicilio e liberamente viaggiare; e riconosciamo queste libertà per noi, gli stranieri e gli apolidi, i rifugiati e i richiedenti asilo, e intendiamo esercitare i nostri diritti inviolabili, a cominciare dal diritto di solidarizzare con chi si oppone, sia con lo sciopero che con l’occupazione pacifica o con manifestazioni pubbliche di dissenso, con chi reclama dallo Stato leggi che permettano alla nostra terra di difendersi da catastrofi climatiche o dagli orrori delle guerre e infine con chiunque risponda al richiamo della giustizia e della umanità: e se questi sono reati, ci autodenunciamo responsabili di questi reati, passati, presenti e futuri, tutti e ciascuno, consapevoli che solo così facendo possiamo proteggere la democrazia e i valori Costituzionali.
In una regione come il Molise che dà scarsissime possibilità lavorative ai neo laureati, in un paese che conta un tasso di laureati che è tra i più bassi d’Europa, dove l’ascensore sociale è rotto da decenni e il diritto all’istruzione è in pratica negato, l’Università del Molise pensa bene di invitare uno dei massimi rappresentanti di una stretta punitiva e sicuritaria, l’antitesi, per storia e pratiche governative, ad un’idea di sapere e di società aperta inclusiva e rispettosa dei diritti e del diritto al dissenso. Nelle aule universitarie non ci dovrebbe essere posto per il carcere e manganello elevati a dogma di gestione dell’ordine pubblico”.



